In occasione degli 80 anni dalla nascita di Proxigas è stato presentato il volume “Il gas e gli italiani. Una storia di prossimità” che attraverso immagini, documenti e testimonianze, ripercorre ottant’anni di storia italiana, raccontando non soltanto l’evoluzione del settore industriale ma, soprattutto, come si è consolidato nel tempo il rapporto tra il gas e la vita quotidiana degli italiani. In questo articolo di RiEnergia viene riportato lo stralcio del capitolo 2.
La furia della seconda guerra mondiale non risparmia niente e nessuno, tantomeno le infrastrutture del gas. Gasometri bombardati, reti di distribuzione sventrate, tubature divelte. Il gas di città sembra tornato al punto di partenza.
Ma sotto i piedi dell’Italia distrutta, nel sottosuolo della Pianura Padana, qualcosa avrebbe cambiato tutto.
La scoperta del metano italiano non è frutto di una sola intuizione ma il risultato di anni di trivellazioni, di tentativi, di insuccessi e di ritrovamenti parziali che si accumulano nei decenni a cavallo del secondo conflitto mondiale.
L’AGIP – l’Azienda Generale Italiana Petroli, fondata nel 1926 – continua a cercare idrocarburi nel sottosuolo nazionale, anche durante la guerra. Ma è proprio nell’immediato dopoguerra che i risultati cominciano ad arrivare con una generosità imprevista.
Nel 1946 è scoperto il più grande giacimento di gas naturale dell’Europa Occidentale Enrico Mattei comprende prima di chiunque altro la portata geopolitica della scoperta.
L’Italia è un Paese povero di carbone e di petrolio, dipendente dalle importazioni, vulnerabile.
Il metano padano rappresenta una risposta a tutto questo: un’energia domestica, controllabile, che può alimentare l’industria, riscaldare le case, accendere i motori.
I manifesti dell’epoca non lasciano spazio all’ambiguità: “L’Italia ha finalmente il suo carbone”. È il linguaggio dell’indipendenza energetica, della riscossa nazionale, di un Paese che smette di chiedere ad altri ciò che può trovare in casa propria.
Per trasformare questa visione del futuro in presente occorre però costruire una nuova industria.
Il metano richiede grandi metanodotti capaci di attraversare l’intera penisola e reti di distribuzione capaci di portare il gas naturale fino alle singole utenze.
È un’impresa ingegneristica e organizzativa senza precedenti nella storia industriale italiana.
La SNAM – Società Nazionale Metanodotti, costituita nel 1941, diventa il braccio infrastrutturale di questa trasformazione, sotto la regia dell’Eni guidata da Mattei.
Il cantiere dell’Italia gasificata diventa uno spettacolo quotidiano per anni: squadre di uomini che scavano trincee nelle strade di cittadine di provincia, osservate con attenzione e stupore anche dai bambini.
Ogni città ha la sua sfida particolare, ogni territorio il suo ostacolo – fiumi da attraversare, rocce da forare, centri storici da rispettare – e ogni cantiere è insieme una storia di sapienza tecnica e di fatica umana.
Tutto questo richiede anche un’organizzazione collettiva.
Il 9 maggio 1946, in una sala della Camera di Commercio di Milano in via Mercanti, un gruppo di industriali del settore firma davanti al notaio Erminio Martelli l’atto costitutivo dell’Associazione Nazionale Industriali Gas: un documento dattiloscritto, sobrio e formale come la storia voleva, che dà vita a quello che sarebbe diventato il punto di riferimento di un’intera filiera.
Seguono i contratti collettivi nazionali di lavoro, il primo dei quali – per i lavoratori delle aziende private e municipalizzate del gas d’Italia – è stipulato il 29 novembre 1946 e stampato a Roma in quell’anno di ricostruzione e di speranze.
Un settore si stava dotando delle sue Istituzioni, delle sue regole, della sua identità collettiva. Non meno importante è il fronte del servizio al cliente.
Le aziende distributrici capiscono presto che commercializzare gas non basta: bisogna vendere anche la fiducia. Nascono così i servizi di revisione degli apparecchi, le squadre di tecnici itineranti, gli uffici commerciali dove le clienti – quasi sempre donne, nella divisione dei ruoli propria di quell’epoca – potevano toccare con mano le cucine nuove, confrontare i modelli, sottoscrivere i contratti di allaccio.
L’avvento del metano segna anche una discontinuità nella relazione tra il gas e il territorio.
Il gas di città era prodotto in loco, distribuito entro le mura comunali, governato da logiche e interessi cittadini. Il gas naturale, invece, supera i confini locali: estratto nel Delta del Po o negli Appennini, compresso e spinto attraverso metanodotti che attraversavano i confini regionali, è distribuito in città che non lo avevano mai avuto. Un vettore energetico diventato nazionale: per la prima volta, una famiglia di Palermo e una di Torino usano lo stesso gas (e le stesse cucine). Prende avvio l’avventura industriale di un popolo che ha avuto un ruolo fondamentale a livello mondiale nella ricerca e nello sviluppo degli idrocarburi, con particolare riguardo alla diffusione dell’utilizzo del gas naturale. Un popolo fatto di ricercatori, inventori, imprenditori. E di tanti senza nome, che col loro lavoro hanno trasformato la potenzialità delle scoperte in benessere per tutti.




















