Il 1° luglio 2026 a Roma, presso il Centro Congressi Roma Eventi Piazza di Spagna, si è svolto l’evento “Energia e materie prime per la competitività delle filiere produttive “, promosso da ASSORISORSE.  Un momento di approfondimento dedicato ai principali fattori che stanno ridefinendo gli equilibri economici e industriali, con particolare attenzione al ruolo strategico dell’energia e delle materie prime per la competitività del sistema produttivo. L’evento ha riunito nella capitale istituzioni, rappresentanti di oltre 120 aziende tra produttrici di energia e materie prime, dei servizi, utilizzatrici e rappresentanti della ricerca e dell’università. I due panel centrali sono stati ricchi di interventi e di spunti interessanti: uno dedicato a Energia e materie prime: i fattori critici per la competitività industriale moderato da Celestina Dominelli, Caposervizio Il Sole 24 Ore e l’altro centrato sulle politiche e gli strumenti per rafforzare le filiere strategiche coordinato da Marco Piredda, Head of International Public Affairs Eni. RiEnergia riporta le principali evidenze emerse in entrambi i panel.

Uno dei principali temi emersi nel primo round di opinioni è che la transizione energetica e la sicurezza industriale dell'Europa richiedano un approccio coordinato, volto a superare la frammentazione delle filiere e le forti fluttuazioni dei costi dell'energia. A tal proposito, Raffaele Calabrese De Feo (Direttore Nazionale Solvay Italia) sottolinea l'importanza di arginare la forte fluttuazione dei costi energetici attraverso una visione a lungo termine e di gestire l'impatto di rigide normative come l'ETS attraverso investimenti nell'autoproduzione e nella flessibilità energetica, come previsto per la transizione dello stabilimento di Rosignano entro il 2028. Allo stesso modo, Aldo Chiarini (Presidente Consorzio Gas Intensive) rimarca che il gas resta vitale per l'industria pesante e che il biometano rappresenta l'unica alternativa concreta per i settori hard-to-abate nonostante i ritardi italiani. Per superare gli squilibri di mercato e tutelare le imprese, propone di canalizzare i fondi per la transizione verso questo vettore e di calmierare i prezzi tramite contratti a lungo termine o una "biometano release", assicurando così stabilità normativa e certezze per gli investimenti anche nel post-PNRR.

Questa prospettiva si ricollega all'analisi di Paolo Noccioni (Presidente Nuovo Pignone – Baker Hughes), secondo cui l'energia costituisce il fondamento stesso dell'economia, capace di abilitare ogni comparto e impone alle aziende italiane di saper fare "scale up" industriale per rispondere a una crescita della domanda globale senza precedenti.   Per l'Italia, ricca di competenze ma storicamente frammentata, questa è l'occasione d'oro per strutturarsi e competere su scala globale, trainando la crescita dell'intero sistema Paese.

Per raggiungere una reale autonomia nelle materie prime critiche, Ivano Menso (R&D&I + QCLab Director Minerali Industriali) indica l'urgenza di scardinare la percezione pubblica negativa dell'attività estrattiva e la logica "Nimby" puntando 1) su progetti pronti in grado di generare economie di scala. Per l'Italia, ciò si traduce nella valorizzazione dei minerali industriali, nell'integrazione dei loro sottoprodotti nella filiera del riciclo e nell'avvio di un piano nazionale di esplorazione volto a colmare il divario strategico entro il 2030; 2) nella valorizzazione dei sottoprodotti nel riciclo e 3) in una formazione specialistica che traduca le idee in azioni industriali concrete.

A frenare gli investimenti concorrono la crescente pressione sulle risorse, la difficoltà di sviluppare in modo coordinato produzione, infrastrutture e domanda industriale e, nel caso italiano, la complessità dei processi autorizzativi e la scarsa prevedibilità degli esiti, come evidenziato da Katia Grassi (VdA Asset Manager Shell Italia E&P). Questi fattori rischiano di ampliare il divario tra le ambizioni di sostenibilità e la concreta capacità di realizzare gli investimenti necessari alla competitività e alla sicurezza industriale del Paese.

Questo svantaggio competitivo è ulteriormente analizzato da Alessandro Puliti (Amministratore delegato Saipem), il quale segnala come la filiera italiana, pur offrendo un'eccellente qualità produttiva, fatichi a competere con i concorrenti esteri – in particolare cinesi – a causa della costante pressione al ribasso sui prezzi e dell'insostenibile costo dell'energia gravato da tasse e oneri accessori che andrebbero drasticamente ridotti.

È necessaria un’azione coordinata che metta al centro una chiara orchestrazione regolatoria in particolare ambientale, una solida mappatura delle filiere, lo sviluppo di impianti pilota e campioni industriali integrati orizzontalmente e verticalmente per competenza, politiche energetiche competitive, strumenti di stabilizzazione e protezione del mercato e un forte investimento nella formazione di competenze tecnico-scientifiche in grado di sostenere la crescita dell’intero ecosistema. Solo un quadro regolatorio chiaro, stabile e prevedibile può creare le condizioni per valorizzare l’innovazione, favorendo investimenti di lungo periodo e lo sviluppo di una filiera nazionale ed europea più competitiva.

In conclusione, per i relatori del panel per rilanciare la competitività e l'autonomia del sistema Paese, emerge la priorità condivisa di attuare riforme burocratiche profonde, semplificare i processi autorizzativi aggiornando norme come il Decreto Ambiente, attivare la gas release: infatti dopo anni di forte contrazione, l’estrazione nazionale di gas ha invertito il trend, contribuendo a ridurre la dipendenza dall’estero e a contenere i prezzi del gas, soprattutto in contesti emergenziali sempre più frequenti.

Serve anche promuovere forti sinergie associative che favoriscano l'innovazione e l'attrazione di investimenti esteri.

La tavola rotonda incentrata sulle politiche e sugli strumenti per le filiere strategiche ha offerto, invece, un'analisi integrata e complessa delle sfide industriali, geopolitiche e finanziarie che caratterizzano la transizione energetica e il settore delle materie prime critiche.

Ad aprire il confronto, Renato Loiero (Consigliere per le politiche di bilancio del Presidente del Consiglio dei Ministri) che ha delineato la strategia del Governo italiano in un contesto globale frammentato, evidenziando la priorità di affiancare la produzione di ricchezza delle imprese attraverso interventi su quattro direttrici chiave: stabilizzazione dei prezzi (con strumenti come l'Energy Release 2.0 e il decreto energia), incremento della produzione nazionale (tramite il superamento del Pitesai e l'autorizzazione di nuove concessioni), riforma del mercato (disaccoppiando i prezzi di elettricità e gas) e tutela degli asset nazionali mediante l'uso del Golden Power.

Il tema dei minerali critici è stato poi approfondito da Marilena Barbaro (Direttore Generale Direzione FTA, DiE MASE), che ne ha rimarcato la centralità geopolitica e la necessità di superare le rigidità autorizzative e la frammentazione regionale grazie all'attuazione del Critical Raw Materials Act con il DL 84/2024 (che ha ridotto le tempistiche), il quale accentra al MASE la gestione dei progetti estrattivi strategici, evidenziando inoltre l'urgenza di ricostruire le competenze tecniche perse negli anni nel settore estrattivo minerario attraverso un rafforzamento della formazione e un'adeguata valorizzazione delle alte professionalità e delle risorse umane già presenti all'interno della pubblica amministrazione.

Sul fronte degli strumenti operativi e finanziari, Roberto Ferrante (Head of Competence Center CDP) ha illustrato il ruolo del Competence Center di Cassa Depositi e Prestiti nell'orientare le decisioni d'investimento, offrire advisory alla Pubblica Amministrazione per mappare le filiere e sostenere progetti complessi di stoccaggio e trasformazione industriale anche in chiave internazionale. Sotto il profilo delle policy, CDP lavora per definire i framework tecnologici e le migliori tecnologie disponibili, in particolare nel settore delle materie prime critiche dove manca ancora una tassonomia globale consolidata; in questo contesto, la cooperazione costruttiva con i paesi partner, come quelli africani, è fondamentale per valorizzare le risorse e creare nuove filiere trasparenti e sostenibili, affrontando al contempo la forte concentrazione del mercato raffinato controllato dalla Cina attraverso il coordinamento tra Paesi alleati su acquisti e stoccaggi e la disponibilità di finanziamenti agevolati.

A questo approccio ha fatto eco Gian Paolo Manzella, Consigliere della Banca europea per gli Investimenti (BEI), che ha sottolineato come la Banca dell’Unione Europea abbia decisamente potenziato la propria struttura dedicata alle materie prime critiche affiancando ai finanziamenti a lungo termine  anche un'intensa attività di advisory strategica per favorire la bancabilità dei progetti strategici e per supportare le pubbliche amministrazioni nella gestione e strutturazione di processi complessi e caratterizzati da interessi contrapposti. Ha, quindi posto in rilievo, il pieno impegno della Bei in sintonia con le indicazioni delle politiche europee sul punto, in modo da avvicinare agli investimenti nel settore il tessuto privato – dai grandi attori alle startup – e il settore pubblico, impegnato in un campo caratterizzato da ingenti investimenti in capitale e durate lunghe in termini di ritorno finanziario.

Allargando il campo alle sfide tecnologiche, il professor Enrico Zio (Dipartimento di Energia PoliMI) ha sottolineato che la vera criticità risiede nell'adozione dell'innovazione all'interno di filiere complesse, auspicando una profonda integrazione del triangolo ricerca-formazione-industria. Nello specifico, la ricerca e le startup deep tech devono essere indirizzate verso i reali bisogni industriali, come quelli legati all'energia e alle materie prime critiche, evitando distaccamenti dalla realtà operativa. Allo stesso tempo, la formazione deve essere condivisa lungo tutti i livelli della filiera — dai grandi player fino alle piccole imprese fornitrici — con un approccio collaborativo profondo che coinvolga ogni anello (tier) della catena per prevenire vulnerabilità operative e costruire una crescita di squadra solida, coesa e realmente in grado di assorbire l'innovazione a beneficio di tutto il settore.

Serve, inoltre, l'uso intensivo di intelligenza artificiale e dati, robotica, microelettronica, satelliti e soluzioni di economia circolare per ottimizzare le decisioni e garantire la sicurezza, l'efficienza, l'affidabilità e la resilienza delle infrastrutture. 

Sotto il profilo della competizione globale, Marco Margheri (Presidente WEC Italia) ha analizzato la spinta della domanda energetica legata ai data center e all'IA, spiegando come persino gli Stati Uniti stiano abbandonando le sole logiche di mercato per adottare una forte politica industriale basata su interventi statali diretti e alleanze multilaterali (come la Pax Silica) per contrastare il monopolio cinese e ridefinire le catene di approvvigionamento con Europa, America Latina e Africa.  Di fronte alla crisi del modello multilaterale tradizionale, la ricostruzione delle catene di approvvigionamento richiede nuovi strumenti di cooperazione internazionale, un ambito in cui gli Stati Uniti riconoscono la necessità di alleanze e che impone all'Europa di rispondere rivendicando un approccio paritetico, improntato al dialogo e alla condivisione su temi cruciali come tariffe e integrazione commerciale.

In conclusione, la discussione finale ha messo a fattor comune le principali ricette operative emerse nel dibattito: dall'adozione di programmi IPCEI europei con contributi a fondo perduto alla ricerca di materiali sostitutivi e al riciclo, fino alla semplificazione burocratica a invarianza di spesa e alla necessità irrinunciabile di "fare sistema" tra banche, istituzioni e imprese per garantire competitività, autonomia strategica e sicurezza energetica.