La crisi di Hormuz, il più grave shock energetico sperimentato dalla seconda guerra mondiale, ripropone il tema della sicurezza e degli approvvigionamenti e della difficoltà delle famiglie più vulnerabili nel fronteggiare aumenti repentini dei prezzi energetici. L’attuale emergenza andrebbe affrontata con lungimiranza, puntando a misure mirate, tempestive e temporanee. Mirate perché occorre scegliere con attenzione dove indirizzare le scarse risorse.
Tempestive perché gli aiuti devono arrivare in tempo per consentire alle famiglie più vulnerabili di acquistare servizi energetici incomprimibili non rinunciando ad altre spese essenziali; e temporanee, perché occorre evitare che il supporto in un momento di crisi eroda le risorse pubbliche con effetti negativi sul bilancio o sulle altre componenti della spesa pubblica (la crisi del 2021-23 è stata affrontata usando ingenti risorse, stimate in 540 miliardi di euro spesi per il complesso della UE, di cui 92,7 miliardi in Italia).
Coerentemente, le nuove misure dovrebbero essere molto targettizzate e supportare le famiglie vulnerabili - in povertà energetica - con modalità diretta per il momento di difficoltà, perché queste possano mantenere un flusso di servizi energetici per loro essenziali (ad es. per riscaldare e illuminare la loro abitazione).
Come messo in luce dall’Osservatorio Italiano sulla povertà energetica, OIPE, nel 2024 la povertà energetica in Italia riguardava 2,4 milioni di famiglie, pari al 9,1% del totale, il massimo storico (OIPE 2024). Un dato che segnala come, nonostante il calo dei prezzi dell’energia rispetto all’anno precedente, il disagio legato all’accesso ai servizi energetici essenziali resti diffuso e strutturale. Nonostante il calo della spesa complessiva (in particolare, -21,3% per elettricità e -10,7% per il gas), il peso dell’energia sui bilanci familiari rimane molto diseguale. Le famiglie meno abbienti destinano tra l’8% e il 9% delle proprie risorse ai consumi energetici, contro il 3-4% delle famiglie più benestanti (fig. seg). Questo divario evidenzia come l’energia rappresenti un costo proporzionalmente più gravoso per chi ha meno reddito, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze sociali.
Incidenza della spesa energetica per decimo di spesa equivalente (valori percentuali)

Fonte: nostre elaborazioni sull’ Indagine sulle spese delle famiglie (anni 2023 e 2024), Istat
Dal punto di vista territoriale, la povertà energetica presenta forti differenze. Il fenomeno cresce nelle Isole e nel Nord-Ovest, mentre diminuisce nel Sud e resta stabile nel Centro e nel Nord-Est (fig. seg.).
La povertà energetica in Italia (valori percentuali)

Fonte: nostre elaborazioni sull’ Indagine sulle spese delle famiglie (2022-2024), Istat
A livello regionale, si passa da circa il 5% nel Lazio fino a oltre il 18% in Puglia, confermando una distribuzione molto eterogenea (fig. seg.). Inoltre, la povertà energetica è più diffusa nelle periferie urbane e nei piccoli comuni, dove spesso le abitazioni sono meno efficienti dal punto di vista energetico.
La povertà energetica per regione nel 2024
(valori percentuali)

Fonte: nostre elaborazioni sull’ Indagine sulle spese delle famiglie (anno 2024), Istat
Particolarmente vulnerabili risultano alcune categorie sociali. Le famiglie con minori mostrano un’incidenza più elevata della media nazionale (11,4%), e si stima che oltre un milione di bambini viva in condizioni di povertà energetica. Ancora più critica è la situazione dei nuclei familiari dove il capofamiglia ha cittadinanza straniera: per queste, il rischio di essere in povertà energetica è fino a quasi tre volte superiore rispetto a quelle italiane.
Definito il perimetro, occorre ragionare su come migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche di contrasto. I bonus sociali per elettricità e gas, principali strumenti di sostegno alle famiglie fragili in Italia, nel 2024 sono tornati a un regime ordinario dopo le misure straordinarie introdotte durante la precedente crisi energetica del 2021-2023. Questo ha comportato una forte riduzione sia del numero di beneficiari sia delle risorse erogate: il numero dei bonus è diminuito di oltre il 40% e l’importo complessivo erogato di quasi l’80%.
Le analisi mostrano inoltre che questi strumenti hanno un impatto limitato: meno di una famiglia su cinque tra quelle in povertà energetica riceve effettivamente il bonus elettrico, e solo una piccola quota riesce a uscire dalla condizione di disagio grazie a questi aiuti (Tanda e Segre, 2025). Ciò suggerisce la necessità di politiche più mirate ed efficaci, capaci di raggiungere davvero i nuclei più vulnerabili.
In prospettiva, il fenomeno della povertà energetica si inserisce in un contesto complesso, influenzato da fattori economici, climatici e strutturali. Inverni più miti, ad esempio, possono ridurre temporaneamente la spesa per il riscaldamento, ma non risolvono i problemi di fondo legati all’efficienza delle abitazioni e alla stabilità dei prezzi energetici.
Il quadro che emerge è dunque quello di una fragilità persistente: anche quando i costi diminuiscono, una parte significativa della popolazione continua a non riuscire ad accedere in modo adeguato ai servizi energetici essenziali. Affrontare la povertà energetica richiede quindi un approccio strutturale e integrato, che combini sostegni economici, interventi sull’efficienza degli edifici e politiche sociali più selettive, per garantire una transizione energetica davvero equa e inclusiva. Questa ennesima crisi può essere l’occasione da cogliere per disegnare politiche che utilizzino in modo accorto le risorse per contenere questo fenomeno in futuro.
Il contenuto della pubblicazione riflette esclusivamente le opinioni degli autori e non intende quindi rappresentare posizioni ufficiali delle istituzioni di appartenenza.

















