La scorsa settimana l’ISTAT ha pubblicato l’aggiornamento di agosto dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. L’Istituto Nazionale di Statistica rileva un aumento dell’inflazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua. A guidare l’incremento dei prezzi al consumo sono in particolare i prodotti energetici: +17,1% su base annua e +2,9% su base mensile.

La spinta inflattiva del settore energetico è causata soprattutto dai carburanti che, a loro volta, risentono degli effetti della guerra in Iran sul mercato del greggio e dei prodotti raffinati. Si registra, infatti, un incremento del 6,3% su base mensile per la benzina e del +5,2% per il gasolio destinato al trasporto. Assai più contenuti i rincari per l’elettricità: sul mercato libero +1,4% su base mensile. Nulli quelli del gas naturale: -0,2% da luglio ad agosto.

Il dato ISTAT suggerisce che i prezzi applicati alle famiglie per la fornitura di elettricità hanno risentito limitatamente dell’impennata dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica dei mesi estivi, dovuta alla crisi mediorientale e alle elevate temperature che hanno spinto in alto i consumi.

Questa evidenza, in primo luogo, è l’effetto della tipologia di contratti sottoscritti sul mercato libero. Oltre il 50% dei clienti domestici, infatti, ha scelto un’offerta a prezzo fisso che, in quanto tale, permette alle famiglie di tutelarsi dalla volatilità dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Ma se consideriamo anche le offerte a prezzo variabile, che insieme a quelle a prezzo fisso concorrono alla rilevazione ISTAT, si può constatare che la contenuta spinta inflattiva di agosto indica una variazione assai limitata anche dei prezzi di questo tipo di offerte.

L’altra determinante dell’incremento relativamente più contenuto dei prezzi delle forniture di elettricità per le famiglie è data da elementi di virtuosità della bolletta italiana soprattutto se comparata con quella di altri Paesi europei. Un dato che è messo bene in evidenza dallo studio TEHA-Elettricità Futura presentato al 52° Forum di Cernobbio. Lo studio, infatti, compie una analisi della bolletta elettrica di famiglie e imprese per identificare le aree di maggiore e minore competitività del sistema elettrico nazionale al fine di identificare potenziali azioni di intervento.

In media, infatti, la bolletta elettrica delle famiglie italiane (2.000 kWh di consumi annui per una potenza impegnata di 3kW) pesa circa il 2% della spesa mensile di questo tipo di consumatori con un importo medio mensile pari a 351€/MWh. Un valore, questo, allineato alla media europea (343€/MWh) e inferiore a quello della Germania (435€/MWh). Mentre più contenuti i valori registrati in Francia: 286€/MWh.

Queste evidenze rispetto al confronto con Francia e Germania emergono anche per le diverse tipologie di imprese esaminate nello studio TEHA-Elettricità Futura: piccole imprese (37 MWh/anno di consumi e 0,025 MW di potenza impegnata) medie imprese non energivore (750 MWh/anno; 0,25 MW) e grandi imprese non energivore (5,5 GWh e 2 MW).

A spiegare le differenze tra i Paesi oggetto di indagine sono essenzialmente due fattori. In primo luogo, la composizione del mix di generazione elettrica. Più incentrato sul gas naturale in Italia, più su nucleare in Francia e più su fonti rinnovabili in Germania. Queste differenze concorrono a spiegare, a parità di altre condizioni, i più elevati valori riscontrabili in Italia con riferimento al costo della materia prima gravante in bolletta. In secondo luogo, la valorizzazione degli oneri generali di sistema. Più elevata in Italia rispetto a Francia e Germania. In Germania, in particolare, i clienti domestici e le imprese beneficiano dal 2022 della fiscalizzazione dei costi a copertura degli incentivi per lo sviluppo delle fonti di generazione elettrica rinnovabile. In Francia,  la minore integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico produce di per sé più contenuti oneri generali di sistema. A questo deve aggiungersi che in Italia, sulle famiglie così come sulle imprese non energivore, pesa altresì la copertura finanziaria delle agevolazioni concesse sugli oneri generali di sistema alle medie e grandi imprese energivore. Particolarmente marcato il divario, rispetto a Francia e Germania, negli oneri generali di sistema applicati alle piccole imprese.

La maggiore onerosità dei prezzi all’ingrosso e degli oneri generali di sistema più che compensa la maggiore efficienza, rispetto ai peer europei, degli oneri di rete, i quali risultano significativamente più contenuti in Italia rispetto a Germania e Francia sia per le famiglie sia per le imprese.

Il quadro muta, in parte, qualora nel comprendere le determinanti del costo dell’elettricità effettivamente sostenuto dalle imprese si considerino le classi di consumo cosiddette energivore. Queste ultime, in Italia, possono infatti beneficiare di agevolazioni di natura tariffaria sugli oneri generali di sistema nonché di remunerazioni per servizi e opere rese al sistema elettrico (servizio di interrompibilità, energy release e interconnector virtuale) nonché di compensazioni sui cosiddetti oneri indiretti ETS.  Per la Francia e la Germania lo studio TEHA-Elettricità Futura considera agevolazioni analoghe ove previste dal quadro legislativo e regolatorio di riferimento.

Guardando sia alle medie (5 GWh/anno, 1 MW) sia alle grandi (50 GWh, 10 MW) imprese energivore si riscontra sempre un prezzo finale (IVA esclusa) applicato ai consumi di elettricità inferiore rispetto a quello della Germania, ma superiore a quello della Francia. Ciò includendo nella stima dei prezzi applicati a tali categorie di clienti finali le agevolazioni di natura tariffaria, le quali sono maggiormente capienti in Germania  rispetto a Italia e Francia.

Considerando nell’analisi anche le compensazioni e remunerazioni di diversa natura (interrompibilità, compensazioni oneri indiretti ETS, energy release, interconnector virtuale) – e che per l’Italia, con riferimento alle grandi imprese energivore, risulterebbero particolarmente più capienti rispetto a quelle di analoga natura elargite in Francia e Germania – le medie imprese energivore italiane potrebbero conseguire una riduzione potenziale del costo dell’elettricità pari a circa 10€/MWh, mentre la grande impresa di circa 78€/MWh (rispetto ai circa 21€/MWh e 34€/MWh di Francia e Germania rispettivamente).

L’analisi della bolletta dello studio TEHA-Elettricità Futura consente, pertanto, di identificare potenziali aree di intervento per rafforzare la competitività, sostenibilità ed economicità del sistema elettrico italiano.

Lo studio evidenzia, in primo luogo, come agevolare il processo di permitting di nuovi progetti di generazione elettrica da fonti rinnovabili nonché la diffusione di PPA e contratti alle differenze a due vie per l’approvvigionamento a termine di elettricità rinnovabile permetterebbe di contenere l’impatto del costo della materia prima sulla bolletta, rendendolo inoltre meno esposto alla volatilità dei prezzi delle commodity fossili.

In secondo luogo, la diffusione di sistemi di accumulo (BESS e impianti di pompaggio) e la preservazione di un’adeguata capacità di generazione termoelettrica -  attraverso una maggiore predicibilità e coordinamento del quadro regolatorio in materia di MACSE e mercato della capacità - permetterebbe di potere integrare le fonti rinnovabili nel sistema elettrico garantendo l’esercizio in sicurezza del medesimo. Questi interventi, inoltre, avrebbero effetti benefici sui costi dell’elettricità in termini di costi evitati per il sistema.

In ultimo, lo studio indica la necessità di preservare le maggiori efficienze osservabili con riferimento agli oneri di rete garantendo un quadro regolatorio certo che promuova i necessari investimenti per lo sviluppo di capacità di rete necessaria a portare elettricità da fonti rinnovabili localizzata nel Sud del Paese al Nord dove si concentra larga parte dei consumi. Oltre che investimenti necessari a integrare servizi di flessibilità e generazione da fonti rinnovabili nelle reti di distribuzione e per meglio rispondere a fenomeni climatici sempre più estremi. Tutti interventi che si traducono in benefici per i clienti finali anche in termini di costi evitati per il sistema.

In ultimo, lo studio osserva l’imprescindibilità di una riflessione su come mitigare l’impatto degli oneri generali di sistema che le analisi rilevano essere uno dei principali driver di minore competitività dei costi dell’elettricità italiani rispetto ai peer europei.

In generale, una attenta lettura dei dati è requisito sempre più essenziale in un sistema sempre più complesso per effetto di dinamiche tecnologiche, geopolitiche e macroeconomiche. Soprattutto se su una errata lettura e narrazione dei dati si poggiano interventi di policy che, per questo possono produrre anche involontari effetti negativi sull’incoraggiare quegli investimenti necessari a preservare sicurezza, sostenibilità ambientale, competitività e maggiore economicità della produzione e consumo di energia elettrica.

Un primo passo per vincere queste sfide è, come lo studio dimostra, una corretta lettura dei dati e delle loro reali determinanti.