Il 21 gennaio a Roma nella “Sala Zuccari” di Palazzo Giustiniani presso il Senato della Repubblica si è tenuto un altro evento promosso da Assogasliquidi-Federchimica, dopo quello di novembre, in cui è stato presentato lo studio svolto da BIP dal titolo: L’impatto dell’ETS2 sul mercato del GPL. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi stakeholder del settore afferenti a Imprese, Ambiente e Consumatori, al mondo della politica, e alle istituzioni. A queste ultime è stato dedicato un panel che ha visto il coinvolgimento di Ilaria Bertini, Direttore del Dipartimento Unità per l'Efficienza Energetica di ENEA, Mauro Mallone, Presidente del Comitato ETS, Giovanni Perrella, Presidente del Comitato tecnico consultivo biocarburanti del MASE, Eliana Venditti della Direzione generale mercati e infrastrutture energetiche del MASE. Di ognuno, RiEnergia riporta le principali posizioni espresse.

Ad aprire la discussione è  Ilaria Bertini, Direttore del Dipartimento Unità per l'Efficienza Energetica di ENEA, per cui in materia di transizione energetica serve un approccio pragmatico e basato sui dati, sottolineando come la realtà operativa spesso si scontri con le ambizioni normative europee. L’Ing. Bertini evidenzia come l'elettrificazione non possa essere l'unica soluzione possibile e come sia fondamentale puntare sulla neutralità tecnologica, valorizzando le "molecole" (come il Bio-GPL e l'evoluzione del settore metano/biometano). Questo approccio è indispensabile per risolvere criticità oggettive, come la produzione di acqua calda sanitaria nei condomini delle grandi città, dove altre tecnologie faticano a essere implementate. A tal proposito, l'ENEA sta collaborando con il MASE per definire la roadmap della riqualificazione edilizia, proponendo un approccio graduale che guardi più alle scadenze vicine (2030-2035) rispetto a quelle del 2050. Rimangono però, tre nodi, da sciogliere: costi insostenibili  sui cittadini e sulle casse dello Stato; mancanza di una filiera industriale pronta e di una formazione tecnica adeguata, perché senza professionisti preparati, la neutralità tecnologica resta un concetto astratto; tempo, dal momento che una riqualificazione profonda richiede tempi fisici di realizzazione che spesso non coincidono con le scadenze burocratiche.

A fare una fotografia precisa della portata della nuova normativa in materia di ETS2 è Mauro Mallone, Presidente del Comitato ETS: circa 700 operatori coinvolti di cui 630 già censiti, per un volume di emissioni di 166 milioni di tonnellate di CO2, un dato superiore a quello dell'ETS1 (grandi industrie e aviazione), che si ferma a 136 milioni. Quanto all’impatto economico globale, ipotizzando un prezzo della CO2 a 50 €/ton, la stima del Comitato ETS è di circa 7-8 miliardi di euro complessivi per il sistema Paese, che si traducono in un costo medio per famiglia di circa 200-300 euro in più all'anno (un aumento del 15-20% sui costi di riscaldamento e carburante derivante dall’applicazione dell’ETS2). L'impatto ovviamente è soggetto alle abitudini (es. chilometri percorsi e isolamento termico della casa). Per evitare che l’ETS2 sia percepito solo come un costo e non come un incentivo al cambiamento, è fondamentale mantenere il prezzo del carbonio stabile e "calmierato" (sotto i 45 euro) nei primi anni per evitare shock economici; tenere conto della neutralità tecnologica e quindi non guardare esclusivamente all’elettrico, ma anche a soluzioni più accessibili come il GPL o il passaggio a veicoli usati più efficienti (es. da Euro 2 a Euro 6); puntare su misure di efficienza energetica: interventi come la sostituzione degli infissi possono ridurre i consumi del 15%, azzerando di fatto l'incremento di costo dovuto alla nuova tassa. In questo quadro, tuttavia, sarà necessario "equilibrare" il mercato, evitando che le piccole imprese fuori dall'ETS1 abbiano un vantaggio sleale, e serviranno politiche forti e credibili che permettano ai consumatori di difendersi dai rincari attraverso detrazioni e incentivi alla riqualificazione.

Più focalizzato sul settore dei biocarburanti, è l’intervento di Giovanni Perrella, Presidente del Comitato tecnico consultivo biocarburanti del MASE, che annuncia novità normative nuovissime data la concomitanza con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (20 gennaio 2026) del Decreto Legislativo n. 5/2026, che recepisce la direttiva europea RED III. Questo documento stabilisce nuovi traguardi per l'Italia: 1) un innalzamento dell’obbligo biocarburanti al 2030 che passa dal 16% attuale al 29% di biocarburanti nel mix energetico; 2) l’inclusione dei biocarburanti "in purezza" per cui l'Italia punta a una quota complessiva del 34%, in linea con il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima);  3) per la prima volta, il GPL viene pienamente integrato negli obblighi di immissione in consumo di biocarburanti, ovvero nel 2027, il settore dovrà assolvere a metà dell'obbligo previsto per gli altri prodotti, mentre nel 2028, il GPL sarà a pieno regime con gli stessi obblighi degli altri carburanti fossili. In particolare nel 2028 sarà anche l'anno di avvio del sistema ETS2 e questo permetterà alle aziende di usare il Bio-GPL per ridurre le proprie emissioni dichiarate, pagando meno quote di CO2. In tale direzione e al fine di poter disporre di  biocarburanti in quantità sufficiente, il Ministero ha stanziato 200 milioni di euro per aiutare le raffinerie tradizionali a riconvertirsi in bioraffinerie (anche parzialmente) e finanziare nuovi impianti attraverso, potenzialmente, i proventi stessi dell'ETS2. Inoltre, il governo si sta impegnando  su più fronti: su quello globale con la promozione del "Pledge 4x", un impegno per quadruplicare i consumi mondiali di biocarburanti entro il 2035; su quello europeo, in difesa serrata della neutralità tecnologica, per chiedere alla Commissione Europea di non puntare solo sull'elettrico, ma di riconoscere il ruolo dei biocarburanti per salvare i motori a combustione interna. Puntare sui biocarburanti (come il Bio-GPL o l'HVO) permette di raggiungere gli obiettivi climatici senza distruggere il sistema industriale italiano e, soprattutto, offre ai cittadini alternative meno costose rispetto alla sola elettrificazione forzata.

A chiudere la tavola rotonda delle istituzioni è Eliana Venditti della Direzione generale mercati e infrastrutture energetiche del MASE che offre una prospettiva tecnica su come il Ministero stia lavorando a Bruxelles per rendere l'ETS2 meno "doloroso" per imprese e famiglie. In primo luogo, il Ministero ha ottenuto una revisione delle tempistiche slittando l'implementazione vera e propria (con obbligo di restituzione delle quote) al 2028, con l’obiettivo di evitare shock immediati e volatilità estrema dei prezzi, dando più tempo agli operatori per adeguarsi. In secondo luogo, ha proposto e ottenuto alcuni meccanismi di controllo dei prezzi per evitare speculazioni: la soglia dei 45€, ovvero se il prezzo della quota ETS2 raggiunge i 45 euro, scatta automaticamente l'immissione sul mercato di ulteriori 40 milioni di quote (fino a due volte) per calmierare il prezzo; inoltre, il Ministero sta spingendo per anticipare la vendita all'asta delle quote, per permettere agli operatori di acquistare quote in un momento in cui c'è meno pressione, evitando di doverle comprare tutte insieme quando i prezzi potrebbero essere più alti. Sta, infine, lavorando a regole certe affinché i costi che saranno in capo agli operatori siano trasferiti in modo trasparente e non distorsivo sul mercato. La Dott.ssa Venditti chiude il suo intervento facendo il punto sulla destinazione dei ricavi incassati dallo Stato dall’ETS2, chiarendo che i proventi delle aste non possono essere usati liberamente, dato che l'Europa impone che siano rendicontati e spesi per attività compatibili con la decarbonizzazione e che gran parte dei proventi confluirà nel Fondo Sociale per il Clima, che servirà specificamente ad aiutare i consumatori e le famiglie più fragili a sostenere i costi della transizione.