La transizione energetica dell’Unione Europea impone una revisione strutturale del sistema dei combustibili e dei trasporti nel loro complesso. In questo scenario, è necessario superare l’attuale approccio "verticale", in gran parte focalizzato ad affrontare i settori di impiego in modo settoriale ed indipendente gli uni dagli altri: è ad esempio il caso dei Sustainable Aviation Fuels (SAF), per cui sussistono obblighi e regolamentazioni specifiche e diverse da altri prodotti, pur provenienti dalle stesse materie prime. Al contrario, è necessario abbracciare una visione integrata ed olistica, più corretta in un contesto dove le bioraffinerie immettono sul mercato più prodotti allo stesso tempo e dalla medesima materia prima (come peraltro avviene anche nelle raffinerie convenzionali fossili). Questi sono i temi su cui opera il team Fit4Foresight (F4F) del Politecnico di Torino, centro di competenza tecnico-scientifico nell’ambito di biofuels e delle bioeconomia.
Un moderno modello di policy per questo settore deve necessariamente integrare biocarburanti avanzati ed eFuels in tutti i segmenti, sia quelli hard-to-abate (Aviazione e Marittimo) che nel trasporto stradale (con particolare attenzione a quello pesante), dove la domanda rimarrà significativa fino al 2035 e oltre, come mostrato dall’analisi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, IEA, nel report "Delivering Sustainable Fuels".
Oltre all’ambizione climatica, la complessa situazione geopolitica attuale impone infatti ulteriori obiettivi all’Unione Europea ed agli Stati Membri, quali la capacità di sviluppare know-how europeo e metterlo in produzione, coniugando la decarbonizzazione con la resilienza climatica delle filiere produttive, ed agire sul fronte della sicurezza energetica, dove certamente le fonti rinnovabili – per loro natura domestiche, o provenienti da aree geografiche diverse da quelle usuali dei combustibili fossili – possono aiutare a ridurre la pressione sugli approvvigionamenti ed quindi sui prezzi dei combustibili. Ciò è ad esempio particolarmente vero per il jet fuel, di prevalente provenienza dallo stretto di Hormuz: i SAF rappresentano una opzione di diversificazione.
La maturità delle tecnologie di conversione è estremamente diversificata. Analizzando l’analisi riportata nel citato studio della IEA ed in due studi realizzati per la DG RTD e scientificamente coordinati dal Politecnico di Torino (febbraio 2024 e febbraio 2026), si possono identificare alcune traiettorie principali:
- Percorsi Commerciali (HEFA/HVO, Biodiesel ed Etanolo, convenzionali ed avanzati): basati su oli alimentari esausti e grassi animali (Annex IX-B della RED II) e, probabilmente, su colture intermedie e terreni marginali, HVO/HEFA rappresentano la principale soluzione pronta per il deployment immediato su larga scala. A questo si affianca l’etanolo convenzionale, che dovrebbe ulteriormente svilupparsi, nel corso dei prossimi anni, nella direzione dell’etanolo da lignocellulosico (di cui l’Italia è tra i pionieri, con il progetto di Crescentino M&G, poi adesso ENI Versalis). La domanda di etanolo dovrebbe inoltre crescere al diffondersi dei nuovi powertrains ibridi, plug-in hybrid o range extender (PHEV, RE).
- Principali percorsi emergenti:
○ Alcohol-to-Jet (AtJ): il processo è basato sull'upgrading di etanolo Lignocellulosico a Jet Fuel. La possibilità di sviluppare questa filiera dipenderà quindi dallo sviluppo, a monte, dell’etanolo da lignocellulosico e del suo mercato. Vi sono inoltre ancora barriere di costo significative.
○ Gassificazione + Fischer-Tropsch (BTL/FT): tecnologia versatile per biomasse solide, che sono convertite in gas di sintesi, e successivamente in prodotti finali, in particolari FT-Diesel ed FT-SAF. La filiera è in studio da oltre trent’anni, ma non ha ancora trovato le condizioni per una piena applicazione a scala commerciale, per motivi sia tecnici che regolatori e di mercato.
E peraltro anche opportuno osservare come tutte le filiere lignocellulosiche, e quindi anche AtJ e FT, concorrano sul medesimo bacino di materie prime.
Un altro elemento importante risiede nelle emissioni associate alla produzione di sustainable biofuels. Nel corso degli ultimi anni si è infatti osservato un continuo miglioramento delle prestazioni emissive (con riferimento alle emissioni GHG) dei biocombustibili sostenibili. Questo è avvenuto anche per i biocombustibili convenzionali: a titolo di esempio, i risparmi GHG certificati per la filiera dell’etanolo (di cui il 90% è di tipo convenzionale) sono passati dal 49,6% del 2011 all’81,6% del 2025, con una emissione media pesata pari ormai a 17,3 gCO2eq/MJ. Altre filiere già oggi raggiungono valori prossimi allo zero od addirittura negativi, a partire dal biogas/biometano, anche grazie alla valorizzazione del carbonio contenuto nei coprodotti (paglie, residui agroindustriali, etc). Questi materiali lignocellulosici, una volta carbonizzati, possono inoltre generare crediti di carbonio nei mercati volontari (vedremo poi se anche in quelli obbligati EU ETS, a valle delle posizioni che assumeranno Parlamento e Consiglio EU rispetto alla proposta della Commissione rilasciata nei giorni scorsi).
La sostenibilità a lungo termine poggia sulla mobilizzazione di biomasse avanzate, come definite dall' Annex IX-A della RED II. Il potenziale agronomico Europeo ed in particolare italiano, limitato rispetto ad altre aree del mondo quali Sud America, Africa, Asia, può essere ulteriormente sviluppato valorizzando i seguenti elementi:
- colture intermedie (catch/cover crops): inserite nei periodi di rotazione, proteggono il suolo e mobilizzano biomassa senza richiedere nuovo terreno, e generando cobenefici di tipo agronomico e di salute del suolo.
- terreni marginali o degradati: l'utilizzo di queste aree per fini energetici permette di evitare il cambio di destinazione d'uso del suolo (Indirect Land Use Change - ILUC) e favorisce il ripristino della salute pedologica.
Queste pratiche non competono con il settore food/feed; al contrario, lo sostengono aumentando la resilienza dei suoli ai cambiamenti climatici tramite l'apporto di carbonio organico. La revisione del Regolamento 996, attualmente in corso di predisposizione a Bruxelles, sarà decisiva per questo ed altri elementi caratterizzanti la filiera a monte. Sicuramente ci sono basi solide per aggiornare le normative EU attuali sulla base delle evidenze scientifiche accumulate negli anni, aprendo alle pratiche agronomiche sostenibili ed alla valorizzazione dei terreni marginali od abbandonati.
Senza un intervento di questo genere, le proiezioni porterebbero ad una significativa perdita di opportunità per tutto il settore, a partire da quello agricolo (che potrebbe così anche ridurre la dipendenza EU dalla importazione di proteine, un ulteriore elemento strategico regionale).
Infine, deve essere sottolineato come il bacino potenziale di feedstock lignocellulosico sia quasi due ordini di grandezza superiore rispetto a quello lipidico (alle condizioni regolatorie attuali): questo può rappresentare un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi EU ed alla sicurezza energetica. Attendersi però che in tempi rapidi queste filiere e tecnologie, ormai in studio da oltre trent’anni, siano trasformate in progetti industriali e contribuiscano con produzioni dell’ordine di grandezza di almeno decine di milioni di tonnellate olio equivalente (MTOE), è irrealistico. Oggi, ed ancora nel medio termine, dovremo ricorrere a lipidi, zuccheri ed amidi sostenibili.
La competitività economica di queste soluzioni alternative rimane oggi il principale ostacolo agli investimenti, dove il costo delle materie prime rimane il fattore critico:
- HEFA/HVO: è sicuramente la filiera più matura, con LCOP tra 93 e 146 €/MWh .
- AtJ (da etanolo lignocellulosico): costi stimati fino a due volte quelli di HEFA (range 276-378 €/MWh secondo i dati degli stakeholder), a causa dell'incidenza di CAPEX e OPEX industriali.
- Gassificazione + Fischer-Tropsch: si osserva una significativa discrepanza tra letteratura e realtà industriale. Mentre i dati pubblici teorizzano competitività post-2030 (~124-198 €/MWh), gli stakeholder industriali segnalano costi reali dell’ordine dei 450 €/MWh.
Il passaggio da "Low Carbon" a "Carbon Negative" può avvenire tramite l'Insetting, cioè la riduzione delle emissioni all'interno della stessa catena del valore. Un ruolo centrale, in questo senso, è svolto dalla Soil Carbon Accumulation:
- Quadro Normativo: la regolazione dell’accumulo di carbonio nel suolo è già presente sia nella EU RED (esca) che in ICAO CORSIA (Fsca). E’ cioè possibile conteggiare questo accumulo di carbonio nel calcolo, quantitativo, delle prestazioni GHG del biocombustibile sostenibile prodotto.
- Biochar e Pirolisi: L'integrazione della pirolisi dei residui (panello di estrazione di alcune materie prime, residui colturali e forestali, potature, etc) permette di produrre biochar, generando rimozioni permanenti (come riconosciuto dalla stessa Commissione Europea negli Atti Delegati della Carbon Removal and Carbon Farming, CRCF, emessi a febbraio 2026).
Tutto ciò può, assieme alla adozione di pratiche agricole sostenibili, portare effettivamente a progetti carbon negative con significativi co-benefici (miglioramento della salute del suolo e quindi migliore produttività dei terreni agricoli, in particolare in regioni come l’area del Mediterraneo, che stanno riscaldandosi ad un tasso del 20% superiore alla media globale).
Per sbloccare il potenziale, i policy makers devono agire su almeno quattro fronti:
- Armonizzazione Regolatoria, cercando al contempo di garantire l'interoperabilità tra i diversi schemi, regolamenti e direttive (es PAC, ETS e RED), e tra sistemi vigenti in differenti aree geografiche.
- De-risking Finanziario, introducendo strumenti di sostegno come i contracts for difference (CfD, anche Double-sided) o feed-in premiums, così da mitigare l'ancora elevato LCOP di diverse tecnologie, AtJ e FT in primis.
- Certezza della Materia Prima: promuovere contratti off-take standardizzati tra comparto industriale e agricolo, incentivando la mobilizzazione di biomasse da terreni marginali o abbandonati, e promuovendo le colture intermedie.
- Incentivi Agronomici: supportare gli agricoltori nell'adozione di pratiche di carbon farming tramite garanzie finanziarie mirate, valorizzando i co-benefici ambientali di modelli quali il "Biofuels Done Right".
La filiera dei biocarburanti sostenibili: scenari 2030-2050

Questa infografica delinea il percorso verso la decarbonizzazione dei trasporti tramite i carburanti SAF (Sustainable Aviation Fuel). Analizza il passaggio dalle tecnologie commerciali a quelle emergenti, le biomasse agricole necessarie e i pilastri normativi dell’UE
Fonte: Elaborazione dell’autore



















