Negli ultimi anni, i data center hanno vissuto una profonda evoluzione: da semplici depositi di informazioni, sono diventati asset fondamentali in grado di sostenere e potenziare l’economia digitale italiana. In questo contesto, l’evoluzione del mercato dei data center italiano può rappresentare una potente leva di sviluppo per l’economia nazionale, con effetti positivi non solo per la filiera tecnologica, ma per l’intero sistema Paese.
Solo nell’ultimo triennio l’Italia ha attratto più di sette miliardi di euro in investimenti per nuove infrastrutture data center e si prevede che tale cifra raggiunga un valore potenziale di circa tre volte superiore entro il 2028, secondo le stime dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. Tale crescita, misurata tramite l’aumento dei MW IT installati sul territorio nazionale (609 nel 2025, +19% rispetto al 2024), può essere ricondotta soprattutto all’aumento della potenza di calcolo necessaria per supportare la crescente domanda di servizi digitali, un ambito che sta suscitando l’interesse di un numero sempre maggiore di attori. Per il prossimo triennio, infatti, 30 aziende hanno annunciato investimenti, di cui 19 nuovi entranti, per un totale di 83 nuovi progetti infrastrutturali e un valore potenziale complessivo di 25,4 miliardi di euro.
La presenza di annunci di nuove infrastrutture conferma la maturità crescente del panorama data center italiano, con Milano che emerge come principale riferimento. Con 414 MW IT attivi nel 2025, Milano rappresenta non solo la città più attrattiva a livello nazionale, ma anche il primo polo emergente a livello europeo, e ha tutte le carte in regola per affiancare le città del FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino) nel prossimo triennio. Circa il 10% della potenza nominale prevista in Europa entro il 2028 (intorno a 11 GW IT) sarà infatti concentrata nell’area di Milano, che raccoglierà circa il 23% degli investimenti totali previsti per le città (110 miliardi nel 2028).
Sebbene lo sviluppo del comparto sia stabile e positivo, non mancano elementi di cautela. Più di un terzo dei progetti annunciati per il 2025 non è stato ancora realizzato. Tra le cause principali figurano l’assenza di un quadro normativo standardizzato, che obbliga gli operatori a confrontarsi con diversi enti locali, e ritardi nei cantieri. Tali criticità sollevano interrogativi sulla capacità del mercato di mantenere i ritmi di crescita ipotizzati.
Un ulteriore elemento che potrà incidere sul ritmo di crescita del mercato riguarda la disponibilità e la gestione della risorsa energetica. A marzo 2026, Terna ha registrato oltre 80 GW di richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale, un dato che testimonia quanto l’espansione delle infrastrutture digitali eserciti una pressione crescente sul sistema elettrico. In alcuni casi, tale dinamica ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto in relazione al rischio che la crescente domanda di energia da parte dei data center possa interferire con altri ambiti, come quello domestico o industriale; tuttavia, tale divario è in parte riconducibile a un fenomeno di natura speculativa che interessa diversi mercati europei, compreso quello italiano. La normativa vigente favorisce, infatti, la prenotazione preventiva di capacità di rete che non si traduce poi in progetti concreti. Questo meccanismo genera un rallentamento nelle procedure amministrative e rende più complessa la pianificazione degli investimenti infrastrutturali da parte dei gestori della rete, come Terna, chiamati a distinguere tra domanda reale e capacità prenotata.
In questa prospettiva, l’evoluzione dei criteri di accesso e l’introduzione di strumenti di monitoraggio del consumo effettivo di energia potrebbero contribuire a una migliore integrazione tra sviluppo del mercato data center e programmazione delle reti elettriche. L’Italia si confronta, infatti, con altri mercati emergenti che stanno investendo in modo mirato per attrarre nuovi data center. Nei mercati scandinavi, ad esempio, le reti elettriche vengono potenziate preventivamente, anticipando le necessità degli operatori. In Spagna, invece, il costo dell’energia rimane più basso, un vantaggio competitivo che facilita nuovi insediamenti.
In questo scenario, la collaborazione tra pubblico e privato assume un ruolo decisivo. La creazione di un quadro normativo uniforme, in grado di semplificare i processi autorizzativi e garantire la sostenibilità degli investimenti, rappresenta uno dei passaggi chiave per il futuro. Con una strategia di lungo periodo, basata su pianificazioni realistiche e sulla cooperazione tra istituzioni, imprese e gestori di infrastrutture, l’Italia ha la possibilità di affermarsi come punto di riferimento nel mercato europeo dei data center. Una partita che si gioca non solo sull’innovazione tecnologica, ma sulla capacità di costruire le fondamenta - materiali e regolatorie - di un’economia digitale solida e sostenibile.


















