L'occupazione nel settore energetico si modificherà rapidamente in ragione del fatto che i paesi e le imprese di tutto il mondo stanno accelerando gli sforzi per decarbonizzare e accrescere la sicurezza energetica. Un simile percorso comporta da un lato, opportunità, ma, dall’altro, sfide. Poiché i paesi che contribuiscono a oltre il 70% delle emissioni globali si sono impegnati a raggiungere le neutralità carbonica entro la metà del secolo, verranno creati decine di milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita al fine di  sviluppare e implementare le tecnologie necessarie. Allo stesso tempo, percorrere la strada della transizione energetica richiederà la riconversione di una parte dei lavoratori - oggi impiegati nel comparto dei combustibili fossili- verso nuovi impieghi. Al fine di prepararsi in modo proattivo e strategico a queste mutevoli dinamiche del mondo del lavoro, governi, imprese e altri stakeholder devono avere una buona conoscenza dello stato attuale dell'occupazione energetica.

Nella sua prima valutazione globale sul mondo del lavoro nel settore energia, l'AIE ha rilevato che, nel 2019, il comparto ha impiegato oltre 65 milioni di persone a livello mondiale, pari a circa il 2% dell'occupazione complessiva. Questi posti di lavoro sono distribuiti più o meno equamente nella fase di produzione dei combustibili (carbone, petrolio, gas e bioenergia), nel settore elettrico (generazione, trasmissione, distribuzione e stoccaggio) e in quello degli usi finali dell'energia (produzione di veicoli ed efficienza energetica per edifici e industria). Oltre la metà degli occupati risiede nella regione dell'Asia-Pacifico, per via della rapida espansione delle infrastrutture energetiche e della disponibilità di manodopera a basso costo che sta consentendo l'emergere di importanti centri di produzione di energia pulita. La sola Cina ha quasi 20 milioni di occupati nell'energia. Anche il Nord America e l’Europa, grazie alla presenza di consolidate compagnie energetiche, sono regioni che offrono una vasta base occupazionale in ambito energetico, nell’ordine dei 7-8 milioni di occupati ciascuna.

Dopo la crisi che ha colpito profondamente il mercato del lavoro mondiale durante la pandemia da Covid-19, si assiste ora ad una netta ripresa soprattutto grazie alla crescita resiliente delle energie rinnovabili. L'occupazione nel settore del petrolio, del carbone e del gas naturale è stata, invece, quella maggiormente condizionata dalla pandemia, con licenziamenti elevati soprattutto nel comparto O&G. Anche in tale ambito, il  trend si è invertito nel 2022 esibendo un tasso di occupazione destinato a tornare ai livelli pre-pandemici. Allo stesso tempo, i gap tra domanda e offerta e la rigidità dei mercati del lavoro hanno contribuito a creare interruzioni nelle catene di approvvigionamento e ritardi nei tempi di realizzazione dei progetti inerenti, tra gli altri, il comparto dell’eolico offshore, quello petrolifero e del gas e  quello delle ristrutturazioni edilizie. La crisi energetica in corso, scoppiata a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, potrebbe anche determinare un prolungato periodo di slittamento dell’occupazione in ambito energetico.

Ad oggi, l'energia pulita impiega oltre il 50% del totale dei lavoratori dell'energia, in linea con la crescita sostanziale dei nuovi progetti che sono prossimi diventare operativi. In Europa e in Cina, l'occupazione nella clean energy rappresenta ben più della metà del totale, mentre si osserva un maggior impiego di risorse nell’energia convenzionale in Medio Oriente e Russia. Molti segmenti dell'energia pulita competono, in termini di forza lavoro, con i segmenti dell'energia convenzionale. Ad esempio, la produzione di energia a basse emissioni di carbonio, principalmente solare ed eolica, impiega 7,8 milioni di persone, al pari del comparto petrolifero. La produzione di veicoli elettrici, loro componenti e batterie assorbe già il 10% della forza lavoro dell’intera catena della produzione dei veicoli, che a livello globale, si attesta a 13,6 milioni.

L'energia pulita ha anche un alto potenziale per la creazione di posti di lavoro nei decenni a venire. Lo scenario Net Zero Emissions by 2050 dell’AIE prevede circa 30 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore dell'energia pulita entro il 2030, tra nuovi ruoli e riqualificazione dei lavoratori esistenti. In Europa, in particolare, entro il 2030 verranno creati almeno 3,5 milioni di nuovi posti di lavoro in tale ambito, in linea con l’aumento dei veicoli elettrici e ibridi e di progetti in materia di efficienza, generazione di energia e reti.

Vista la crescita imminente di occupati nei segmenti dell'energia pulita, è fondamentale per i governi e le imprese e garantire la qualità del lavoro e l'inclusione . Massimizzare la qualità del lavoro aiuta ad attrarre lavoratori, compresi quelli che provengono da altre filiere del settore energetico. I salari del mondo energetico in genere sono più elevati rispetto alla media degli altri settori economici, con industrie consolidate come quelle di nucleare, petrolio e gas che offrono la retribuzione più alta. Tuttavia, i segmenti più recenti, come quello solare, spesso non offrono le stesse tutele e la stessa rappresentanza sindacale dei consolidati comparti dei combustibili fossili, specialmente nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo. Inoltre,  la quota femminile sul totale della forza lavoro impiegata nell’energia è costantemente inferiore a quella mediamente osservabile negli altri settori, con le donne che rappresentano solo il 15% circa dell'occupazione nei comparti energetici tradizionali.

Il settore energetico necessita anche di lavoratori più qualificati rispetto alla media, il che richiede necessariamente programmi di formazione e riqualificazione. Circa il 45% dei lavori implica un certificato di istruzione terziaria, dai titoli universitari alle certificazioni professionali. Meno del 10% dell'occupazione nel settore energetico è assorbita da manodopera poco qualificata ed è concentrata nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo. Molte imprese europee hanno riferito di aver riscontrato criticità nell'assunzione di candidati con le competenze tecniche richieste, in ragione di un bacino ristretto di persone da cui attingere. Le aziende stanno anche avviando programmi di formazione interna, a volte in collaborazione con università e altre istituzioni, per trasferire i lavoratori esistenti da attività ad alta intensità emissiva ad altre del loro portafoglio. La realizzazione dell'ambizioso piano REPowerEU dipenderà anche dalla capacità dell'Europa di formare una pipeline di nuovi occupati in ambito energetico.