Solo pochi giorni fa, il Kazakistan ha annunciato dove sorgerà la sua seconda centrale nucleare, indice che il dibattito sull’energia in Asia centrale sta entrando in una nuova fase. Nell’ultimo decennio, la regione si è impegnata sempre più nella diffusione delle energie rinnovabili, nella modernizzazione della rete elettrica e nella decarbonizzazione. Allo stesso tempo, i vincoli strutturali, quali l’aumento della domanda di energia elettrica, l’invecchiamento delle infrastrutture, gli squilibri stagionali nell’approvvigionamento e gli investimenti insufficienti nello sviluppo di nuovi giacimenti di gas, hanno messo in luce le vulnerabilità dei sistemi energetici nazionali. È in questo ampio contesto che l’energia nucleare è rientrata nell’agenda strategica di questi paesi.

Nonostante le enormi risorse di idrocarburi, diversi Stati dell’Asia centrale devono affrontare pressioni persistenti sull’approvvigionamento. In Kazakistan, uno dei principali esportatori di fonti fossili dell’area, la produzione di gas fa fatica a tenere il passo alla crescita della domanda interna e alla richiesta dall’estero. L’Uzbekistan si trova ad affrontare dinamiche simili, poiché la crescita industriale e l’espansione demografica accelerano il consumo di elettricità. In Kirghizistan e Tagikistan, la forte dipendenza dall’energia idroelettrica rende i sistemi vulnerabili alla variabilità stagionale e allo scioglimento dei ghiacciai causato dal riscaldamento globale. L’abbondanza di risorse non ha eliminato lo stress energetico strutturale.

Le energie rinnovabili si stanno espandendo in tutta la regione. Ad esempio, i corridoi eolici del Kazakistan e i progetti solari dell’Uzbekistan dimostrano un potenziale considerevole. Questi sviluppi sono fondamentali per rispettare gli impegni climatici nazionali e internazionali, compreso l’obiettivo di neutralità carbonica entro il 2060 del Kazakistan. Tuttavia, come in molti mercati emergenti, l’integrazione su larga scala delle energie rinnovabili intermittenti richiede un’architettura di sistema stabile, aggiornamenti della rete e fonti di generazione complementari. La questione non è quindi se le energie rinnovabili debbano guidare la transizione, ma come progettare un mix energetico capace di garantire affidabilità e decarbonizzazione.

In questo contesto, l’energia nucleare è sempre più considerata come una componente di una strategia diversificata. La produzione nucleare offre fattori di capacità elevati e basse emissioni operative, fornendo una produzione stabile e continua in grado di stabilizzare i sistemi con quote crescenti di energie rinnovabili. L’energia nucleare non è infinitamente flessibile e non sarebbe in grado di sostituire la necessità di modernizzare la rete o sviluppare lo stoccaggio. Tuttavia, può contribuire all’equilibrio del sistema a lungo termine, in particolare nelle economie con una domanda industriale in crescita.

Il dibattito sul nucleare nell’Asia centrale riflette anche la posizione unica che questa regione occupa nella catena globale del combustibile. Il Kazakistan rimane il più grande produttore mondiale di uranio e si colloca tra i paesi leader in termini di riserve. L’Uzbekistan ha portato avanti le sue ambizioni nucleari, posizionandosi come potenziale produttore di energia nucleare. Insieme, il Kazakistan e l’Uzbekistan detengono circa 3,2 milioni di tonnellate di riserve di uranio, collocando la regione al centro delle dinamiche di approvvigionamento globali.

Questo ruolo potrebbe diventare sempre più significativo. Secondo le proiezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, la capacità nucleare globale potrebbe potenzialmente raddoppiare entro il 2050 in scenari climatici ottimistici. Tale espansione aumenterebbe sostanzialmente la domanda di uranio in un momento in cui l’estrazione primaria non copre completamente il fabbisogno globale attuale. Pertanto, la forza a monte dell’Asia centrale si interseca con le sue ambizioni a valle.

La decisione del Kazakistan di procedere con la costruzione della sua prima centrale nucleare a Ulken, vicino al lago Balkhash, illustra come queste dinamiche globali si traducano in una pianificazione nazionale concreta. Gli impianti nucleari richiedono sistemi di raffreddamento affidabili e la disponibilità di acqua è un fattore decisivo. Tuttavia, l’Asia centrale sta già vivendo uno stress idrico dovuto al ritiro dei ghiacciai, al cambiamento dei corsi dei fiumi e all’uso intensivo dell’agricoltura. Il lago Balkhash stesso è una zona ecologica sensibile, storicamente influenzata dall’attività industriale e dalle decisioni relative alla gestione delle risorse idriche. La scelta di questo sito pone quindi il nesso acqua-energia al centro della strategia nucleare del Paese.

Questa intersezione non è unica nell’Asia centrale. In tutta l’Europa meridionale, le decisioni relative alle infrastrutture energetiche richiedono sempre più spesso un allineamento con la sicurezza idrica e la resilienza climatica, soprattutto nelle regioni soggette a siccità. A questo proposito, il processo di pianificazione del Kazakistan riflette una sfida globale: come integrare infrastrutture su larga scala a basse emissioni di carbonio in contesti fragili dal punto di vista ambientale, garantendo al contempo la sostenibilità a lungo termine. Il dibattito sul lago Balkhash fa parte di una più ampia discussione internazionale sulle infrastrutture sostenibili in condizioni di stress climatico.

La geopolitica influenza inevitabilmente questi sviluppi. Le centrali nucleari rappresentano impegni pluridecennali che comportano trasferimento di tecnologia, strutture finanziarie, quadri normativi, infrastrutture e accordi di fornitura di combustibile a lungo termine. Ad esempio, in Kazakistan, la prima centrale nucleare dovrebbe essere costruita da Rosatom, mentre la seconda e la terza sono previste in collaborazione con partner cinesi, riflettendo lo sforzo di evitare un’eccessiva dipendenza da un unico attore esterno. La scelta dei fornitori influenza non solo gli standard ingegneristici, ma anche l’allineamento diplomatico. Per i governi dell’Asia centrale, la diversificazione delle partnership appare sempre più centrale per preservare l’autonomia strategica e promuovere al contempo la modernizzazione delle infrastrutture. 

L’energia nucleare non dovrebbe essere considerata come l’unica soluzione alle sfide energetiche della regione. Il gas continuerà probabilmente a fungere da fonte ponte, in particolare nei sistemi in cui la flessibilità è essenziale. Le energie rinnovabili continueranno ad espandersi, grazie alla diminuzione dei costi tecnologici e agli impegni internazionali in materia di clima. L’energia idroelettrica rimarrà fondamentale negli Stati montani come il Kirghizistan e il Tagikistan, anche se le variazioni climatiche introducono nuove incertezze. L’interconnessione delle reti e la digitalizzazione assumeranno un ruolo sempre più importante.

In questo panorama in evoluzione, l’energia nucleare rappresenta un elemento all’interno di una più ampia strategia di diversificazione. La posizione distintiva dell’Asia centrale nel ciclo globale del combustibile le conferisce sia responsabilità che opportunità. Il successo della regione nel tradurre la ricchezza di uranio in un’architettura energetica equilibrata e sostenibile dipenderà non solo dai reattori e dalle riserve, ma anche dalla governance, dalla gestione ambientale e dalla capacità di integrare in modo coerente l’energia nucleare in un sistema energetico in rapida trasformazione.

La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione. La versione inglese di questo articolo è disponibile qui