La transizione energetica europea sta entrando in una fase in cui il tema centrale è diventato la capacità di gestire l'energia, oltre che di produrla. Le recenti tensioni geopolitiche lungo lo Stretto di Hormuz hanno riportato al centro una fragilità strutturale dei sistemi energetici contemporanei: la loro esposizione alle dinamiche dei mercati internazionali e agli shock che possono improvvisamente alterarne gli equilibri.
Nel giro di poche settimane, l'aumento dei prezzi dell'energia ha mostrato come la volatilità sia ormai una condizione strutturale del sistema, amplificata dalle aspettative dei mercati prima ancora che dai fondamentali economici. La transizione energetica deve fare i conti con questa realtà: costruire un sistema capace di garantire stabilità, prevedibilità e controllo è diventato prioritario quanto ridurre le emissioni.
In questo passaggio gli accumuli assumono una centralità crescente. Sono l'infrastruttura che consente di trasformare l'energia da variabile esposta alle oscillazioni del mercato a leva sempre più gestibile per il sistema economico e industriale.
L'Italia si trova di fronte a una sfida di dimensioni inedite. L'obiettivo fissato al 2030 è raggiungere 122 GWh di capacità di accumulo, a fronte dei circa 18 GWh attualmente installati. Significa moltiplicare per oltre sei volte la capacità disponibile nell'arco di pochi anni, costruendo una filiera industriale, finanziaria e infrastrutturale capace di sostenere una delle più grandi trasformazioni del sistema energetico nazionale. Senza adeguate capacità di accumulo aumenta il rischio di curtailment – energia prodotta ma non utilizzata – mentre imprese e consumatori restano esposti alla volatilità dei prezzi nelle ore di picco. La flessibilità del sistema elettrico diventa così una questione di politica industriale ancor prima che di politica energetica.
Anche le politiche europee stanno evolvendo in questa direzione. Il Net Zero Industry Act e le nuove strategie per gli investimenti nell'energia riconoscono che la decarbonizzazione richiede infrastrutture capaci di garantire continuità, resilienza e competitività, non solo nuova capacità di generazione. La conferma più recente è arrivata con l'approvazione da parte della Commissione europea di un regime italiano da 23 miliardi di euro destinato a sostenere oltre 37 GW di nuova capacità rinnovabile attraverso contratti bidirezionali per differenza della durata di vent'anni. Una capacità equivalente a quasi la metà dell'intero parco rinnovabile oggi installato in Italia. Più rinnovabili significano inevitabilmente più variabilità e, di conseguenza, una crescente necessità di sistemi di accumulo in grado di garantire equilibrio e flessibilità.
Il quadro geopolitico aggiunge ulteriore urgenza. Le tensioni lungo le principali rotte energetiche mondiali dimostrano che la sicurezza energetica non dipende soltanto dalla disponibilità delle fonti, ma dalla capacità di gestire il sistema in condizioni di incertezza. Gli accumuli svolgono qui una funzione sistemica: consentono di disaccoppiare produzione e consumo e, una volta installati, rappresentano asset controllabili a livello nazionale, meno esposti alle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali.
Anche il mercato sembra aver colto questa trasformazione. La prima asta MACSE ha registrato un'offerta superiore di circa quattro volte rispetto alla capacità richiesta, segnalando la presenza di un interesse già maturo da parte degli operatori e di capitali pronti a essere mobilitati in presenza di regole stabili e prevedibili. I contratti bidirezionali per differenza approvati per le rinnovabili mostrano inoltre una direzione chiara: strumenti di lungo periodo e maggiore certezza regolatoria rappresentano la condizione essenziale per sbloccare investimenti su larga scala.
È all'interno di questo scenario che assume rilevanza il Tavolo Nazionale Accumuli, promosso da Globe Italia con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Kyoto Club.
Raggiungere 122 GWh entro il 2030 non significa soltanto installare nuove tecnologie. Significa coordinare autorizzazioni, pianificazione delle reti, meccanismi di mercato, strumenti finanziari, politica industriale e sviluppo delle competenze. Significa governare la crescita di una filiera che coinvolge utility, produttori di tecnologia, industria manifatturiera, investitori, ricerca e istituzioni.
In un settore che dovrà crescere a ritmi senza precedenti, il principale rischio non è la mancanza di tecnologie o di capitali, ma la frammentazione delle decisioni. È per questo che il Tavolo nasce con l'obiettivo di costruire una sede stabile di confronto e coordinamento capace di allineare regolazione, politica industriale, investimenti e sviluppo tecnologico lungo una traiettoria condivisa.
La partecipazione di oltre trenta aziende della filiera sin dalle prime fasi testimonia come il tema abbia ormai superato la dimensione tecnica per assumere una valenza economica e strategica. Il Tavolo opera attraverso tre direttrici complementari: un Policy Hub dedicato al confronto con istituzioni e regolatori, un Market Observatory orientato al monitoraggio dell'evoluzione del mercato e una Industrial Alliance finalizzata a favorire il coordinamento lungo l'intera catena del valore.
L'approccio adottato è tecnologicamente neutrale e comprende batterie elettrochimiche, pompaggi idroelettrici, accumulo termico, sistemi di long-duration storage e soluzioni Vehicle-to-Grid. Una scelta che riflette la consapevolezza che la flessibilità energetica richiede un ecosistema integrato capace di valorizzare soluzioni differenti ed evitare nuove dipendenze strategiche legate ai materiali critici.
La filiera degli accumuli è già oggi un terreno di competizione globale sul quale si gioca una parte rilevante della sovranità industriale europea. Per le imprese rappresenta una leva concreta di competitività: riduce l'esposizione alla volatilità dei prezzi, favorisce l'elettrificazione dei processi produttivi e migliora la prevedibilità dei costi energetici. La transizione energetica non elimina il rischio geopolitico: lo riorganizza. Riduce alcune dipendenze e ne crea di nuove. Per questo la sfida riguarda la capacità di rendere l'energia disponibile quando serve, dove serve e a costi sostenibili.
In un sistema elettrico sempre più alimentato da fonti rinnovabili, il vero valore sarà prodotto da chi è in grado di gestire l'energia, prima ancora che di generarla. È questa la sfida che l'Italia ha davanti.
Gli accumuli stanno progressivamente uscendo dal perimetro delle tecnologie di supporto per entrare in quello delle politiche industriali e della competitività. Il Tavolo Nazionale Accumuli si colloca esattamente in questo passaggio: contribuire a costruire le condizioni affinché una necessità tecnica diventi una leva di sviluppo industriale, sicurezza energetica e autonomia strategica per il Paese.



















