I paesi dell'Unione europea hanno iniziato a definire come intendono spendere i fondi del Next Generation Eu (NGEU), lo strumento di riferimento per la ripresa dalla pandemia, e già alla fine di aprile, hanno cominciato a presentare i loro piani di recupero e di resilienza. Una prima rapida analisi mostra che i piani dei quattro maggiori paesi dell'Ue, Francia, Germania, Italia e Spagna riflettono priorità piuttosto diverse, anche se tutti soddisfano i parametri minimi di spesa del 37% per il clima e del 20% per la digitalizzazione.

Ma vediamo la questione più nel dettaglio.

La dotazione finanziaria totale del NGEU ammonta a 750 miliardi di euro a prezzi 2018 o a 795 miliardi di euro a prezzi correnti e comprende sette strumenti, di cui il più grande è il Recovery and resilience facility (Rrf). Questo strumento è composto da sovvenzioni per 312,5 miliardi di euro a prezzi 2018 (337 a prezzi correnti) e da prestiti per 360 miliardi di euro a prezzi 2018 (390 a prezzi correnti). La maggior parte dei piani di recupero riguardano solo il Rrf, ma nel piano dell'Italia è incluso anche ReactEu (un'altra componente del NGEU). L'Italia include anche alcune spese extra da risorse nazionali nel suo piano. In questa nostra analisi, ci concentriamo puramente sulla spesa finanziata dal NextGenerationEu.

Dei quattro paesi, solo il piano dell'Italia prevede l'assunzione di prestiti nell'ambito del Rrf, il che spiega perché il nostro paese abbia ricevuto un ammontare di capitale molto più grande: 205 miliardi di euro di cui 69 miliardi di euro di sovvenzioni Rrf, 14 miliardi di euro di sovvenzioni ReactEU e 123 miliardi di euro di prestiti Rrfm. Il piano spagnolo, per esempio, ammonta a 69 miliardi di euro di sole sovvenzioni Rrf, anche se è prevista la possibilità di richiedere prestiti del Rrf in futuro.

I piani hanno strutture piuttosto differenti e questo rende difficile il loro confronto. In particolare, i quattro maggiori paesi dell'Ue classificano diversamente le varie priorità di spesa. Francia e Germania presentano numeri precisi per le componenti verdi e digitali di tutte le voci, la Spagna riporta informazioni qualitative, mentre l'Italia ha una missione digitalizzazione separata e due missioni “verdi”, ma non riporta se altre categorie, come istruzione e salute, hanno componenti digitali o verdi. Tuttavia, un elemento li accomuna: la definizione puntuale delle quote complessive di spesa verde e digitale. Sarebbe stato consigliabile utilizzare un modello comune per classificare e riportare le varie categorie di spesa, ma in assenza di questo è comunque possibile, ragionevolmente, comparare le quote complessive di spesa verde e digitale previste, raggruppando tutte le spese non verdi e non digitali in un unico gruppo.

La Germania prevede di spendere più della metà del denaro dell'Ue che riceverà per la digitalizzazione, mentre gli altri tre paesi spenderanno un quarto o meno. In termini di valori assoluti: per le priorità digitali, l'Italia prevede di spendere 42 miliardi di euro, seguita dalla Spagna con 16 miliardi di euro, dalla Germania con 15 miliardi e dalla Francia con 10 miliardi.

La Francia, invece, ha deciso di spendere la metà della sua quota di denaro Ue per le priorità verdi, mentre gli altri tre paesi spenderanno circa il 40%. In valori assoluti, però l’Italia prevede di allocare per gli obiettivi ambientali 86 miliardi di euro, seguita da Spagna (31 miliardi di euro), Francia (21 miliardi) e Germania (11 miliardi).

Anche le sotto-componenti dei piani variano. Il piano tedesco include pochi finanziamenti che non rientrano negli obiettivi climatici e digitali, forse perché la Germania dovrebbe ricevere l'importo più basso. I piani degli altri tre paesi sono, invece, molto più diversificati e includono priorità politiche come l'inclusione sociale, l'istruzione, la ricerca, la salute, e nel caso della Spagna, anche voci dedicate alla cultura e allo sport. 

Anche all’interno della loro principale voce di spesa, il clima, i piani presentano differenze significative. Le priorità sono simili con, in ordine di importanza, infrastrutture verdi e mobilità, energia verde ed efficienza energetica degli edifici, ma i piani d’azione sono molto diversi. 

Per esempio, forse perché riceve l'importo più basso, gli investimenti in infrastrutture verdi e mobilità della Germania sono interamente concentrati sullo sviluppo della mobilità elettrica, con incentivi per promuovere la diffusione di auto elettriche, autobus e veicoli ferroviari e una spinta allo sviluppo di infrastrutture di ricarica. La Spagna, che parte da un importo complessivo più elevato, prevede un piano di investimenti nello sviluppo della mobilità elettrica, ma anche nel trasporto pubblico. In Francia e in Italia, invece, la metà degli investimenti si concentra sullo sviluppo del sistema ferroviario. In Francia, il focus è la modernizzazione della rete ferroviaria e l'ulteriore sviluppo del trasporto merci su rotaia e delle linee locali. In Italia la priorità è lo sviluppo dei treni ad alta velocità.

Anche gli investimenti in energia “verde” sono strutturati in modo diverso. Probabilmente come risultato della stessa limitazione dei finanziamenti, la Germania si concentra fortemente sullo sviluppo di un'economia dell'idrogeno, attraverso una varietà di strumenti che vanno dal finanziamento della ricerca a misure per scalarne la diffusione. Anche la Francia prevede investimenti nell'idrogeno verde, accanto a progetti di sostegno all'aeronautica e allo sviluppo di altri mercati chiave per la tecnologia verde. L'Italia e la Spagna - anche grazie alle maggiori risorse a loro disposizione - prevedono investimenti consistenti nelle energie rinnovabili e nelle reti intelligenti, oltre al sostegno ai progetti sull'idrogeno.

Gli investimenti nell'efficienza energetica degli edifici, invece, seguono un approccio simile, concentrato sulla ristrutturazione di edifici sia privati che pubblici. Tuttavia, mentre l'Italia prevede investimenti significativi nell'adattamento al cambiamento climatico, la Francia presta maggiore attenzione alla coesione territoriale.

Simone Tagliapietra (Senior fellow presso il Bruegel di Bruxelles e docente di energia, clima e ambiente presso l’Universita’ Cattolica di Milano)