Accelerare al massimo la produzione di batterie per ottenere una significativa riduzione di costo, grazie a economie di scala, innovazione, riduzione dei rifiuti e concentrazione della produzione di auto in un unico sito. Tesla spiega così il “progetto gigafatory”, lanciato nel 2013 per la realizzazione di una serie di stabilimenti di dimensioni record per la produzione di batterie, e-car e altri prodotti. Con l’obiettivo, spiega il gruppo guidato da Elon Musk, di accelerare la transizione energetica globale rendendo disponibili a prezzi competitivi veicoli elettrici, batterie e sistemi a energia solare per il mercato di massa.

Il primo impianto della serie è il gigafactory 1 di Sparks, nei pressi di Reno, nello stato Usa del Nevada. Avviato nel 2016, vi si producono attualmente motori e batterie agli ioni di litio per la berlina Model 3, oltre ai prodotti retail per l’accumulo energetico firmati Tesla: Powerwall e Powerpack.

L’impianto è oggi completo solo per circa un terzo, ma una volta finito dovrebbe diventare l’edificio con la maggiore estensione del mondo e il secondo per volumi. A regime dovrebbe produrre 500.000 auto all’anno e sarà alimentato solo con fonti rinnovabili, con una combinazione di impianti solari in loco, eolico e geotermico.

A metà 2018 l’impianto aveva una capacità produttiva di batterie pari a 20 GWh all’anno. A inizio 2020 il socio di Tesla, Panasonic, ha annunciato un incremento a 32 GWh a fine marzo.

Il secondo impianto, la gigafactory 2, si trova a Buffalo, nello stato di New York. Avviato nel 2017 dalla controllata di Tesla SolarCity, produce celle e moduli solari e il gruppo lo utilizzerà anche per il suo prodotto Solar Roof 3, tetto solare con batteria integrata per il mercato domestico.

Ha poi avviato la produzione in via sperimentale a ottobre 2019 la prima fabbrica Tesla fuori dai confini Usa, la gigafactory 3 di Shangai, i cui lavori di realizzazione erano iniziati a gennaio 2019 e che a regime dovrebbe avere una capacità di 500.000 veicoli all’anno, con un primo target di 250.000/a.

L’impianto produce celle per batterie e assembla Model 3. Le prime auto sono state consegnate lo scorso dicembre mentre le prime consegne del suv Model Y sono annunciate per gennaio 2021. Per marzo 2020 era inoltre atteso l’avvio di nuove linee per l’assemblaggio di motori, sedili e powertrain.

L’ultimo progetto a entrare nella fase realizzativa, ed anche il primo in Europa, è stato infine gigafactory 4, a Berlino, in Germania.

Sorgerà su un terreno di 300 ettari nell’area di Gruenheide, vicino al parco industriale GVZ Berlin-Ost Freienbrink. Come nel caso di Shangai l’impianto produrrà batterie, battery pack e powertrain e avrà linee di assemblaggio per la Model Y, con una capacità massima a regime di 500.000 auto all’anno.

Il cantiere ha mosso i primi passi a inizio 2020 e il primo avvio della produzione è stato annunciato per fine 2021. La utility tedesca E.On si occuperà di tutti gli aspetti delle fornitura energetica dell’impianto in base a un contratto firmato di recente.

Da menzionare anche un recentissimo annuncio fatto da Musk su Twitter, che Tesla sta cercando un nuovo sito negli Stati Uniti per una gigafactory, stavolta per costruire il suo Cybertruck, pickup elettrico che la compagnia ha annunciato per fine 2021. In febbraio lo stesso Ceo aveva parlato del Texas.

Naturalmente anche il progetto gigafactory non è rimasto immune dagli effetti del Covid19.

Dopo che a metà marzo il Nevada ha introdotto restrizioni alle attività non essenziali, l’impianto di Reno ha ridotto del 75% i dipendenti presenti in sito e il socio Panasonic ha fatto sapere che è fermo per metà. In febbraio le vendite di auto elettriche in Cina sono diminuite del 75% a 13.000 unità (di cui un terzo Tesla).

Lo stabilimento di produzione di Fremont, California, dove in gennaio Tesla ha avviato la produzione del della Model Y, è anch’esso fermo dalla seconda metà di marzo. Idem quello di Buffalo, dove Musk ha annunciato l'attivazione appena possibile una linea di produzione di respiratori.