L'Italia sta cercando di riaprire la strada all'energia atomica. Un passaggio significativo è stata l'approvazione definitiva della legge delega sul nucleare “sostenibile” da parte del Senato lo scorso 23 settembre. In realtà, il percorso sarà ancora molto lungo. Sempre che un cambio di governo non faccia naufragare del tutto questa ipotesi.
Consideriamo che nel mondo occidentale il nucleare ha vissuto negli ultimi 20 anni una storia continua di ritardi e di forte aumento dei costi. Questo mentre le rinnovabili e i sistemi di accumulo diventavano sempre più competitivi.
Del resto sono molto interessanti i dati appena pubblicati dell’ultimo World Nuclear Industry Status Report (WNISR), coordinato da Mycle Schneider, dai quali si deduce che a livello globale l’elettricità eolica ha superato il contributo del nucleare nel mese di marzo 2025. Ancora più sorprendente il fatto che il mese successivo, aprile, anche la produzione solare abbia sorpassato quella nucleare.
In effetti, nel 2025 la nuova potenza solare ed eolica ha raggiunto 669 GW, mentre quella nucleare è aumentata di soli 1,5 GW.
Così l’elettricità solare ha coperto tre quarti dell’aumento della domanda mondiale e, considerando anche sole più vento, hanno soddisfatto l’intero incremento della richiesta elettrica. E nell’aprile 2026 hanno garantito il 22% della domanda superando in questo modo il 20% garantito dal gas.
Interessanti i risultati in diversi paesi. Nei primi tre trimestri del 2026, le energie rinnovabili hanno coperto il 61% del fabbisogno elettrico della Germania. All'inizio del 2026, la Spagna puntava a raggiungere l'81% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e 179 GW di capacità rinnovabile entro il 2030.
Ma la fortissima crescita delle rinnovabili non poteva esserci senza il decisivo ruolo delle batterie che nel 2025 in Europa avevano visto un balzo del 48%.
Una crescita che, a livello mondiale, è stata sufficiente a spostare il 14% della produzione di energia solare dalle ore centrali alle ore serali.
Se dunque rinnovabili ed accumuli stanno cambiando gli scenari energetici mondiali, il tentativo di rilanciare il nucleare non sta ottenendo i risultati sperati.
La quota del nucleare nella produzione globale di elettricità è infatti scesa all'8,8%, il livello più basso degli ultimi quarantacinque anni e circa la metà del picco del 17,5% raggiunto nel 1996. Nel 2025, quattro reattori hanno iniziato a fornire elettricità, mentre sette sono stati chiusi, determinando il primo bilancio annuale negativo dei reattori dal 2021. Tra il 2006 e il 2025, sono stati avviati 104 reattori e ne sono stati chiusi 106. Considerando che in questi anni la Cina ha registrato 53 nuovi impianti e nessuna chiusura, nel resto del mondo si è registrato un calo netto di 55 reattori.
Va inoltre sottolineata la variabile dei tempi. I 16 reattori collegati alla rete tra il 2023 e il 2025 sono stati completati oltre le previsioni iniziali, con un periodo medio di costruzione di 10,9 anni. La produzione delle centrali nucleari operative nel mondo è aumentata l’anno scorso dell'1,1%, con un calo al di fuori della Cina, mentre la produzione globale di energia solare è balzata di un impressionante 30%, superando per la prima volta la produzione annua di elettricità del nucleare.
Dei 13 reattori che avrebbero dovuto iniziare a generare elettricità nel 2025, solo quattro lo hanno effettivamente fatto. Peraltro, molti paesi si trovano ad affrontare problemi fondamentali comuni, come l'invecchiamento delle centrali nucleari. L'età media dei reattori è di 39 anni in Francia e nel Regno Unito, e di 44 anni negli Stati Uniti e in Svezia.
Rimane poi centrale la variabile economica. I costi dei 6 EPR2 che EDF vorrebbe costruire in Francia potrebbero ammontare a 25,5 mld € a reattore, cioè più dei 23,7 miliardi stimati dalla Corte dei Conti per la centrale di Flamanville.
È però curioso che, nonostante i dati non brillanti del nucleare in occidente, sia molto forte il tentativo di rilanciare questa tecnologia. All’inizio del secolo il presidente Usa George Bush ipotizzava un “rinascimento nucleare”. Un’aspirazione malamente naufragata.
Nel maggio 2025 anche Trump aveva annunciato una rinascita dell'energia nucleare, ma i risultati ancora non si vedono.
Al contrario, è rapida la crescita delle rinnovabili. Il Texas, stato a maggioranza repubblicana, sta aggiungendo più capacità di energia rinnovabile di qualsiasi altro stato. Perché? "Perché non la considerano più una tecnologia progressista a favore del clima. La vedono come il modo più economico per produrre elettricità".
Per quanto riguarda lo sviluppo degli SMR (Small Modular Reactor), questi rimangono fortemente dipendenti dai finanziamenti pubblici, mentre la diffusione commerciale, le tempistiche di costruzione e i presunti vantaggi della costruzione modulare restano incerti.
Un elemento che spesso viene sottolineato riguarda la possibilità di localizzare questi reattori presso industrie energivore. Ma questi impianti sono sottoposti a procedure di analisi del rischio nelle quali il rischio nucleare rappresenta una variabile aggiuntiva ed incognita.
Peraltro, il vantaggio di questi piccoli impianti verrebbe dalla possibilità teorica della produzione in serie. Ma questa riduzione dei prezzi potrebbe avvenire solo costruendo centinaia o migliaia di impianti…
Comunque, se anche dovessero funzionare a prezzi ragionevoli, i nuovi reattori nucleari SMR generebbero kWh in Italia fra una quindicina di anni. Sarebbe molto più saggio dunque investire sugli accumuli di lunga durata per facilitare elettricità 100% rinnovabile.
Ma se le centrali nucleari incontrano difficoltà sulla terraferma, ci sono diversi programmi per il loro utilizzo nello spazio. La Russia, con la collaborazione della Cina, vorrebbe avere il suo primo reattore lunare entro il 2036. La Nasa, per non essere sorpassata, punterebbe a raggiungere risultati anche prima.
Naturalmente non mancano i rischi. Una esplosione nucleare sulla luna o nello spazio avrebbe gravi conseguenze.



















