Il tema delle emissioni di metano è stato al centro delle discussioni a Gastech 2025 a Milano, confermando ancora una volta come il settore dell’energia stia affrontando una delle sfide più complesse della transizione. Tecnologie avanzate e intelligenza artificiale offrono strumenti sempre più efficaci per individuare e ridurre le perdite, ma il quadro normativo resta frammentato e incerto.
Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata sull’applicazione del regolamento europeo sul metano, entrato in una fase operativa con le prime scadenze già alle spalle. Le aziende hanno risposto tempestivamente, dimostrando capacità organizzativa e volontà di contribuire agli obiettivi comuni. Tuttavia, la mancanza di chiarezza su alcuni punti chiave continua a pesare: mancano criteri di materialità e significatività, non esiste un interlocutore con cui concordare nel dettaglio modalità operative e di comunicazione, gli standard tecnici sono ancora in fase di sviluppo e non è chiaro come gli enti nazionali di controllo valuteranno la conformità.
Questo genera un rischio evidente: gli operatori, pur rispettando le tempistiche, non hanno la certezza che le metodologie adottate oggi saranno considerate valide domani. La conseguenza è un potenziale disincentivo all’innovazione e un aumento dei costi operativi, che finiscono interamente sulle spalle delle imprese. L’ultima campagna di misure a tappeto per il rispetto delle prime scadenze ha richiesto un impegno significativo. Uno dei nodi cruciali riguarda il riconoscimento delle tecnologie: strumenti innovativi, anche con livelli di accuratezza e sensibilità superiori, non sono ancora certificati o referenziati dalle autorità. Investire oggi in una tecnologia di rilevamento avanzata significa immobilizzare decine se non centinaia di migliaia di euro per ciascuno strumento, senza alcuna garanzia che il metodo sarà poi accettato ufficialmente.
Durante i dibattiti di Gastech, incluso il panel organizzato da Assorisorse sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle tecniche innovative nel monitoraggio delle emissioni, cui hanno partecipato operatori come Insight M, Aeromon, GHGSat, Kayrros, SeekOps e RINA, è emerso chiaramente come il mercato tecnologico sia pronto. Satelliti, droni, sensori montati su veicoli e aerei, algoritmi di intelligenza artificiale per elaborare e riconciliare i dati: gli strumenti ci sono, ma il loro utilizzo rimane subordinato a un processo di validazione che tarda ad arrivare. Inoltre, manca un flusso operativo comune che consenta agli operatori di stimare in modo coerente le emissioni e costruire un Measurement Informed Inventory (MII) verificabile secondo criteri di Monitoring, Measurement, Reporting, and Verification (MMRV), con regole condivise che facilitino la riconciliazione dei dati e riducano le divergenze interpretative.
Paradossalmente, oggi il focus degli operatori si è spostato più sull’esigenza di agire in conformità al regolamento europeo, che introduce complessità e rigidità, che non sulla riduzione stessa delle emissioni. Le aziende che già hanno aderito a OGMP 2.0 hanno assunto impegni volontari concreti ben prima del regolamento, sviluppando inventari strutturati delle proprie emissioni. Eppure, proprio questi operatori “virtuosi” rischiano oggi di pagare il prezzo più alto: più completa è la trasparenza, più difficile diventa dimostrare la conformità, perché l’approccio normativo resta rigido e privo di margini di flessibilità. È una cosa mantenere una casa pulita ed efficiente; è un’altra pretendere di elencare ed eliminare ogni singolo granello di polvere. Il rischio è di perdere di vista l’obiettivo reale e disperdere risorse senza un beneficio proporzionato.
È importante sottolineare che il settore dell’energia non è il principale responsabile delle emissioni globali di metano. Tuttavia, è proprio quello in cui l’azione normativa può produrre risultati concreti e misurabili: gli operatori sono strutturati, dispongono di tecnologie avanzate, hanno sviluppato inventari sempre più accurati e sono già inseriti in programmi volontari. In altre parole, si interviene dove esistono interlocutori in grado di garantire un cambiamento reale, a differenza di altri settori in cui le riduzioni richiederebbero trasformazioni radicali nello stile di vita quotidiano di miliardi di persone.
Dal 2021, Assorisorse ha istituito una Task Force metano, che ha prodotto un primo white paper nel 2022 e avviato un dialogo costruttivo con istituzioni, imprese e ONG, tra cui Amici della Terra. Dal 2023, l’associazione collabora con il MASE a supporto della definizione del MMRV Framework promosso da Commissione Europea e US DOE, cui l’Italia partecipa attivamente. Un contributo che testimonia la volontà del settore di non subire le regole, ma di costruirle insieme. In parallelo, Assorisorse è attiva anche nel supportare le imprese associate su come navigare in questa fase di evoluzione normativa, offrendo strumenti di confronto, chiarimenti e linee guida per orientarsi tra complessità procedurali, incertezze interpretative e scelte tecnologiche.
Nonostante queste difficoltà, gli operatori non sono rimasti fermi. Molte aziende hanno aderito a programmi internazionali, hanno anticipato l’implementazione di inventari emissivi e hanno sostenuto lo sviluppo di regolamenti e metodologie. Questi impegni dimostrano un forte senso di responsabilità: il settore non solo riconosce l’urgenza del problema, ma investe tempo e risorse in un percorso che però resta pieno di ostacoli procedurali.
La tecnologia corre, gli operatori rispondono con impegno e volontà, ma il quadro normativo non tiene il passo. L’assenza di criteri chiari e di un riconoscimento ufficiale delle metodologie rischia di trasformare gli investimenti in costi a fondo perduto. Per progredire davvero verso l’abbattimento delle emissioni residue serve maggiore chiarezza normativa, occorre accelerare i processi di validazione tecnologica e va riconosciuto il ruolo attivo che le imprese e le associazioni hanno già dimostrato. Solo così sarà possibile trasformare l’impegno volontario in risultati concreti, evitando che l’assenza di riferimenti comuni freni la transizione energetica proprio nel momento in cui diventa più urgente.



















