A partire dall’emanazione della Direttiva europea 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia, per tutti gli edifici di nuova costruzione è previsto l’obbligo di essere a energia quasi zero (Nearly Zero Energy Building, NZEB) ossia immobili che consumano pochissima energia per riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione, illuminazione. Tale obbligo è vigente a partire dal 31 dicembre 2018 per gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi, mentre a partire dal 1° gennaio 2021 è esteso a tutti gli altri nuovi edifici.

A questa cornice legislativa si affianca nel 2016 la pubblicazione del “Piano d’Azione Nazionale per incrementare gli edifici ad energia quasi zero” (PANZEB), che traccia gli orientamenti e le linee di sviluppo nazionali per incrementare il numero dei Nearly Zero Energy Building, sia attraverso la realizzazione di nuovi edifici, sia attraverso la ristrutturazione degli edifici esistenti.

Ma cosa significa edificio a energia quasi zero?

Secondo una definizione comune in tutta l’Unione Europea, un edificio a energia quasi zero è un edificio ad altissima prestazione energetica, nel quale il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia green prodotta in situ. Si tratta di una definizione assolutamente generale e atta ad essere declinata in modo flessibile a livello nazionale in funzione delle specifiche condizioni climatiche, delle strategie energetiche, delle metodologie di calcolo e delle tradizioni edilizie.

In Italia le prescrizioni e i requisiti di un edificio a energia quasi zero sono specificati nel Decreto interministeriale 26/06/2015 “Requisiti minimi”, integrato dall’allegato 3 del decreto legislativo 28 del 2011 sugli obblighi relativi alla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili.

Il quadro dei requisiti di un NZEB è alquanto complesso e la sua descrizione esula dagli obiettivi del presente articolo. Tuttavia, si può affermare che al fine di qualificare un NZEB non basta un solo indicatore, ma occorre combinare più requisiti che  tengano conto di tre aspetti:

-          Qualità del fabbricato (parte passiva dell’edificio) volta a limitare i fabbisogni di energia termica, i carichi termici di picco e il discomfort termico; ovvero il disagio (insoddisfazione) delle persone esposte in ambienti termici troppo caldi o troppo freddo;

-          Efficienza energetica dei sistemi impiantistici (climatizzazione, acqua calda sanitaria, illuminazione …) ed efficacia dei sistemi di regolazione;

-          Produzione di energia da fonti rinnovabili in situ (solare, eolico, geotermico …).

In Italia ciò si traduce in una serie di prescrizioni, soprattutto legate all’involucro edilizio e ai singoli componenti impiantistici, nonché nel confronto di vari indicatori di prestazione energetica con quelli di un edificio di “riferimento”, identico in termini di geometria, orientamento, ubicazione territoriale, destinazione d’uso e situazione al contorno, ma con caratteristiche termiche e parametri energetici predeterminati. A ciò si aggiungono requisiti severi di copertura dei fabbisogni termici e di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Ma quali soluzioni tecnologiche sono adottabili per realizzare un edificio a energia quasi zero? Sia che si tratti di una nuova costruzione, che di una ristrutturazione edilizia, le tecnologie devono  conformarsi ai requisiti sopra descritti e dipendono dalla destinazione d’uso dell’edificio, dalla sua taglia e dal contesto climatico.

Per quanto riguarda le strutture opache dell’involucro (es. pareti, perimetrali, tetti, pavimenti su terreno o su locali non riscaldati) la soluzione consiste nell’applicazione di strati isolanti di spessore fino a 15/20 cm nelle zone climatiche più fredde e fino a 10 cm in quelle più calde.

La soluzione preferibile, che permette di limitare anche l’effetto dei ponti termici, è quella dell’isolante applicato all’esterno.  Si ricorda che i ponti termici sono associati alla discontinuità dell’isolamento termico che si può verificare in corrispondenza degli innesti di elementi strutturali (solai e pareti verticali o pareti verticali tra loro).

In merito ai serramenti, le soluzioni tecniche possono essere varie (doppi o tripli vetri basso-emissivi, riempimento dell’intercapedine con gas), con l’aggiunta di schermature solari esterne.

Una soluzione da valutare sempre con attenzione è l’impianto di ventilazione meccanica controllata, che consente l’immissione di aria esterna, opportunamente filtrata, in quantità adeguate a garantire le condizioni igieniche all’interno dell’ambiente. L’aria immessa può essere preriscaldata sfruttando l’energia termica contenuta nell’aria più calda estratta dall’ambiente (recupero termico).

Per quanto riguarda la climatizzazione, invece, negli edifici nuovi la configurazione impiantistica di riferimento e la tecnologia principale è la pompa di calore di tipo centralizzato per riscaldamento, ACS e raffrescamento, accoppiata a pannelli fotovoltaici ed eventualmente a pannelli solari termici.

Queste soluzioni tecnologiche, applicabili soprattutto nel caso di nuovi edifici potrebbero non essere replicabili nel caso di edifici già esistenti, per cui è possibile intervenire con configurazioni impiantistiche ad hoc. Nella tabella che segue sono state riportate quelle più comuni previste nel PANZEB.

Configurazioni impiantistiche per edifici esistenti trasformati in  NZEB

Fonte: Piano d’Azione Nazionale per incrementare gli edifici ad energia quasi zero