La direzione è tracciata e a farlo è stato il legislatore a livello comunitario: da qui al 2040 i nuovi regolamenti europei faranno crescere in modo deciso la domanda di plastica riciclata. Eppure, oggi il settore sta vivendo una crisi strutturale. Criticità sfociate, quest’estate, nell’allarme lanciato prima da Utilitalia, poi dalle Regioni dopo il calo rallentamento dei ritiri da parte di Corepla e il sovraccumulo di materiale nei magazzini dei gestori della raccolta. È un momento di passaggio cruciale che ridefinirà i confini stessi del comparto, in attesa che regolamenti come il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), in applicazione da agosto, e il nuovo regolamento ELV (End-of-Life Vehicles) dispieghino pienamente i loro effetti. Ecco perché abbiamo deciso di giocare d’anticipo, agendo da first mover nel Paese per cogliere da subito le opportunità di sviluppo che si creeranno anche oltre confine.

Secondo Plastics Recyclers Europe, l'industria europea del riciclo dispone di circa 13,5 milioni di tonnellate di capacità installata, ma nel 2024 ha prodotto soltanto 7,5 milioni di tonnellate di materiale riciclato. Per la prima volta sono calati sia i volumi trattati sia il riciclato prodotto, con un tasso di utilizzo degli impianti in discesa, mentre una quota rilevante dei rifiuti plastici raccolti in Europa ha continuato a essere trattata fuori dall’Unione: un flusso che dal 21 novembre sarà vietato verso i Paesi extra-OCSE. La pressione sul settore deriva soprattutto dalla concorrenza dei polimeri vergini importati dall’estero a basso costo e di riciclato extra-UE non sempre soggetto ai nostri stessi standard. Ma c’è un aspetto rilevante che occorre tenere in considerazione: la sovraccapacità mondiale di polimeri vergini, prevista anche oltre il 2030, penalizza soprattutto il riciclato non qualificato che fatica a competere sul prezzo.

Se ragioniamo esclusivamente in termini di prezzo, rischiamo di perdere di vista il valore della materia riciclata, della sua tracciabilità, della sostenibilità e della sicurezza della filiera. La vera sfida sarà produrre un materiale riciclato di qualità al servizio della manifattura italiana ed europea. È su questo che dobbiamo investire: non soltanto sulla capacità di riciclare più plastica, ma sulla capacità di riciclarla bene e di restituire al mercato una materia prima seconda che abbia un valore industriale.

Con questo obiettivo abbiamo dato vita a R3GID, il nuovo impianto per il riciclo delle plastiche rigide di Modena inaugurato lo scorso 20 ottobre. Grazie a un investimento di 48,8 milioni di euro, di cui 7,7 come contributo diretto di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Gruppo Hera tramite Aliplast mette così a disposizione dell’industria italiana un impianto capace di riciclare rifiuti plastici rigidi provenienti sia da rifiuti urbani che da rifiuti industriali di settori come l’automotive, il packaging, la cosmetica e l’home&personal care, l’elettrodomestico e l’elettronica, l’arredo e il design: flussi complessi, finora difficili da riciclare in modo efficace e, quindi, spesso destinati a termovalorizzazione o discarica. Questi rifiuti, invece, a Modena, vengono rigenerati da Aliplast e trasformati in polimeri di qualità, made in Italy, tracciabili, che possono essere poi riutilizzati dagli stessi comparti d’origine per realizzare, ad esempio, una vasta gamma di componenti in plastica per tv, pc ed elettrodomestici, contenitori di make-up, serbatoi e paraurti o arredo da giardino.

R3GID - la cui costruzione è stata avviata nel 2024 e a regime occuperà 80 lavoratori - è tra gli impianti più innovativi del settore in Europa: può trattare fino a 30.000 tonnellate all’anno di plastiche rigide e produrre polimeri riciclati di alta qualità, con caratteristiche comparabili a quelle della materia vergine di origine fossile e un grado di purezza superiore al 99%, verificato analiticamente lotto per lotto. Ma il valore aggiunto della materia prima seconda prodotta dall’impianto va oltre, perché R3GID si inserisce nel polo industriale del Gruppo Hera ed è in grado di creare così un circolo virtuoso: l'acqua in uscita dal depuratore alimenta il processo produttivo dell’impianto di riciclo delle plastiche rigide e poi torna al depuratore, mentre l'energia elettrica del termovalorizzatore alimenta le linee dell’impianto.

Il sito modenese, però, è solo uno dei tre progetti su cui ci siamo concentrati in questi mesi, insieme all’ampliamento di Borgolavezzaro e alla Polonia. A luglio, infatti, la nostra controllata Aliplast Polska ha firmato un accordo vincolante per acquisire il 70% di Kronos Polymer Polska, operazione il cui perfezionamento è previsto tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027. Kronos Polymer Polska è la nuova società che nascerà dal piano di scissione avviato da Kronos Polymer, società di proprietà della famiglia fondatrice e operatore polacco attivo nel riciclo e nella lavorazione di polietilene (LDPE). In particolare, Kronos Polymer opera in un sito industriale di recente realizzazione — completato a fine 2022 e operativo dal primo trimestre 2023 — situato a Gniew (Pomerania, Polonia), a circa 300 chilometri dalla filiale di Aliplast Polska a Tuszyn. Nella newco oggetto dell’operazione confluirà così un impianto dotato di una linea completa di selezione, macinazione e lavaggio di polietilene con una capacità produttiva installata di 12.000 tonnellate annue, che consentirà ad Aliplast di passare, in Polonia, da una presenza basata sulla raccolta al riciclo locale, rafforzando anche l’approvvigionamento degli stabilimenti italiani di Istrana e Borgolavezzaro.

Con Modena, l'ampliamento di Borgolavezzaro (Novara) dedicato al riciclo dell’LDPE e  Kronos Polymer Polska, Aliplast raddoppierà la propria capacità di riciclo e aumenterà la propria flessibilità: supererà le attuali 218.000 tonnellate annue di materie prime seconde plastiche di alta qualità, con una capacità produttiva complessiva pari a 255.000 tonnellate annue. L'investimento di Modena rientra nei 2 miliardi di euro che il Piano industriale del Gruppo Hera destina all’economia circolare nel periodo 2025-2029, sui 5,5 miliardi complessivi.

Investimenti, qualità e dimensione europea sono la nostra risposta alla crisi. Ma perché l’industria del riciclo possa crescere servono anche regole chiare, uguali per tutti e soprattutto controllate: gli stessi requisiti di qualità, sostenibilità e tracciabilità devono valere per ogni materiale immesso sul mercato europeo, da qualunque Paese provenga. Alla vigilia dei nostri 45 anni, che celebreremo nel 2027, il nostro impegno è chiaro: dimostrare che la circolarità funziona davvero quando diventa industria.