Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e per mitigare i cambiamenti climatici, è fondamentale indirizzare gli investimenti verso progetti sostenibili e attività con una puntuale valutazione dei benefici e rischi per la salute umana e l'ambiente. Serve un linguaggio comune e una definizione chiara di ciò che è "sostenibile". Questo è il motivo per cui il piano d'azione sul finanziamento della crescita sostenibile a livello europeo ha richiesto la creazione di un sistema di classificazione comune per attività economiche sostenibili, ovvero la tassonomia degli investimenti.

Il regolamento sulla tassonomia conferisce alla Commissione Europea il potere di stabilire l'elenco delle attività sostenibili dal punto di vista ambientale, insieme ai criteri di screening tecnico associati per ciascun obiettivo ambientale. Sebbene l'energia nucleare sia stata riconosciuta dal “Technical Expert Group” della Commissione Europea come “energia climaticamente neutra”, il rispetto dei criteri di “non nuocere in modo significativo” del ciclo di vita dell'energia nucleare e, in particolare, lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, ha richiesto ulteriori considerazioni. Dopo mesi di consultazioni, il 29 marzo 2021, il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea ha pubblicato un primo rapporto in cui si afferma che le analisi condotte non hanno rivelato prove scientifiche che dimostrino che l'energia nucleare sia più dannosa alla salute umana o all'ambiente rispetto ad altre tecnologie di produzione di elettricità già incluse nella tassonomia come attività a sostegno della mitigazione del cambiamento climatico.

Vale dunque la pena leggere la proposta di inclusione della Commissione Europea del nucleare nella tassonomia degli investimenti green alla luce del ruolo della fonte stessa nel processo di decarbonizzazione, attuale e futuro, dell’economia e della società a livello mondiale ed europeo.

Ad oggi, l'energia nucleare contribuisce alla generazione di elettricità a livello globale, con una quota pari al 10%. A maggio 2019, erano attivi 452 reattori nucleari in 31 paesi nel mondo, con una capacità combinata di circa 400 GW. In particolare, l'energia nucleare gioca un ruolo rilevante nelle economie avanzate, dove rappresenta il 18% della generazione elettrica totale. Nel 2018 ha fornito il 70% dell’elettricità in Francia e oltre la metà in Slovacchia e in Ungheria. Allo stesso modo la Corea e gli Stati Uniti fanno affidamento sull'energia nucleare per circa un quinto della loro elettricità.

Con riferimento esclusivo alle fonti di generazione elettrica a basso contenuto di carbonio, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), nelle economie avanzate l'energia nucleare fornisce il 40% di tutta la generazione a basse emissioni di carbonio (Fig. 1). Nel 2018 la generazione elettrica da nucleare è stata di poco più di 2.000 TWh e ha rappresentato la principale fonte di elettricità a basse emissioni di carbonio in 13 economie avanzate, soprattutto europee: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Corea, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.

Fig. 1 - Generazione elettrica a basso contenuto di carbonio per fonte nelle economie avanzate (TWh), 2018

Fonte: Elaborazione The European House – Ambrosetti su dati IEA, 2021

Con riferimento all’Unione Europea, il nucleare è la seconda fonte per la produzione di elettricità, con una quota pari al 25,8%, dopo i combustibili fossili, che ancora rappresentano quasi il 50% della produzione elettrica.

Sempre secondo le analisi dell’AIE, l'energia nucleare ha contribuito a rallentare l'aumento a lungo termine delle emissioni di anidride carbonica (CO2) nell'ultimo mezzo secolo, in particolare nelle economie avanzate. A livello globale, tra il 1971 e il 2018, la produzione di energia nucleare ha evitato 63 Gigatonnellate di CO2 (GtCO2). Senza l’energia nucleare, le emissioni derivanti dalla generazione di elettricità sarebbero state quasi il 20% più alte e le emissioni legate al settore energetico superiori del 6% nello stesso periodo, con quasi il 90% delle emissioni evitate concentrato nelle economie avanzate. Negli ultimi 50 anni circa, sia l'Unione Europea che gli Stati Uniti hanno evitato circa 22 GtCO2 - pari a oltre il 40% delle emissioni totali del settore energetico nell'Unione Europea e un quarto negli Stati Uniti.

Fig. 2 - Emissioni di CO2 evitate cumulate grazie alla generazione elettrica da fonte nucleare (GtCO2), 1971-2018

Fonte: elaborazione The European House – Ambrosetti su dati IEA, 2021

Secondo le analisi del JRC, il “lifecycle assessment” delle emissioni di gas serra (GHG) prodotte dall'energia nucleare è tra i più bassi di tutte tecnologie energetiche ad oggi disponibili (Fig. 3).

Fig. 3 - Intensità di emissione di gas a effetto serra durante il ciclo di vita della produzione elettrica per tecnologia (tonnellate di CO2 equivalente per GWh), 2021 o ultimi dati disponibili

Fonte: Elaborazione The European House – Ambrosetti su dati JRC, 2021

Per questo motivo, in uno scenario di penetrazione accelerata delle fonti di energia rinnovabili al 2030 e alla luce del graduale processo di phase-out del carbone, che vedrà circa l’80% dei Paesi Membri abbandonare il carbone entro il 2040, il nucleare può rappresentare una fonte energetica per integrare e bilanciare il mix energetico attuale e futuro.

Infatti, lo scenario evolutivo di generazione elettrica a politiche correnti (lo scenario è stato quantificato utilizzando il modello dei sistemi energetici PRIMES e si riferisce allo scenario EUCO3232.5) sviluppato dalla Commissione Europea prevede una penetrazione del nucleare vicina al 22% al 2050 (quella delle rinnovabili è vicina al 65%), solamente 3 punti percentuali in meno rispetto alla quota attuale. Con il prossimo aggiornamento dei target delle rinnovabili al 2030 e 2050 a seguito delle accresciute ambizioni europee in termini di riduzioni di GHG (-55%), è lecito attendersi una contrazione di tale quota, pur mantenendosi a livelli elevati. Un tale scenario sarà abilitato dallo sviluppo tecnologico atteso nel settore. I reattori di nuova generazione potranno offrire soluzioni per integrarsi maggiormente con le fonti di energia rinnovabili, garantendo più flessibilità (producendo anche idrogeno) e sicurezza.

Il nucleare è la tecnologia energetica a più alta intensità di capitale. Prolungare la vita utile dell’attuale capacità di generazione nucleare comporta investimenti significativi per sostituire i componenti obsoleti e migliorare la sicurezza degli stessi per soddisfare i requisiti di sicurezza più elevati e le aspettative delle autorità di regolamentazione. Tuttavia, nonostante tali costi aggiuntivi, l'estensione della vita utile degli impianti esistenti rimane un’opzione economicamente valida ed è già al vaglio, se non già implementata, in diversi Stati membri dell'UE. La necessità di investimento è tanto più rilevante se si considera l’età media degli impianti. In Europa, l’età media di una centrale nucleare è di 35 anni (solo negli Stati Uniti le centrali sono più obsolete, con 39 anni in media), con il 17% degli impianti che ha tra i 10 e i 30 anni e il restante 83% che è operativo da più di 30 anni.

Considerando la capacità esistente, si stima che l'energia nucleare abbia i costi di generazione elettrica più bassi tra le tecnologie esistenti. Il costo aumenta se si considera la nuova capacità installata, ma il nucleare rimane una tecnologia competitiva e vicina al costo livellato dell'attuale mix energetico. Per fornire un ordine di grandezza, l’attuale mix energetico della capacità installata in Europa ha un costo livellato di circa 90 €/MWh, con il nucleare che si attesta intorno a circa 60 €/MWh, poco meno dell’idroelettrico (65 €/MWh), dell’eolico (70 €/MWh) e del solare (85 €/MWh).

In conclusione, la protezione delle persone e dell'ambiente nei paesi con impianti nucleari si basa sull’esistenza di un solido quadro normativo che ne sovrintenda la sicurezza e gli impatti ambientali e ne mitighi le criticità (come la gestione e lo smaltimento delle scorie). Il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di sicurezza durante il ciclo di vita delle centrali nucleari e la durata delle attività correlate richiede un solido quadro legale e regolamentare, che includa rigorose revisioni periodiche sulla sicurezza, monitoraggio e reportistica. La Commissione Europea sta considerando di includere all’interno della tassonomia degli investimenti anche il nucleare. Una tale considerazione non mina la rilevanza a medio-lungo termine delle fonti di energia rinnovabili, ma piuttosto consolida lo sforzo europeo verso il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, garantendo al tempo stesso la sicurezza energetica e la sostenibilità dei costi.