L’edizione 2016 del World Energy Outlook (WEO) è uscita in coincidenza temporale con la COP 22 di Marrakech e fornisce, fra l’altro, le informazioni essenziali per la valutazione degli accordi internazionali sul clima. Come nelle altre edizioni, il WEO 2016 analizza le prospettive di tutte le fonti energetiche al 2040. Tra queste, considera l’efficienza energetica come se fosse una fonte alternativa: l’unica che può ottenere simultaneamente obiettivi di tutela dell’ambiente, economici e di sicurezza energetica. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ribadisce che l’Accordo di Parigi, entrato in vigore il 4 novembre, è un importante passo avanti nella lotta contro il riscaldamento globale ma il raggiungimento degli obiettivi climatici più ambiziosi sarà estremamente impegnativo e richiederà un radicale "cambiamento nella velocità di implementazione del processo di decarbonizzazione e di miglioramento nei livelli di efficienza".  L’efficienza energetica giocherà un ruolo importante per mitigare la crescita globale della domanda di energia. Infatti, nello scenario Nuove Politiche, senza i miglioramenti di efficienza, il consumo finale di energia globale da qui al 2040 aumenterebbe ogni anno di oltre 140 milioni di tep (mil. tep).

 

Figura 1 - Driver che guidano le variazioni dei consumi finali di energia globali nello Scenario Nuove Politiche.

 

 

 

L’aumento della domanda di energia è rallentato dai guadagni di efficienza energetica e dalla trasformazione della struttura economica.

 

Fonte: Elaborazione da dati World Energy Outlook 2016, AIE

 

Al 2040, nei paesi OCSE, i risparmi di efficienza energetica saranno di circa il 27% più elevati che nei paesi non-OCSE perché le politiche di controllo dei consumi di energia sono in genere più severe. Nel lungo periodo, tuttavia, ci sarà uno spostamento in tutto il mondo verso una minore intensità energetica nei settori, in particolare nei paesi non-OCSE, come effetto di saturazione della domanda per prodotti industriali come acciaio e cemento.

La crescita economica anche nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) si sposterà verso il settore dei servizi, dove il valore aggiunto è più alto per unità di input di energia. Al 2040, il processo di trasformazione della struttura economica ridurrà il consumo finale di energia globale di circa 30 mil. tep all'anno.

Nello Scenario 450, che include misure in tema di cambiamento climatico più forti di quelle ipotizzate negli altri due scenari, finalizzate a limitare la concentrazione in atmosfera dei gas ad effetto serra a 450 parti per milione, si evidenzia che, attraverso interventi di efficienza energetica, si potrebbero ottenere ulteriori miglioramenti nelle performance dei motori elettrici che rappresentano oltre la metà del consumo attuale di elettricità. Nel solo settore industriale si potrebbe ridurre la domanda elettrica mondiale di circa il 5% al 2040. La realizzazione dello Scenario 450 richiede però grandi investimenti destinati al settore energetico: 40.000 miliardi di dollari (mld. doll.) cumulati in approvvigionamenti di energia e ulteriori 35.000 mld. doll. per migliorare l’efficienza energetica. Le politiche dei governi, così come la riduzione dei costi in tutto il settore energetico, permetteranno nei prossimi 25 anni sia di raddoppiare le fonti rinnovabili che di migliorare l’efficienza energetica. L’incidenza delle politiche di efficienza, tuttavia, emerge dal fatto che i combustibili fossili, e in particolare petrolio e gas naturale, continueranno ad essere l’asse portante del sistema energetico mondiale ancora per molti decenni. Il gas naturale sarà la fonte fossile che crescerà di più, con un consumo che aumenterà del 50% mentre diminuirà il consumo di petrolio e soprattutto quello del carbone.

Negli stessi giorni, il 21 e 22 novembre, anche gli Amici della Terra hanno tenuto la loro Conferenza Nazionale sull’efficienza energetica, giunta alla ottava edizione. Quest’anno, il titolo #primalefficienza, ha rappresentato sia il nostro proposito di contribuire alle politiche energetiche nazionali, che il metro di misura per la valutazione degli impegni italiani ed europei in sede internazionale. In particolare, la seconda sessione della conferenza ha affrontato il tema dell’entità e dell’efficacia degli investimenti internazionali sia per un possibile contenimento degli effetti del riscaldamento globale che per obiettivi ambientali e sociali più ampi. Nella sua relazione iniziale, il prof. Pistella ha osservato che nei prossimi decenni la crescita dei consumi energetici e, conseguentemente, la realizzazione di nuovi impianti, avverrà soprattutto in Cina e in India ma anche nel Sud Est Asiatico, in Sud America e, auspicabilmente, in Africa. I paesi emergenti e quelli in fase di sviluppo saranno quelli che contribuiranno di più alle emissioni di CO2. In questo contesto continuare a sostenere che l’Europa debba ridurre “ad ogni costo” le proprie emissioni di CO2  non porterà a grandi risultati. Sarebbe, a nostro avviso, molto più conveniente realizzare gli interventi, nella logica di un uso razionale dell’energia con l’impiego delle cosiddette BAT (Best Available Technologies), non in Europa ma, bensì, in quei paesi dove c'è un continuo aumento di emissioni di gas climalteranti per gli effetti combinati dell’incremento della popolazione, della scarsa efficienza energetica, dell’aumento di domanda di nuovi impianti e infrastrutture.