Il servizio idrico integrato in Italia è da sempre un settore strategico per la tutela dell’ambiente, la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo economico. La gestione dell’acqua è al contempo uno dei settori infrastrutturali più capital intensive, che per questo necessita di risorse finanziarie e competenze per pianificare e gestire le opere. Nell’ultimo decennio, le politiche di investimento sono state impegnate a chiudere i divari ereditati da decenni di basse tariffe e bassi investimenti.

Le recenti direttive europee in materia di acque potabili e acque reflue puntano ad un innalzamento degli standard ambientali nei prossimi 10-15 anni, in particolare per quanto attiene al potenziamento del trattamento delle acque reflue, il controllo dei microinquinanti nelle acque destinate al consumo umano e la gestione delle acque meteoriche. Il perimetro del servizio idrico, e con esso il lavoro dei gestori idrici, è dunque destinato ad allargarsi. E con esso, anche i fabbisogni di investimento e competenze sono destinati a crescere.

Dal 2012 l’avvento della regolazione ARERA ha favorito una progressiva accelerazione della spesa. Dai 10-15 euro per abitante del primo decennio 2000, nel biennio 2023 gli investimenti hanno raggiunto gli 86 euro per abitante, con un tasso di realizzazione superiore al 100%. Un risultato influenzato anche dall’aumento dei costi dei materiali e delle opere. Il fabbisogno resta comunque elevato: i Piani degli Interventi, approvati dagli enti competenti per il periodo 2024-2029, indicano circa 83 euro di investimenti per abitante, che su scala nazionale si cifrano in circa 5 miliardi di investimenti all’anno.

La crescita degli investimenti nel settore idrico

Fonte: elaborazioni REF Ricerche su dati predisposizioni tariffarie MTI-2agg, MTI-3agg e MTI-4

Negli ultimi dieci anni la regolazione ARERA ha garantito la certezza della tariffa e un quadro stabile di regole a sostegno degli investimenti, ulteriormente rafforzato dall’allungamento a sei anni dell’orizzonte del metodo tariffario (MTI-4), che apre ad una pianificazione di medio periodo. Un impulso è arrivato anche dalla finanza pubblica, in particolare dai fondi europei e dal PNRR. Grazie ai contributi a fondo perduto, gli investimenti programmati hanno raggiunto i 100 euro per abitante nel 2025. Dal 2026 in avanti, tuttavia, con il venir meno delle risorse straordinarie e l’avvicinarsi della scadenza delle concessioni per molti territori, i programmi approvati indicano un rallentamento.

Come sono finanziati gli investimenti programmati in MTI-4

Fonte: elaborazioni REF Ricerche su dati predisposizioni tariffarie MTI-4

Nonostante i progressi, permangono criticità rilevanti: disallineamento tra fabbisogni reali e programmazione, limiti alla crescita della tariffa, difficoltà nella capacità di spesa e frammentazione gestionale. Emergono inoltre due nodi strutturali: la resistenza di alcuni territori al consolidamento e, nei contesti più avanzati, l’insufficienza della leva finanziaria rispetto al fabbisogno.

In questo scenario, la sostenibilità finanziaria del settore è uno snodo decisivo. Sebbene la tariffa rappresenti lo strumento principale di finanziamento, essa da sola rischia di non essere capiente, anche considerando che le tariffe italiane sono in molte parti del paese inferiori a quelle dei maggiori stati europei. I programmi di sostegno statali ed europei continuano quindi a svolgere un ruolo essenziale, ma i vincoli di bilancio pubblico rendono necessario affiancare strumenti innovativi. Tra questi, assumono rilievo i modelli finanziari “misti” e i cosiddetti strumenti “blended”, che combinano risorse pubbliche e capitali privati attraverso meccanismi di garanzia e condivisione del rischio. Parallelamente, il metodo tariffario MTI-4 ha aperto alla possibilità di coinvolgere soggetti terzi, favorendo il ricorso a forme di partenariato pubblico-privato (PPP). Il PPP rappresenta un’opportunità significativa, soprattutto per i gestori di dimensioni medio-piccole, consentendo l’accesso a competenze tecniche, capitali e innovazione. Può risultare particolarmente utile per progetti complessi o ad alto contenuto tecnologico, nonché per anticipare investimenti difficilmente sostenibili con le sole forze del gestore. Tra i principali vantaggi si evidenziano l’aumento dell’efficienza operativa, la maggiore disponibilità di risorse finanziarie, la condivisione del rischio e una più rapida diffusione dell’innovazione. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha cassato il diritto di prelazione in capo al proponente di un PPP ha dato un duro colpo alla sua diffusione. Ma visto che l’apporto del capitale e delle competenze di soggetti che affianchino i gestori rimane imprescindibile occorrerà trovare percorsi dedicati in grado di sostenere questo modello.

In questo quadro non facile si inseriscono nuovi strumenti nazionali pensati per rafforzare la capacità di investimento nel servizio idrico integrato, quali il PNIISSI (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico), che individua le opere strategiche di rilevanza nazionale, e più di recente lo SFNIISSI (Strumento Finanziario Nazionale per gli Investimenti Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico), che ha l’obiettivo di sostenerne il finanziamento attraverso modelli innovativi. Il primo introduce una visione unitaria delle priorità infrastrutturali, soprattutto per interventi di grande scala legati alla sicurezza e alla resilienza del sistema, prevedendone il finanziamento anche tramite contributi pubblici; il secondo mira a superare i limiti dei modelli tradizionali, promuovendo strumenti finanziari misti capaci di attrarre capitali privati.