Negli ultimi anni, la povertà energetica è passata da tema di nicchia a questione strutturale al centro del dibattito pubblico, delle politiche energetiche e delle strategie sociali. In questo percorso di progressiva emersione e consolidamento, la Conferenza Nazionale sulla Povertà Energetica si è affermata come uno degli appuntamenti di riferimento a livello nazionale, capace di mettere in dialogo istituzioni, enti locali, ricerca, terzo settore e operatori del settore energetico.
Nata in un contesto in cui il fenomeno era ancora poco riconosciuto e scarsamente misurato, la Conferenza ha accompagnato l’evoluzione del tema nel tempo, contribuendo a costruire consapevolezza, linguaggi condivisi e, soprattutto, connessioni tra i diversi attori coinvolti. Giunta nel 2026 alla sua quinta edizione, l’iniziativa promossa da AISFOR, insieme ai partner organizzativi, testimonia una crescita costante non solo in termini di partecipazione, ma anche di maturità del dibattito.
Nel 2022 l’Energy Poverty Advisory Hub (EPAH), l'iniziativa della Commissione Europea dedicata al contrasto alla povertà energetica, stava cercando il modo migliore per far conoscere ai comuni italiani il primo bando di assistenza tecnica appena aperto. Era un'opportunità concreta: un esperto dedicato, decine di ore di supporto gratuito, accesso a una rete europea. Ma senza una spinta comunicativa, quella opportunità rischiava di restare invisibile. Da qui nasce l’idea della Conferenza, la prima di cinque edizioni, che sarebbe diventata l’esigenza di fare sempre di più e raccogliere un’audience sempre più grande.
Ogni edizione ha aggiunto una lente nuova. Dalla prospettiva degli attori locali delle prime due edizioni, siamo passati a una lettura del fenomeno nel quadro multilivello della governance europea, nazionale e locale. Nella quarta edizione (2025), abbiamo abbracciato la multidimensionalità del problema, esplorando come la povertà energetica entri nelle grandi politiche nazionali: dal Piano Sociale per il Clima al Piano Nazionale Integrato per Energia e Clima, fino alle misure attuative della direttiva europea sugli edifici.
La quinta edizione, nel febbraio 2026, ospitata dal GSE a Roma, ha fatto un ulteriore passo: ha messo al centro il ruolo dei territori. Il titolo scelto “Risposte territoriali alla povertà energetica: comuni e comunità nella transizione giusta" non era una formula retorica, bensì un punto di partenza concreto con la capacità di tradurre strumenti e politiche in impatti concreti per le persone. Un’evoluzione che riflette il passaggio da una fase di analisi a una fase operativa, in cui la sfida principale è rendere efficaci, accessibili e coordinate le azioni di contrasto.
L’edizione 2026 ha confermato e ampliato questa impostazione, ponendo al centro alcuni nodi chiave. In primo luogo, la dimensione territoriale: è sempre più evidente che la povertà energetica si manifesta in modo diverso a seconda dei contesti locali e che le risposte devono essere adattate alle specificità di ciascun territorio. In questo senso, il ruolo dei Comuni, delle agenzie locali e delle reti territoriali emerge come decisivo, sia nella fase di diagnosi sia in quella di intervento.
Un secondo tema centrale riguarda la diagnosi del fenomeno. La disponibilità di dati e la capacità di leggerli e integrarli restano una delle principali sfide. La povertà energetica è infatti un fenomeno multidimensionale, che non può essere colto da un unico indicatore. Servono strumenti in grado di incrociare dimensioni economiche, edilizie, climatiche e sociali, superando i limiti degli attuali sistemi di identificazione dei beneficiari e colmando il gap tra misurazione statistica e intervento operativo.
Accanto alla diagnosi, un altro asse strategico emerso con forza è quello dell’accompagnamento delle famiglie. Strumenti come i Tutor per l’Energia Domestica (TED), promossi e sviluppati anche grazie al lavoro di RETE ASSIST e delle realtà collegate, rappresentano un esempio concreto di come sia possibile intervenire non solo sul piano economico, ma anche su quello informativo e comportamentale. La costruzione di fiducia, il supporto nella lettura delle bollette, l’orientamento tra incentivi e opportunità sono elementi fondamentali per rendere realmente accessibili le misure esistenti.
In questo quadro si inseriscono anche strumenti più strutturali, come le Comunità Energetiche Rinnovabili e gli sportelli unici per l’energia (One Stop Shop), che possono contribuire a ridurre le disuguaglianze se progettati con una chiara vocazione sociale. Tuttavia, restano aperte alcune criticità, tra cui la complessità burocratica, la difficoltà di coinvolgere i soggetti più vulnerabili e la necessità di modelli sostenibili nel lungo periodo.
Un ulteriore elemento emerso con forza è il ruolo delle sinergie tra pubblico e privato. Le esperienze presentate nel corso della Conferenza dimostrano che le soluzioni più efficaci nascono spesso da collaborazioni tra enti locali, fondazioni, imprese e terzo settore. In questo contesto, AISFOR si conferma un attore chiave nel favorire queste connessioni, nel promuovere percorsi di formazione e nel contribuire alla diffusione di modelli replicabili.
Cinque anni di conferenza hanno insegnato alcune cose fondamentali. La prima è che la povertà energetica non si risolve con una sola misura, né con un solo attore. Richiede politiche nazionali ambiziose e strumenti di attuazione efficaci, comuni capaci di agire, dati disponibili e competenze adeguate, figure di prossimità che vadano a trovare le persone anziché aspettare che siano loro a chiedere aiuto.
La seconda è che il coordinamento tra questi livelli — europeo, nazionale, locale, operativo — non avviene da solo. Richiede spazi strutturati di confronto, momenti in cui chi disegna le politiche incontra chi le attua, e chi le attua incontra chi ne beneficia o ne soffre. La Conferenza Nazionale sulla Povertà Energetica, negli anni, ha cercato di essere uno di questi spazi. E i fatti le danno ragione: la crescente partecipazione registrata edizione dopo edizione, in termini di numero di iscritti, varietà degli attori coinvolti e qualità del confronto, è un indicatore chiaro della rilevanza del tema e del bisogno reale di luoghi strutturati in cui elaborarlo collettivamente. La Conferenza non è più soltanto un momento di aggiornamento, ma un luogo di costruzione collettiva di politiche e pratiche.
La terza, forse la più importante, è che questo campo è cresciuto enormemente. Quando è stata organizzata la prima web-conference nel 2022, la povertà energetica era ancora un tema di nicchia. Oggi è nell'agenda del governo, nella normativa europea, nei piani dei comuni, nelle priorità delle fondazioni e del terzo settore. La sala piena della quinta edizione, con oltre centocinquanta registrazioni e partecipanti da mondi molto diversi, è la misura più concreta di questo cambiamento.
Guardando al futuro, la sfida sarà consolidare questo percorso, rafforzando il legame tra analisi e azione e garantendo continuità agli interventi. In un contesto segnato dalla transizione energetica e dalle sue implicazioni sociali, la lotta contro la povertà energetica non può più essere considerata una misura compensativa: deve diventare parte integrante delle politiche energetiche e climatiche del Paese.
In questo senso, la Conferenza continuerà a svolgere un ruolo fondamentale — non solo come osservatorio privilegiato del fenomeno, ma come piattaforma attiva di collaborazione, capace di mettere in rete competenze, esperienze e visioni per costruire risposte sempre più efficaci e inclusive. C'è ancora moltissimo da fare, ma la direzione è chiara. L'appuntamento è rinnovato per il 2027.


















