Fino a pochi anni fa, il tema dell’accesso a sistemi energetici puliti e moderni, a prezzi ragionevoli, era un argomento tipico del dibattito relativo alle economie emergenti dove, ancor‘oggi, 1 miliardo di persone non ha accesso all’elettricità e oltre 2,7 miliardi di persone utilizzano tecnologie inquinanti per la cottura degli alimenti e il riscaldamento. Negli anni recenti, complice da una parte la crisi economica che ha aumentato il numero di persone in povertà, e dall’altra il crescente peso delle componenti para tariffarie nelle bollette, nelle economie avanzate è emerso il problema dell’impossibilità di far fronte al pagamento per i consumi di energia per determinati segmenti della popolazione (affordability). Questa vulnerabilità nei consumi di energia, definita nei paesi emergenti principalmente con riferimento all’accesso alla stessa e nelle economie avanzate come incapacità di spesa, è comunamente nota come povertà energetica.  

L’Osservatorio Italiano sulla povertà energetica (OIPE), nato nel febbraio 2019 presso il Centro Levi-Cases dell’Università di Padova, vuole fare divulgazione, analisi e ricerca su questo tema nel nostro Paese e il 4 giugno scorso, presso la sede di Milano di ARERA, ha presentato il suo primo Rapporto sulla povertà energetica in Italia. Il Rapporto parte dalla constatazione della maggior crescita dei prezzi dei prodotti energetici rispetto all’indice armonizzato dei prezzi al consumo, sia in Italia che in Europa (+35% e +23% l’aumento, negli ultimi 10 anni, dei prezzi rispettivamente di elettricità e gas pagati dalla famiglia media italiana, in linea con la media UE-28). A tale aumento ha corrisposto una generalizzata riduzione dei consumi (l’Italia, con consumi pressoché costanti, rappresenta un’eccezione), in particolare per riscaldamento, e, contemporaneamente, una crescita della spesa energetica: nello specifico,  l’incidenza della spesa energetica delle famiglie italiane, in rapporto al totale, ha registrato un aumento di quasi mezzo punto percentuale tra il 2007 e il 2017, colpendo in particolar modo le famiglie meno abbienti (Fig.1, pannello a) e peggiorando ulteriormente la condizione delle famiglie più povere (Fig. 1, pannello b); in particolare, nel 2007 il quinto più povero delle famiglie destinava poco più del 6 per cento della spesa totale per vari servizi energetici; dieci anni dopo questa quota era crescita di oltre mezzo punto percentuale, mentre era stabile o in riduzione per il resto delle famiglie italiane.

Figura 1 - Quota della spesa energetica delle famiglie per decimo di spesa totale equivalente*

Fonte: elaborazioni OIPE sull’Indagine sulla spesa delle famiglie (Istat).

* Per spesa energetica si intende la somma di spesa per riscaldamento e per elettricità. La spesa equivalente corregge la spesa familiare per il numero e la composizione dei membri del nucleo (Scala Carbonaro).

A partire dal 2017, con l’adozione della nuova Strategia energetica nazionale (SEN), il nostro Paese si è dotato di una misura ufficiale per monitorare l’andamento della povertà energetica, che si ispira a quella “low income-high costs” dell’Inghilterra, proposta in Faiella e Lavecchia (2015). Tale misura è stata utilizzata dal Governo Italiano anche nella proposta di Piano integrato energia e clima, inviata alla Commissione europea alla fine del 2018, ed ha confermato la rilevanza del fenomeno nel nostro Paese: nel 2017, ultimo anno disponibile, la povertà energetica riguardava l’8,7 per cento delle famiglie italiane (2,2 milioni di famiglie), in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto a 10 anni prima (Fig. 2).

Figura 2  - Incidenza della povertà energetica (% di famiglie)

Fonte: elaborazioni OIPE sull’Indagine sulla spesa delle famiglie (Istat).

 

Per quanto riguarda le caratteristiche delle famiglie in povertà energetica, un modello di regressione logistica suggerisce come la probabilità di essere in tale condizione aumenti se la famiglia è già in condizione di povertà assoluta; se risiede nel Mezzogiorno; se vive in un piccolo centro urbano (rispetto a una grande area metropolitana); se la persona di riferimento ha un basso livello di istruzione, oppure è non occupata, oppure ha un’età inferiore ai 35 anni.  Queste informazioni potranno essere d’aiuto al policy maker per meglio indirizzare e tarare gli strumenti di contrasto esistenti, in particolare il bonus elettrico e gas, strumenti che riducono il costo della bolletta dell’elettricità e del gas e che, a 10 anni dalla loro introduzione, necessitano di un intervento radicale che intervenga sulle condizioni di eleggibilità e fruibilità. Inoltre, sarebbe opportuno riflettere su una modifica delle agevolazioni per la riqualificazione energetica (c.d. “ecobonus”) che vada maggiormente nella direzione delle famiglie energeticamente povere e delle agenzie e autorità che si occupano di social housing ed edilizia pubblica.

* L’articolo qui proposto è un estratto del “Rapporto sulla povertà energetica in Italia” dell’OIPE, curato da Ivan Faiella, Luciano Lavecchia, Paola Valbonesi, Raffaele Miniaci. Il rapporto completo è consultabile a questo link: Rapporto sullo stato della povertà energetica in Italia