In un contesto geopolitico sempre più complesso, il tema dell’acqua torna al centro dell’agenda pubblica e industriale. La tutela e la gestione di questa risorsa, già messa sotto pressione dai cambiamenti climatici, assumono ora un valore strategico, che va oltre la dimensione ambientale: l’acqua, infatti, è un fattore di stabilità, competitività e sviluppo per i territori. La crescente scarsità idrica e la necessità di garantire continuità e qualità del servizio rendono il ciclo idrico integrato una delle sfide infrastrutturali più complesse del nostro tempo. Governarlo richiede competenze tecniche avanzate, capacità di pianificazione, investimenti costanti e un dialogo continuo con le comunità servite. È un lavoro quotidiano che combina innovazione, monitoraggio e una visione di lungo periodo. Il Gruppo Hera, secondo operatore nazionale del settore, gestisce un sistema articolato di reti e impianti, assicurando ai territori serviti acqua potabile di qualità e restituendola all’ambiente depurata nel rispetto dei più rigorosi standard. Un impegno quotidiano che si coniuga in progetti, tecnologie e strategie atte a rendere il servizio sempre più resiliente ed efficiente. Con il Direttore Centrale Reti del Gruppo Hera, Alessandro Baroncini, approfondiamo le priorità attuali e le prospettive future di un comparto che oggi più che mai rappresenta un nodo cruciale per la sostenibilità del Paese.
Com’è possibile mantenere alti livelli di servizio su una infrastruttura, come quella del Gruppo Hera, che comprende oltre 15.000 km di rete e centinaia di impianti di trattamento?
La strategia del Gruppo Hera si concentra innanzitutto su forti investimenti nel ciclo idrico, negli ultimi anni cresciuti in modo significativo anche grazie al PNRR. Sono oltre 1,8 miliardi di euro gli investimenti nel ciclo idrico integrato previsti dal nostro piano industriale nel periodo 2025-2029 per garantire continuità, qualità e sicurezza dell’approvvigionamento in un contesto climatico sempre più critico. L’obiettivo è continuare a rafforzare la resilienza delle infrastrutture, potenziare le reti, migliorare l’efficienza di reti fognarie e assicurare un servizio idrico sostenibile e affidabile nel lungo periodo. Un ruolo centrale è attribuito anche alla rigenerazione della risorsa, attraverso la potabilizzazione e il crescente riutilizzo delle acque depurate, ad esempio per uso industriale. In sintesi, la strategia combina innovazione tecnologica, gestione proattiva e investimenti mirati. Fondamentale è la stretta collaborazione con i territori per creare con essi valore condiviso e realizzare, in accordo con le istituzioni, progetti per la mitigazione del rischio idraulico.
Alcuni esempi?
Il piano di salvaguardia della balneazione di Rimini è uno dei più importanti interventi di riqualificazione delle opere di drenaggio urbano a livello nazionale. In dieci anni abbiamo investito oltre 270 milioni di euro per rivoluzionare l’intero sistema fognario: abbiamo separato le reti miste, realizzato bacini di laminazione e vasche di prima pioggia, rinnovato diversi depuratori e costruito nuove condotte sottomarine per convogliare al largo l’eccesso di acque meteoriche. Grazie a questo insieme di opere, oggi i divieti di balneazione a Rimini nord e centro sono stati completamente eliminati. Stiamo proseguendo con lo stesso approccio anche nella zona sud, così da completare la riqualificazione dell’intero litorale. Anche il progetto a Ravenna per migliorare la gestione delle acque meteoriche rappresenta un esempio concreto del nuovo approccio ingegneristico alla gestione del sistema idrico: nel giugno scorso abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa insieme a tutti gli attori istituzionali e tecnici del territorio - dalla Provincia di Ravenna ai 18 Comuni, fino ai consorzi di bonifica e alla Regione Emilia‑Romagna - con l’obiettivo di individuare interventi gestionali e infrastrutturali capaci di migliorare la funzionalità idraulica dell’area. Siamo partiti da Ravenna perché è un territorio che è stato duramente colpito da tre alluvioni nell’arco di due anni. Questo progetto rappresenta un segnale forte della necessità di agire e, allo stesso tempo, della nostra volontà di essere presenti e radicati nelle comunità che serviamo.
Come si struttura il vostro approccio alla resilienza, data l’esposizione continua del servizio idrico integrato agli effetti del cambiamento climatico?
Nelle aree a forte stress idrico in cui opera, il Gruppo Hera ha adottato un approccio alla resilienza multilivello e strutturato. Le principali leve riguardano l’interconnessione delle reti acquedottistiche, la distrettualizzazione, l’ottimizzazione delle pressioni, la ricerca attiva delle perdite con metodi innovativi, l’installazione diffusa di smart meter, la manutenzione predittiva, il rinnovo costante di reti e allacci, la riduzione dei consumi idrici del Gruppo e dei clienti. L’obiettivo è garantire stabilità degli approvvigionamenti e capacità di risposta agli eventi meteorologici estremi, migliorando, al contempo, la qualità del servizio.
Qual è l’importanza delle infrastrutture idriche per garantire acqua potabile anche in periodi di siccità e quale ruolo avrà il nuovo potabilizzatore di Bubano?
Le infrastrutture idriche moderne sono fondamentali per assicurare continuità e qualità dell’acqua potabile, soprattutto durante la siccità, quando le risorse disponibili diminuiscono e il sistema è più vulnerabile. In questo contesto si inserisce il nuovo potabilizzatore di Bubano, nel Bolognese, realizzato grazie a un investimento di oltre 30 milioni di euro da parte di CON.AMI e Gruppo Hera: l’impianto quadruplicherà la capacità produttiva fino a 160 litri al secondo e, una volta operativo entro il 2026, servirà 13 comuni del Ravennate e del Circondario, contribuendo a rendere più resiliente e sicuro l’intero sistema idrico.
A proposito di risorsa potabile, quali azioni per la sua tutela svolge il Gruppo Hera?
Il riuso dell’acqua in uscita dai depuratori che gestiamo è un aspetto fondamentale del nostro impegno per il risparmio idrico. Oggi riusciamo a risparmiare complessivamente, su tutto il territorio servito, quasi 33 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno, un valore in costante crescita. Per dare un’idea dell’impatto, si tratta dell’equivalente dei consumi annuali di circa 150.000 persone. L’acqua in uscita dai nostri depuratori viene infatti reimpiegata in molte attività interne, come il lavaggio o il raffreddamento degli impianti. Inoltre, collaboriamo con aziende esterne che scelgono di utilizzare quest’acqua per operazioni come il raffreddamento dei macchinari o il lavaggio di piazzali e automezzi. In questo modo evitiamo l’utilizzo di acqua potabile per attività che non lo richiedono, contribuendo a preservare la risorsa. Parallelamente, in molte delle nostre sedi abbiamo potenziato anche i sistemi di raccolta e recupero delle acque piovane, che vengono riutilizzate negli scarichi. È un insieme di azioni che, sommate, ci permette di applicare concretamente i principi dell’economia circolare e di ridurre in modo significativo il nostro impatto.
Quali le azioni, invece, svolte sul territorio?
Stiamo lavorando, ad esempio, con il Consorzio di Bonifica Renana, che gestisce la sicurezza idraulica e l'irrigazione nel bacino del fiume Reno, in termini di riuso. Abbiamo accordi siglati fin dal 2018 che riguardano volumi importanti di acqua in uscita dall’IDAR di Bologna, che è il principale impianto di depurazione della città. Insieme a questo ente, alla Regione Emilia-Romagna e ad Atersir stiamo operando per estendere questo approccio anche ad altri impianti minori del territorio bolognese. L’obiettivo è massimizzare il beneficio del riuso della risorsa ai fini ambientali e irrigui a favore del territorio. Nell’ambito di questa collaborazione, si è concluso nel 2025 anche un importante studio condotto con Bonifica Renana e con il supporto dell’Università di Bologna per valutare le potenzialità del riuso. Non più a livello di singolo depuratore, ma partendo dalla domanda per valutare i benefici sui singoli distretti irrigui. Lo studio ha previsto anche un piano di gestione dei rischi sul depuratore di Castel San Pietro Terme, allineato con le linee guida del regolamento UE 2020/741.
Quali altre iniziative avete messo in campo per aiutare cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni a ridurre concretamente i consumi idrici e promuovere un uso più responsabile dell’acqua?
A proposito di risparmio e di simbiosi territoriale, è fondamentale promuovere la consapevolezza dell’uso corretto della risorsa. Per questo da sempre ci rivolgiamo ai cittadini con azioni di informazione capillare, che vanno dalla qualità dell’acqua distribuita in ogni comune, con dati aggiornati e pubblicati con trasparenza in bolletta, a strumenti gratuiti utili al contenimento dei consumi domestici. Tra i primi in Italia, abbiamo creato il diario dei consumi, grazie al quale i clienti possono verificare i propri consumi e agire di conseguenza sui propri comportamenti, ottenendo maggior risparmio in bolletta e un impatto positivo sull’ambiente. Questa iniziativa per il servizio idrico vede il coinvolgimento di circa 380.000 utenze domestiche solo in Emilia-Romagna. Per imprese e Pubbliche Amministrazioni, invece, è disponibile il portale gestione acqua, dedicato alle utenze idroesigenti, ovvero con consumi idrici maggiori di 50.000 mc/anno. Sul sito del Gruppo Hera è presente un’area interamente dedicata all’acqua (www.gruppohera.it/acqua) e alla qualità del servizio in cui sono pubblicate anche informazioni e semplici regole per il risparmio idrico domestico. Oltre a ciò, il Gruppo Hera edita ogni anno il report ‘In buone acque’, che rendiconta la qualità dell'acqua di rubinetto distribuita nei territori serviti. Il report certifica la sicurezza e la bontà dell'acqua a Km 0, confrontando oltre un milione di analisi con i limiti di legge, promuovendone il consumo per sostenibilità ed economia”.



















