on è un mistero che i settori trasporto stradale e riscaldamento residenziale contribuiscano in misura rilevante alle emissioni nazionali. Nel 2017, il primo è stato responsabile del 21,6% delle emissioni totali di gas serra, del 46,1% di quelle di ossidi di azoto (NOX) e dell’11,2% e del 9,9% di quelle rispettivamente di particolato PM10 e PM2.5. Il secondo mostra invece un contributo emissivo più basso in termini di gas serra (12%) e di ossidi di azoto (6%) ma ha un impatto molto più forte relativamente al particolato dove raggiunge una quota sul totale nazionale emesso del 57% per il PM10 e del 66,9% per il PM2.5.

A livello comunitario e internazionale, sono stati definiti chiari obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti (gas serra). A livello di Unione europea, rispetto ai livelli del 1990, si dovrà conseguire un calo del 20% nel 2020 e di almeno il 40% nel 2030. Al fine di soddisfare l’obiettivo al 2030, sarà necessario ridurre anche il contributo emissivo dei settori non inclusi nell’Emissions Trading System (trasporti, riscaldamento, piccola industria, agricoltura, trattamento rifiuti) per un valore complessivo del 30% rispetto al 2005 (per il settore ETS il target è invece del 43%). L’obiettivo è stato ripartito tra gli Stati Membri tenendo conto del diverso sviluppo economico degli stessi: per l’Italia è stato fissato in un taglio del 33% al 2030 sul 2005.

Se si considerano gli obiettivi di riduzione delle emissioni di agenti inquinanti, la Convenzione UNECE/CLRTAP stabilisce l’impegno in ambito internazionale degli Stati Membri nella lotta contro l'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza. In ambito comunitario, la Direttiva NEC definisce i limiti di riduzione delle emissioni di alcune particelle inquinanti, in particolare: rispetto all’anno 2005, si prevede un target al 2020 e al 2030 rispettivamente del -40% e del -65% per i NOX e del -10% e -40% per il PM 2.5.

Con riferimento al trasporto stradale, ai fini della redazione dell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, realizzato annualmente come strumento di verifica degli impegni assunti a livello internazionale sulla protezione dell’ambiente atmosferico, ISPRA elabora stime sul suo contributo emissivo utilizzando il modello Copert 5 che implementa le linee guida dell’IPCC per la stima delle emissioni di gas serra e l’EMEP/EEA Guidebook per le emissioni di inquinanti atmosferici. In particolare, vengono considerati fattori di emissione e di consumo nel dettaglio urbano, extraurbano ed autostradale, relativi a: monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili (COV), particolato allo scarico (PM exhaust), consumo di carburante (FC), metano (CH4), ammoniaca (NH3), protossido di azoto (N2O).

Per l’aggiornamento annuale dell’Inventario, si è tenuto conto dei fattori di emissione delle autovetture Euro 6 alimentate a GPL, risultanti dai test effettuati da Innovhub – Stazione Sperimentale per i Combustibili, da giugno 2017 a settembre 2018, su 5 autovetture Euro 6 b/c bifuel GPL di piccola e media cilindrata che costituiscono la quota preponderante rispetto al totale delle autovetture GPL circolanti in Italia (circa il 98% nel 2017, secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 2018).

Nel seguito viene illustrato un confronto incentrato su ossidi di azoto e materiale particolato, per la rilevanza che tali inquinanti assumono con riferimento alla qualità dell’aria. In particolare si può osservare l’effetto dell’aggiornamento dei fattori di emissione confrontando quello determinato sulla base delle misure con quello già presente nel modello (GPL Bifuel).

Confronto tra fattori di emissione di ossidi di azoto per autovetture di diversa alimentazione

Confronto tra fattori di emissione allo scarico di materiale particolato per autovetture di diversa alimentazione

La figura seguente confronta, invece, i fattori di emissione medi di anidride carbonica stimati dal modello per le autovetture Euro 6 di cilindrata media, distintamente per carburante. 

Confronto tra fattori di emissione di anidride carbonica per autovetture Euro 6 di cilindrata media distintamente per carburante

Le emissioni provenienti dagli impianti di riscaldamento residenziale, congiuntamente a quelle derivanti dal trasporto stradale, hanno un forte impatto sia rispetto al totale emesso a livello nazionale che in ambito locale a livello di qualità dell’aria dei centri urbani.

La maggior parte degli inquinanti emessi è legata alla combustione della legna, determinante nella formazione di materiale particolato.

Di seguito si illustra il confronto tra i fattori di emissione relativi al riscaldamento (impianti di combustione residenziale con potenza inferiore a 50 MW) per anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOX) e materiale particolato (PM2.5).

Dal confronto si evince come, tra i combustibili utilizzati per gli impianti di riscaldamento, legna e materiali similari abbiano il fattore di emissione più elevato di anidride carbonica e PM2.5, mentre l’olio combustibile ha il fattore di emissione più elevato in termini di ossidi di azoto. Gas naturale e GPL risultano i combustibili con i fattori di emissione inferiori, sia per anidride carbonica che ossidi di azoto e particolato.

Confronto tra fattori di emissione di anidride carbonica per impianti di riscaldamento di diversa alimentazione

Confronto tra fattori di emissione di ossidi di azoto e di materiale particolato per impianti di riscaldamento di diversa alimentazione