Nel mondo contemporaneo si vanno progressivamente affermando nuove forme di possesso e utilizzo dell’autovettura che stanno, in misura sempre più significativa, modificando il concetto stesso di mobilità privata. Se la proprietà di una o più autovetture è stato il modo in cui tradizionalmente gran parte della popolazione italiana ha provveduto a dare risposta alla propria esigenza di mobilità, oggi questo paradigma si va in parte modificando.

La diffusione del trasporto pubblico locale nelle grandi città, lo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria e il diffondersi di stili di vita diversi hanno ridotto, specialmente in ambito metropolitano, l’utilizzo dell’autovettura facendone crescere in maniera ancora più elevata il costo unitario per chilometro percorso. Recenti stime hanno evidenziato che in Europa l'80% delle vetture presenti in città viaggia non più di sessanta minuti al giorno, trasportando in media 1,2 persone. A questo si aggiunge la progressiva consapevolezza delle problematiche di carattere ambientale associate al settore dei trasporti, l’unico comparto industriale che negli ultimi decenni non ha saputo ridurre il proprio impatto in termini di emissioni di gas a effetto serra.

All’interno di questo filone di indagine, che possiamo ricondurre al concetto di “mobilità sostenibile”, Fondazione Caracciolo ha realizzato una ricerca che verrà pubblicata nei prossimi mesi, con l’obiettivo di mettere ordine davanti ad uno scenario in progressiva e costante evoluzione.

Generalmente con il termine sostenibilità si fa riferimento alla capacità di soddisfare i bisogni e le necessità del presente garantendo, al contempo, la medesima capacità alle generazioni future, attraverso un utilizzo efficiente ed efficace delle risorse a disposizione.  L’introduzione di questo paradigma nell’ambito della mobilità urbana determina un ripensamento di alcuni concetti tradizionalmente diffusi nelle società occidentali.

In primo luogo bisogna osservare come sia in atto un reale ripensamento rispetto ai confini del mercato della mobilità, considerando che in passato vi era una netta contrapposizione tra il comparto dei servizi di mobilità, che comprendeva ad esempio il trasporto pubblico locale, e il settore dell’automotive, fondato sostanzialmente sull’auto di proprietà. Oggi parliamo di un mercato molto più integrato, dovuto a molti fattori, tra cui lo sviluppo tecnologico e digitale, che permette di gestire in maniera continua e integrata i propri spostamenti anche se effettuati attraverso mezzi differenti. Un altro elemento è dato sicuramente dal minore orientamento delle nuove generazioni all’acquisto e al possesso dell’auto, preferendo investire su altri beni, come ad esempio viaggi e tecnologie digitali. La domanda si sta evolvendo, uscendo dagli schemi tradizionali che avevano caratterizzato lo sviluppo del mercato della mobilità individuale durante il XX Secolo, grazie anche ad un capitale informativo in continua crescita determinato proprio dall’emergere delle nuove tecnologie digitali.

Allo stesso tempo si evolve anche l’offerta. La crisi delle vendite in Occidente innescata dalla recessione degli anni 2009 e 2012 ha comportato un cambiamento delle strategie delle aziende costruttrici, che hanno aumentato il ventaglio di prodotti immessi sul mercato. Basti pensare al lancio di YOUR-NOW che vede il gruppo BMW e il gruppo Daimler cooperare su una piattaforma capace di coprire tutti i servizi associati alla mobilità in ambito urbano, dai taxi, al car sharing, alla pianificazione dei percorsi, al pagamento dei parcheggi e all’accesso alle infrastrutture di ricarica elettrica. In sostanza si moltiplicano le modalità di vendita, che vengono focalizzate in maniera sempre più marcata sul servizio offerto, uscendo dal tradizionale schema di vendita e proprietà. E sono proprio gli OEM (Original Equipment Manufacturers nda) a candidarsi alla guida di questo cambiamento. È in questo senso che viene alla ribalta il concetto di Mobility as a Service. Gli OEM perseguono questo obiettivo cercando di attivare economie di scala sul proprio core business ma anche guadagnando quote di mercato sulla concorrenza, sia intra-modale che inter-modale.

Il passaggio verso un sistema di mobilità caratterizzato da una disponibilità di scelta maggiore, specialmente in ambito metropolitano, tra servizi di car sharing, di micromobilità elettrica (biciclette, monopattini), taxi (anche grazie alle nuove piattaforme di e-hailing), trasporto pubblico locale o noleggio a breve termine sta producendo una progressiva frammentazione della clientela, che oggi è molto più incline al confronto tra le alternative disponibili, scegliendo in base alle diverse leve del tempo di viaggio, della velocità di spostamento e del prezzo applicato.

I servizi mobilità condivisa oltre a soddisfare le esigenze di spostamento individuale degli utenti trasportati, risultano altamente strategici al raggiungimento di altri obiettivi di interesse collettivo, legati alla riduzione dei fenomeni di congestione, all’abbattimento delle emissioni e al miglioramento degli standard di sicurezza. La condivisione permette un più intenso sfruttamento dei mezzi e quindi di abbreviarne la vita utile, consentendo di avere in circolazione sempre modelli ultima generazione e quindi più ecologici. Analizzando ad esempio i dati ACI sul parco circolante nelle città di maggiori dimensioni, è stato osservato come nel caso dei taxi la percentuale media di veicoli Euro 5-6 ed elettrici costituisca il 72,6% dell’intera flotta. Estremamente più contenuta e pari soltanto al 38,4% appare la presenza dei veicoli Euro 5-6 ed elettrici nel totale delle autovetture.

Il beneficio finale è tutto per i consumatori e Fondazione Caracciolo ha stimato come, per una clientela prettamente metropolitana, la mobilità condivisa, se opportunamente promossa, possa comportare importanti risparmi per le famiglie.

Resta il grande nodo delle periferie, delle città di medie dimensioni, delle campagne e della montagna dove, in assenza di sistemi di trasporto pubblico efficienti, non è realistico pensare di rinunciare all’utilizzo dell’auto privata per soddisfare le proprie esigenze di spostamento quotidiano come portare a scuola i figli o andare al lavoro. Su questo si gioca la grande sfida della politica, chiamata ad identificare meccanismi per redistribuire in maniera equa nel territorio i benefici economici e sociali prodotti all’interno dei grandi centri urbani ultra-connessi ed ultra-serviti.