Trasportare energia via mare, che sia gas naturale liquefatto (GNL), carbone o petrolio, ha degli oneri: fra questi vi rientrano i costi di noli.  Di cosa si tratta? Per capirlo partiamo dalla disciplina giuridica di noleggio di nave, la quale trova fondamento negli artt. da 384 a 395 del Codice della Navigazione del 1942. Secondo la nozione legislativa, il noleggio di nave è un contratto con il quale un soggetto (noleggiante), il quale riveste il ruolo di armatore, in corrispettivo del nolo pattuito, si obbliga a compiere con una nave determinata uno o più viaggi prestabiliti, oppure, entro un periodo di tempo convenuto, i viaggi ordinati dal noleggiatore alle condizioni stabilite dal contratto. In particolare, sul noleggiatore grava l'obbligo principale di corrispondere il nolo pattuito, generalmente, in funzione tanto della durata del contratto quanto della portata della nave. Oltre al nolo però, sono poste a carico del suddetto tutte quelle spese che possono variare in funzione degli ordini commerciali e dei viaggi degli ordinati, quali, ad esempio, la provvista di carburante e le spese inerenti all'impiego commerciale della nave. Peraltro, il noleggiatore è responsabile per le conseguenze della gestione commerciale della nave e, così, anche dei danni che possano derivarle, salvo che non si tratti di conseguenze inevitabili.

Già nel 2020, nei primi mesi di pandemia, in virtù del calo del prezzo del greggio, si è assistito ad un aumento notevole dei costi di nolo delle navi di grande capacità per il trasporto di petrolio greggio (Very Large Crude Carrier). I trader, infatti,  cercavano capacità di stiva necessaria per stoccare enormi quantità di oro nero acquistato a basso costo. In data 10 marzo 2020, le rate di nolo giornaliere di una VLCC che può trasportare, o semplicemente stoccare, 2 milioni di barili di greggio erano salite a circa 38.700 dollari rispetto ai 30.700 della precedente settimana e ai 14.800 dollari del mese precedente. Secondo una nota società di analisi e ricerca, Pareto Securities, mentre, a causa dell'emergenza da Covid-19, l’attività effettiva di noleggio delle navi era piuttosto limitata, l’interesse per lo stoccaggio galleggiante ha incrementato il sentimento positivo degli armatori e quindi anche le rate di nolo.

Nel 2021 poi, l’aspettata ripresa dell’attività economica mondiale ha innescato un nuovo fortissimo incremento dei prezzi delle commodities e a beneficiarne è anche il settore dry bulk (dry bulk è inteso come un cargo attraverso il quale vengono traportate merci spacchettate in grandi quantità). Nel caso del carbone, per esempio,  si assiste a una riorganizzazione del traffico, che ha fatto aumentare le tonnellate-miglia, nonché i ritardi nei porti (che hanno sfiorato il 20% a settembre 2021), il che ha inciso sui noli, decisamente aumentati, registrando rate che non si vedevano da una decina di anni. Parimenti, la crescente domanda di gas naturale liquefatto ha portato ad una forte crescita della flotta, con enormi investimenti a livello mondiale per il trasporto marittimo di gas naturale (esemplari le dinamiche in Qatar, Australia e Stati Uniti). Diverso invece il trend per il petrolio, la cui domanda, anche se in ripresa, non sta tornando ai livelli pre-pandemia. Una domanda che non decolla a fronte di una flotta di petroliere che ha continuato a crescere con decisione a causa degli ordini piazzati prima della pandemia, spiega perché il settore sia depresso da ormai quasi 2 anni, compresi i costi di nolo.

Ulteriore spinta al rialzo tanto dei prezzi delle fonti energetiche, quanto dei noli, arriva nel 2022  dalla guerra in Ucraina, la quale sta esercitando effetti sul trasporto marittimo internazionale, sia dal punto di vista dei costi che da quello della sicurezza della navigazione.  Se guardiamo al  Mar Nero, teatro del conflitto, si evidenzia il forte interscambio commerciale che lega Unione Europea e Russia. Una forte dipendenza da Mosca che, già da ora con la riduzione dei carichi importati dalla Russia ma ancora di più nei prossimi mesi, una volta che le sanzioni entreranno in vigore,  avrà enormi effetti sulla domanda di navi e quindi sui noli.

Il sesto pacchetto di sanzioni, adottato a giugno 2022 dal Consiglio dell'Unione europea, infatti, vieta l'acquisto, l'importazione o il trasferimento di petrolio greggio e di alcuni prodotti petroliferi dalla Russia all'UE. Le restrizioni si applicheranno gradualmente: entro sei mesi per il petrolio greggio ed entro otto mesi per altri prodotti petroliferi raffinati. Poiché la maggior parte del petrolio russo fornito all'UE è trasportato per via marittima, entro la fine dell'anno tali restrizioni copriranno quasi il 90% delle importazioni in Europa. Questo dovrebbe determinare un riorientamento del mercato globale con l’Europa che dovrà guardare altrove per rifornirsi di greggio e prodotti finiti, a costi, compresi quelli di noli, inevitabilmente più elevati. Stessa dinamica dovrebbe riguardare il mercato del gas: benché, ad oggi, non sia stato trovato un accordo sul possibile embargo di gas russo,  data la forte dipendenza, accelerarne l'emancipazione rimane un obbiettivo prioritario dell'UE. Ancora una volta si guarda ad altri paesi, soprattutto gli USA, per forniture alternative, ma il costo da pagare è molto alto. Dovendo ridurre le importazioni via tubo dalla Russia, la principale alternativa rimane il gas naturale liquefatto trasportato via nave, fonte che ha già visto lievitare i suoi prezzi considerevolmente l’anno scorso a causa di una forte domanda e di una concorrenza spietata tra il Bacino Asiatico e quello europeo, che si sono contesi i carichi spot (quindi non legati da contratti a lungo termine) disponibili sul mercato. Con i prezzi aumentano anche in maniera poderosa le tariffe per il noleggio di una metaniera: si parla di cifre pari a 120.000 dollari al giorno, in crescita di oltre il 50% rispetto a un anno fa, secondo quanto afferma Clarksons Platou Securities. Cifre destinate a rimanere elevate anche in ragione della carenza di  metaniere necessarie per ottemperare alla maggiore domanda: carenza giustificata poi dalle necessità richieste dall'ESG (environmental, social, and corporate governance) concernenti la messa in sicurezza le navi in virtù delle nuove normative globali sulle emissioni del trasporto marittimo.

Le continue ostilità tra la Russia e l’Occidente per l’invasione russa dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin stanno esercitando una forte pressione sugli scambi di energia, specialmente su quelli via mare. I paesi dell'UE si stanno attivando al fine di allentare la dipendenza del blocco dagli idrocarburi russi, ma questo ha un costo, come abbiamo visto parlando delle rate di noleggio delle navi. I prossimi mesi saranno cruciali per capire quanto di questo rialzo possa considerarsi congiunturale e quanto invece strutturale.