Il D.Lgs. n. 128/06 e i successivi provvedimenti, riconoscono alla Guardia di Finanza le attività ispettive e di controllo che garantiscono il rispetto della legalità nel settore della commercializzazione del GPL, sia da un punto di vista fiscale sia da quello più strettamente amministrativo. Una funzione che il Corpo della GdF svolge in collaborazione con il MiSE, specie nella fase di analisi dei rischi, con l’Associazione Nazionale Imprese Gas Liquefatti (Assogasliquidi), sia per quanto riguarda la formazione dei militari del Corpo che per quanto riguarda segnalazioni di fatti illeciti, e con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Questa collaborazione a quattro ha permesso di conseguire brillanti risultati in termini di efficace contrasto alle pratiche illegali più diffuse, garantendo allo stesso tempo gli interessi statali, fra cui quelli erariali, e gli interessi degli operatori onesti, che si vedono troppo spesso “schiacciati” da una concorrenza sleale e disonesta.

L’esperienza operativa maturata dal Corpo nel contrasto alle frodi nel settore del GPL, riguardante sia gli aspetti fiscali sia quelli di natura amministrativa, si è sostanziata, per l’anno 2018, nell’esecuzione di 72 interventi, a fronte dei quali sono stati verbalizzati 137 soggetti (di cui 41 denunciati a piede libero), rilevando 139 violazioni.

Violazioni riscontrate

Tra le violazioni a carattere amministrativo riscontrate con maggiore frequenza si evidenziano:

-           il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione al MISE della consistenza numerica del proprio parco bombole;

-           l’assenza dei requisiti soggettivi e oggettivi da parte dell’operatore economico;

-           il riempimento di recipienti di terzi senza la prescritta autorizzazione.

Per quanto riguarda, invece, le violazioni penalmente rilevanti, quelle più ricorrenti sono:

-           l’imbottigliamento abusivo di GPL al di fuori degli impianti autorizzati;

-           la mancanza del certificato di prevenzione incendi;

-           la contraffazione, alterazione o l’uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni;

-           il commercio di bombole di GPL aventi origine, provenienza, qualità o quantità diverse da quelle dichiarate e/o pattuite;

-           l’alterazione degli elementi identificativi delle bombole, al fine di eliminare gli originari marchi delle società legittimamente proprietarie e vendita dei citati recipienti di GPL con nomi e marchi delle società irregolari, in moda da trarre in inganno i consumatori;

-           l’appropriazione indebita di bombole di proprietà di terzi da destinare al riempimento abusivo.

A tal proposito, risulta utile evidenziare le modalità di appropriazione, alterazione ed occultamento dei recipienti in parola, attuate al fine di percepire profitti illeciti. Il D.Lgs. 128/2006 stabilisce infatti, e con estrema precisione, quelli che sono gli obblighi degli operatori economici.

In particolare, gli artt. 6 e 12 tutelano le aziende distributrici proprietarie delle bombole. Infatti, l’operatore commerciale al quale l’utente finale riconsegna il recipiente vuoto ovvero la società di trasporto e/o imbottigliamento che ne entra in possesso, ha l’obbligo di restituire al soggetto che ne detiene la titolarità quanto ricevuto.

Il fenomeno dell’appropriazione indebita presenta numerosi aspetti economicamente vantaggiosi per quei soggetti economici che, appropriandosi di bombole altrui, ne effettuano l’imbottigliamento reimmettendole fraudolentemente nel mercato, spesso con la complicità dei rivenditori, approfittando della scarsa informazione fornita. Tale illecito viene perpetrato, innanzitutto, attraverso l’alterazione fraudolenta dei citati recipienti, per i quali i requisiti minimi imporrebbero:

-           l’uniformità del colore e della marca dei recipienti;

-           l’applicazione regolare del tappo sigillo che, per le bombole di proprietà dei maggiori gruppi industriali, riporta impresso il marchio societario;

-           l’effettuazione regolare del collaudo;

-           l’apposizione indelebile del nome della ditta proprietaria,

-           un regolare contratto di fornitura tra la società proprietaria delle bombole e quella che procede all’imbottigliamento delle stesse.

Dalle esperienze operative è emerso che la società che intenda porre in essere un comportamento fraudolento, adotta le seguenti azioni illecite:

(1)               previo accordo con uno o più rivenditori, ritira, anche riconoscendo una somma di denaro per il “favore”, i recipienti riconsegnati vuoti dai consumatori finali;

(2)               non ottemperando all’obbligo di comunicare, alle aziende proprietarie dei suddetti recipienti, l’avvenuta presa in possesso degli stessi, procede ad effettuare una serie di operazioni, classificabili quali artifizi, atte a renderne non più facilmente riconoscibile la reale provenienza, quali:

(a)               la ritinteggiatura, volta a modificare la colorazione-tipo;

(b)              l’installazione di tappi sigillo aventi marchiatura anonima (es. sigillo di sicurezza o di garanzia), in luogo del nominativo dell’azienda proprietaria;

(c)               la sostituzione della calotta, ove risulta impressa, pressofusa, l’indicazione della compagine avente la legittima detenzione, con diversa ed anonima copertura;

(d)              l’apposizione di false targhette attestanti collaudi in realtà non effettuati;

(e)               il collocamento sull’automezzo delle bombole piene ritinteggiate:

  • in posizione tale da impedire agli operanti di individuare possibili irregolarità, tenendo esternamente quei recipienti non oggetto di alterazione;
  • omettendo di applicare il tappo sigillo, al fine di farle apparire quali vuote e, pertanto, non oggetto di appropriazione indebita in quanto non destinate alla vendita;

(3)               in caso si tratti di impianti di imbottigliamento, il riempimento dei recipienti con un quantitativo di prodotto petrolifero inferiore a quello normativamente previsto.

Recenti interventi normativi

I commi da 1081 a 1083 dell’art. 1 della Legge n. 145/2018 (c.d. legge di bilancio 2019) introducono nuove disposizioni finalizzate a garantire la piena sicurezza tecnica delle attività connesse allo stoccaggio, alla movimentazione e alla distribuzione del GPL, nonché il pieno funzionamento del sistema sanzionatorio recato dal D.Lgs. n. 128/2006, contrastando le frodi nel settore.

In particolare, vengono eliminate le ipotesi di controllo societario, previste dal codice civile, dal novero delle fattispecie utilizzabili per poter soddisfare i requisiti soggettivi per lo svolgimento dell’attività di distribuzione e vendita di GPL. Questo permette agli operatori ricadenti nelle ipotesi di controllo societario dinnanzi citato, di adeguarsi al mutato quadro giuridico, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, utilizzando le altre fattispecie indicate e dandone comunicazione al MiSE e all’Ente competente (cioè la Regione o l’ente delegato).

Viene altresì disposto che, per poter svolgere l’attività di distribuzione e vendita di GPL in bombole e/o serbatoi, il consorzio di imprese deve essere proprietario dell’impianto di riempimento, deposito e/o travaso di GPL.

Relativamente al quadro sanzionatorio, sono state introdotte le sanzioni accessorie della sospensione dell’autorizzazione amministrativa per l’esercizio dell’impianto di riempimento, deposito e/o travaso di GPL e la relativa vendita (sospensione che diventa revoca definitiva in caso di recidiva) in caso di: mancata adozione del sistema di gestione della sicurezza dello stabilimento; imbottigliamento delle bombole di GPL effettuato fuori dagli impianti all’uopo autorizzati; mancato possesso dei requisiti per svolgere l’attività di distribuzione e vendita di GPL in bombole e/o serbatoi; imbottigliamento delle bombole da parte dei soggetti non proprietari delle bombole e da questi non autorizzati al riempimento, disponendo, inoltre, il sequestro delle attrezzature, degli impianti e degli automezzi utilizzati dall’autore dell’illecito.

Risultati conseguiti

Nel 2018 sono stati sequestrati 11.473 tra bombole e altri recipienti, oltre a 30.029 kg di prodotto, registrando un consumo in frode di 187.167 kg. Dall’inizio del 2019 ad oggi sono stati eseguiti 22 interventi, a fronte dei quali sono stati verbalizzati 29 soggetti, di cui 25 denunciati a piede libero, rilevando 36 violazioni. Inoltre, sono stati sequestrati 13.264 tra bombole e altri recipienti, oltre a 103,936 Kg. di prodotto.

Tra i servizi di maggior rilievo recentemente svolti nel settore in esame si segnalano i seguenti.

L’operazione condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, denominata “FUGA DI GAS” al cui esito sono state sequestrate complessive 3.149 bombole di GPL recanti indebitamente marchi altrui, con collaudo scaduto e tappo sigillo non conforme all’originale, denunciando a piede libero n. 2 soggetti. In tale ambito è stata disposta anche la sanzione accessoria della sospensione dell’autorizzazione, nonché il sequestro delle attrezzature, degli impianti e degli automezzi utilizzati dall’autore dell’illecito, così come disposto dalla legge di bilancio 2019. Si evidenzia in tal caso la preziosa collaborazione di Assogasliquidi in quanto, oltre a confermare l’illecito utilizzo dei marchi non autorizzati, ha offerto assistenza diretta agli stessi nel corso delle attività di servizio;

L’operazione condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brindisi, che, nell’ambito di un controllo eseguito presso un esercente, titolare di un’attività di commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico, ha consentito di accertare la detenzione di un quantitativo di GPL in bombole superiore al limite autorizzato, sottoponendo a sequestro n. 439 bombole e un quantitativo di GPL pari a kg. 5.190, denunciando a piede libero n. 1 soggetto.

Il servizio svolto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cagliari, che, a seguito di una verifica fiscale intrapresa nei confronti di un esercente, titolare di un’attività di commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico, ha consentito di accertare la detenzione di un quantitativo di GPL in bombole superiore al limite autorizzato, sottoponendo a sequestro n. 912 bombole e un quantitativo di GPL pari a kg. 5.491, denunciando a piede libero n. 1 soggetto.

L’attività esperita dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, che, nel corso dell’operazione “DANGEROUS GAS” hanno sequestrato, complessivamente, circa 2.800 bombole di GPL detenute per la successiva vendita senza rispettare le minime regole di sicurezza. In particolare, sono stati eseguiti una serie di controlli nei confronti di diversi rivenditori di bombole di GPL ad uso domestico operanti nella città di Napoli e nelle località limitrofe, con lo scopo di verificare il corretto adempimento delle regole in materia di sicura detenzione dei materiali esplodenti, in un periodo caratterizzato dall’elevato consumo a causa delle rigide temperature invernali. È stata rilevata una sistematica violazione, non solo avuto riguardo alla quantità di prodotto effettivamente venduta, costantemente inferiore a quella indicata sulle bombole, ma anche con riferimento agli obblighi di sicurezza da adottare nel trattare i materiale esplodenti. Il 90% circa delle bombole di GPL era infatti privo di collaudo o con lo stesso scaduto, se non addirittura falsificato. Nel corso di uno specifico intervento i militari si sono trovati di fronte ad un deposito di bombole totalmente privo di sistemi antincendio, ubicato a pochi metri da alcune abitazioni. Dall’analisi della documentazione si è giunti in un piccolo garage sotterraneo ove sono state rinvenute ulteriori bombole vuote, cartellini in plastica pronti per essere stampati e un’attrezzatura artigianale utilizzata per falsificare le revisioni periodiche obbligatorie, attestanti il rispetto degli standard di sicurezza.

Il servizio svolto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Sassari che hanno sequestrato oltre 3.400 bombole di GPL - per un totale di circa 50.000 Kg - e due aree di stoccaggio di circa 8.300 mq complessivi. I depositi controllati, uno dei quali particolarmente pericoloso perché ubicato vicino ad un distributore stradale di carburante, non avevano le certificazioni di sicurezza previste dalle normative vigenti per cui, oltre alla denuncia dei due titolari, i militari hanno proceduto a sottoporre a sequestro e mettere in sicurezza le relative aree, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria e con la collaborazione dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Sassari.