In occasione degli 80 anni dalla nascita di Proxigas è stato presentato il volume “Il gas e gli italiani. Una storia di prossimità” che attraverso immagini, documenti e testimonianze, ripercorre ottant’anni di storia italiana, raccontando non soltanto l’evoluzione del settore industriale ma, soprattutto, come si è consolidato nel tempo il rapporto tra il gas e la vita quotidiana degli italiani. In questo articolo di RiEnergia viene riportato lo stralcio del capitolo 3.

Mentre la rete interna cresce, l’Italia si trova a confrontarsi con una questione che non trova risposta nel sottosuolo padano: il metano nazionale, per quanto abbondante, non sarebbe bastato all’industria e alle famiglie di un Paese in rapida espansione economica.

Bisogna guardare oltre i confini, stringere accordi, costruire ponti – fisici e diplomatici – con i Paesi che possiedono le riserve di gas di cui l’Italia ha bisogno.

Il notiziario dell’Associazione Nazionale Industriali Gas del 5 dicembre 1974 documenta un evento di portata storica: l’inaugurazione dei metanodotti internazionali Olanda-Italia e URSS-Italia, avvenuta il 18 giugno alla presenza del Presidente del Consiglio Mariano Rumor e dell’ingegner Girotti dell’ENI, insieme alle delegazioni dei Paesi costruttori e alle rappresentanze sovietica e olandese. A Sud la storia si ripete con altri protagonisti e altri paesaggi.

Il gasdotto Transmed, attraversando il deserto del Sahara, il Mediterraneo e la Sicilia accorcia le distanze tra Italia e Algeria.

I sommozzatori al lavoro sulle condotte sottomarine – corpi in muta, tubi rugginosi, la luce fioca del fondo del mare – sono gli artigiani invisibili di questa connessione, i muratori di un ponte che nessuno avrebbe mai visto ma che milioni di persone avrebbero usato ogni giorno.

Costruire un gasdotto tra Paesi con storie, sistemi politici e tradizioni così diverse, significa negoziare non solo prezzi e portate, ma fiducia reciproca, interessi condivisi, aspettative di lungo periodo: una scommessa comune sul futuro, una dichiarazione condivisa che quella relazione tra Paesi è destinata a durare.

Non tutte le connessioni sono però invisibili o sotterranee.

C’è anche una dimensione pubblica, rituale e quasi festosa, all’arrivo del gas nelle comunità.

Bambini che ballano in cerchio in una piazza di paese, al crepuscolo, attorno a una torcia accesa su un palo. L’arrivo del gas in un borgo non è solo la posa di un tubo: è un rito di passaggio, una soglia tra un modo di vivere e un altro. Le campagne pubblicitarie hanno mostrato negli anni un rapporto quasi affettivo tra il gas e i suoi utenti.

 “Il metano ti dà una mano”: non solo un’energia, ma un alleato, una presenza amica nella vita quotidiana.

Una storia collettiva di vicinanza dalle radici profonde.

Ponti fisici e ponti culturali. Come per le Olimpiadi invernali di Torino, nel 2006, quando il gas naturale ha acceso il braciere olimpico celebrato dai versi del poeta torinese Ermanno Eandi.

«.. il braciere della storia e dello sport attende fremente l’istante infinito, quando la fiaccola sarà al suo fianco e dolcemente lo bacerà. D’incanto un abbraccio di fuoco scaturirà, illuminando

l’indimenticabile notte. La magica avventura inizia».

Un’ulteriore conferma che il metano negli anni ha imparato a scorrere non solo attraverso le Alpi e sul fondo del Mediterraneo, ma anche dentro l’immaginario nazionale: nelle scuole, nelle campagne pubblicitarie, nelle piazze illuminate dalla torcia inaugurale. È questa la forma più profonda e duratura di prossimità: non solo un tubo che arriva in casa, ma il gas naturale che diventa parte della concezione di territorio, di relazione, di futuro.