Il 1° luglio 2026 a Roma, presso il Centro Congressi Roma Eventi Piazza di Spagna, si è svolto l’evento “Energia e materie prime per la competitività delle filiere produttive“, promosso da ASSORISORSE. Un momento di approfondimento dedicato ai principali fattori che stanno ridefinendo gli equilibri economici e industriali, con particolare attenzione al ruolo strategico dell’energia e delle materie prime per la competitività del sistema produttivo. Insieme nello stesso luogo deputato al dibattito, istituzioni, imprese, finanza e ricerca si sono confrontate sulle strategie per rafforzare le filiere strategiche tra sicurezza degli approvvigionamenti, innovazione e autonomia industriale. Ad aprire l’evento gli interventi istituzionali di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Guido Brusco, Presidente Confindustria Energia, di cui RiEnergia riporta le principali considerazioni esposte.
Ad aprire i lavori, è l’intervento del Senatore Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che evidenzia come l'epoca attuale sia profondamente segnata da conflitti globali, sia commerciali che armati, che frammentano le catene di approvvigionamento di energia e materie prime critiche, con ripercussioni immediate sul tessuto produttivo europeo, rendendo indispensabile per l'Italia e per l'Europa il raggiungimento di una reale autonomia strategica e di una forte sovranità industriale. Per rispondere a questa sfida, l'azione del governo si sta muovendo su più fronti, a partire dall'accelerazione delle fonti rinnovabili — che hanno visto l'installazione di ben 24 GW di nuova potenza sotto la guida di Giorgia Meloni — fino alla proposta di un ritorno all'energia nucleare di nuova generazione, supportata da un disegno di legge e dalla nascita di una nuova società dedicata, per ricostruire quel mix energetico competitivo che favorì il miracolo economico degli anni sessanta.
In parallelo, l'Italia sostiene in Europa il principio della neutralità tecnologica, battendosi per una profonda revisione del sistema ETS, considerato penalizzante per un Paese ancora fortemente dipendente dal gas e chiedendo un rinvio di almeno tre anni degli stringenti obblighi del regolamento europeo sul metano, sulla scia di quanto già ottenuto per la normativa sulla deforestazione.
Sul fronte delle materie prime critiche, il Paese si è mosso d'anticipo con un decreto nazionale e un programma di esplorazione affidato a Ispra per valorizzare i giacimenti interni, che custodiscono ben 16 delle 34 materie prime considerate fondamentali dall'Unione Europea; questa strategia è sostenuta anche dai 900 milioni di euro del Fondo Nazionale per il Made in Italy e da una forte spinta verso il riciclo e la trasformazione. Settore, quest’ultimo, in cui l'Italia punta alla leadership europea, candidando l'area di Porto Marghera e la rete logistica del Nord Adriatico, che coinvolge Ravenna e Trieste, oltre alla piattaforma logistica del Quadrante Europa a Verona, a ospitare il primo sito pilota europeo per lo stoccaggio di queste risorse cruciali per garantire, insieme alla sicurezza economica, la libertà e l'indipendenza del Paese.
A ribadire l'importanza di un confronto non ideologico, lucido e scientifico su geopolitica, energia e materie prime critiche, è Guido Brusco, Presidente Confindustria Energia. Per Brusco, questi sono elementi cruciali non solo per il sistema industriale ma anche per la sovranità economica, l'autonomia strategica e il benessere sociale. Negli ultimi sei anni, tre grandi crisi — la pandemia di Covid come shock della domanda, seguita dalla guerra in Ucraina e dal blocco dello Stretto di Hormuz come shock dell'offerta — hanno messo a nudo le vulnerabilità del continente, dimostrando i pericoli della dipendenza da un unico fornitore e il rischio concreto di una vera e propria carenza fisica di energia. Questa situazione di debolezza, accentuata da una storica riduzione degli investimenti europei nei settori strategici, ha esposto il sistema a una forte volatilità dei prezzi, con il costo del gas schizzato temporaneamente da 25-30 a 50-70 euro a megawattora. Poiché un prezzo dell'energia competitivo è stato la chiave del boom economico italiano e rimane decisivo per attirare investimenti, localizzare la produzione e garantire l'occupazione — proprio come avviene oggi negli Stati Uniti e in Asia —, l'energia si conferma un fattore strategico fondamentale da gestire con la massima razionalità.
Brusco continua, mettendo in luce diverse incoerenze nel dibattito energetico europeo e italiano, sottolineando come la spinta verso le rinnovabili richieda un'integrazione con fonti di carico base: escluso ormai il carbone e considerando che il nucleare richiederà almeno 10-15 anni tra iter legislativi, difficoltà locali e ricerca di investitori, il gas rimane una risorsa indispensabile per il medio termine, nonostante le rigide e sbilanciate posizioni sulle emissioni "Scope 3" che dovrebbero invece responsabilizzare anche i consumatori e non solo i produttori. In un contesto di spazio fiscale limitato per i governi, si evidenzia la necessità di abbandonare gli approcci ideologici in favore di un pragmatismo tecnico, criticando l'eccessivo focus sull'idrogeno — di cui si ignorano costi e limiti attuali — a discapito di alternative concrete come la cattura della CO2, e mettendo in guardia contro la gestione poco razionale delle aste per le batterie ad accumulo, che in Italia scontano coefficienti di adeguatezza artificialmente alti rispetto a Germania o Polonia. Il che ha l’evidente rischio di sprecare risorse e trovarsi ancora dipendenti dal gas tra dieci anni. La transizione energetica deve quindi essere guidata da criteri scientifici e ingegneristici per fare il massimo con i fondi a disposizione, specialmente in uno scenario globale polarizzato tra gli Stati Uniti, forti di tecnologia, capitali ed energia abbondante a basso costo, e la Cina, che presidia strategicamente le filiere energetiche da oltre vent'anni.
Da qui l’auspicio, affinché l'Europa, ricca di tecnologia e capitali ma priva di energia, trovi nell'Africa un partner strategico naturale e ricco di risorse, una sinergia in cui l'Italia può fare da ponte grazie alla sua posizione geografica. Anche la sfida delle materie prime critiche va affrontata con pragmatismo tecnico e ingegneristico, integrando le filiere attraverso il riciclo avanzato, l'urban mining e l'esplorazione nazionale ed estera per evitare di soccombere nella competizione globale. In uno scenario mondiale sempre più frammentato, in cui la globalizzazione arretra, la sicurezza energetica non è più un'opzione ma una precondizione di competitività che impone di diversificare le fonti e rafforzare le infrastrutture contro shock futuri. A questa priorità si affianca il controllo del costo dell'energia, ottimizzando le limitate risorse finanziarie pubbliche per definire il mix energetico più efficiente.
Infine, viene criticato l'approccio regolatorio rigido e prescrittivo dell'Europa, come quello del Green Deal, sostenendo che l'industria e il libero mercato debbano essere liberi di trovare autonomamente il percorso migliore verso la transizione energetica una volta definiti i punti di partenza e di arrivo, evitando imposizioni che finiscono solo per rallentare il sistema e comprometterne la competitività.



















