La mancata valorizzazione del potenziale delle donne in molti settori dell'economia mondiale può avere degli effetti negativi sul sistema sociale nel suo complesso. Secondo alcune stime relative al nostro Paese, il costo della mancanza di integrazione delle donne raggiunge circa il 7% del PIL.

Una massiccia partecipazione delle donne può essere intesa come una condizione necessaria ad affrontare la sfida imposta dalla transizione energetica verso un’economia low carbon. In quest’ottica, l’Italia ha aderito al Clean Energy Education and Empowerment (C3E), un Technology Collaboration Programme (TCP) dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) volto a rafforzare il ruolo delle donne nel variegato settore della clean energy. Con nomina del MISE, l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) è entrata nel Comitato Esecutivo del programma accanto ai partner fondatori, Canada e Svezia, come referente delle attività che riguardano la raccolta e l’analisi dei dati sulla presenza delle donne nel settore. Conoscere il fenomeno e i suoi dati è un presupposto necessario per superare il gap di genere evidenziando le difficoltà che ostacolano il percorso lavorativo delle donne. Con le sue attività il C3E TCP sta raccogliendo molti consensi, nuove adesioni (Australia, Cile, Finlandia, Austria e Repubblica Ceca) e interesse da parte di Paesi osservatori (Sudafrica e USA).

Il gruppo di lavoro del C3E TCP comprende diverse organizzazioni internazionali. Un workshop ospitato dall’ENEA a Roma lo scorso aprile ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti di ONG e agenzie governative di Italia, Svezia, Austria, Canada, USA, Australia, Serbia, India e Sudafrica, nonché di agenzie internazionali come UNECE, FAO, UNIDO, OCSE, Banca Mondiale, ILO, IRENA. L’obiettivo dell’evento era di promuovere una collaborazione comune per identificare le priorità e proporre soluzioni per superare il divario di genere nel settore dell'energia pulita. Ai lavori hanno partecipato anche i rappresentanti di aziende private operanti nel settore. Il coinvolgimento diretto delle aziende, attraverso l’adesione ad alcuni principi fondamentali per favorire l’accesso e lo sviluppo delle carriere delle donne, è il target della campagna Equal by 30 lanciata dal C3E TCP. I settori dell’energia pulita offrono grandi opportunità per le donne anche nella creazione di nuove figure professionali. L’agenzia IRENA ha condotto diverse indagini volte ad estrarre dati disaggregati per genere nelle società private del settore: nel 2016 la percentuale media di donne occupate nelle green energy era di circa il 35%, un numero superiore al corrispettivo del settore energetico in generale (20-25%). Tale trend è stato confermato anche nel 2017.

Uno dei fattori che limitano le opportunità occupazionali per le donne, in particolare nelle economie più avanzate, è certamente una loro minore presenza nella formazione nell’area STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

Diversi studi indicano l’esistenza di visioni stereotipate e posizioni pregiudiziali nei confronti delle materie scientifiche che agisce sia nel contesto familiare che scolastico, e più in generale a livello sociale. Una quota significativa di ragazze si considera meno talentuosa rispetto ai ragazzi nelle materie scientifiche, una visione rafforzata anche dalla mancanza di specifici modelli femminili di riferimento.

Il settore della clean energy offre opportunità anche per professioni non STEM, come nel caso degli specialisti ambientali, delle competenze legali e amministrative che sono ampiamente diffuse nella maggior parte delle aziende del settore.

Nelle economie avanzate alcuni fattori utili a favorire le carriere femminili negli ambiti occupazionali sono rappresentati dalle politiche di conciliazione tra tempi di lavoro e di vita privata e che promuovono la parità salariale. Nei Paesi in via di sviluppo, dove l'accesso all'energia è limitato, la diffusione dell'energia green può rappresentare un mezzo importante anche per l'empowerment delle donne. Queste ultime sono infatti più coinvolte nell'approvvigionamento e nel consumo di energia a livello locale. In tale contesto la diffusione di sistemi decentralizzati di energia rinnovabile può offrire un’opportunità per partecipare ai processi decisionali e per promuovere la creazione di piccole imprese coinvolgendo maggiormente la componente femminile. Politiche volte a favorire l'inclusione delle donne e un maggiore impegno nel sistema educativo per sostenere cambiamenti nei comportamenti individuali consentiranno il raggiungimento di una società equa e sosterranno la transizione verso la green economy.