Il 17 luglio 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (EU Emissions Trading System, ETS), aprendo una nuova fase del dibattito sul futuro del carbon pricing europeo. La proposta arriva al termine di un confronto tra Stati membri, divisi tra chi chiede maggiore flessibilità per tutelare la competitività industriale e chi, viceversa, considera ambizione climatica e decarbonizzazione come leve fondamentali per la crescita.
Fin dalla sua introduzione, l’ETS ha rappresentato una delle applicazioni più avanzate di uno strumento cap-and-trade basato sul mercato all’interno di un’economia integrata di grandi dimensioni. Si fonda sul principio secondo cui l’attribuzione di un prezzo alle emissioni di CO₂ consente di internalizzare le esternalità ambientali e orientare imprese e operatori economici verso scelte produttive a minore intensità carbonica attraverso segnali di mercato.
La revisione del mercato europeo del carbonio è diventata l'emblema di un dibattito ben più ampio sul futuro dell'industria europea. Questa settimana, Italia e Repubblica Ceca hanno insistito nel chiedere regole più flessibili per il mercato del carbonio, al fine di ridurre i costi energetici.
Dal 1° gennaio 2026 il prezzo europeo della CO₂ non si ferma più ai confini dell’Unione. È entrato infatti nella sua fase definitiva il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), con cui l’UE attribuisce un costo alle emissioni incorporate in alcune merci importate.