Le emissioni nazionali di metano, escludendo il contributo delle sorgenti naturali, rappresentano in media il 10,7% ± 0,8% delle emissioni totali di gas ad effetto serra nel periodo 1990–2024. Le emissioni di metano senza LULUCF sono diminuite da 55 a 43 Mt CO₂eq (-21,9%). La riduzione è inferiore rispetto a quella registrata per il totale dei gas serra (-30,2%) e per i gas serra al netto del metano (-31,2% dal 1990), evidenziando la necessità di intensificare le azioni di abbattimento delle emissioni di metano dalle principali sorgenti.

Come mostrato nella tabella seguente i settori maggiormente responsabili delle emissioni di metano sono l’agricoltura e i rifiuti, che contribuiscono all’87,5% delle emissioni nazionali di metano, mentre le emissioni fuggitive e la combustione contribuiscono in misura decisamente minore, 6,4% e 6% rispettivamente.

Emissioni di metano per sorgente (Mt CO₂eq)

Fonte: ISPRA

La figura seguente illustra l’andamento delle emissioni di metano per sorgente. Tra le sorgenti principali, l’agricoltura registra il tasso medio di riduzione annua più basso dal 2005, pari a -0,6% contro il -1% dei rifiuti. Le emissioni fuggitive calano del -5,5% annuo, mentre quelle da metano non combusto nel settore energetico diminuiscono di soli -0,1% all’anno.

Andamento delle emissioni di metano per sorgente (Mt CO₂eq)

Fonte: ISPRA

Le varie sorgenti contribuiscono in modo molto diverso al totale delle emissioni di metano. La quota di metano nelle emissioni da combustione e del settore IPPU (processi industriali e uso dei prodotti) è del tutto marginale, mentre i gas serra del comparto rifiuti sono quasi interamente costituiti da metano.

Andamento del metano e degli altri gas serra per sorgente (MtCO₂eq)

Fonte: ISPRA

In termini di quota sul totale delle emissioni di metano nel 2024: l’agricoltura contribuisce con il 45,1%, i rifiuti con il 42,4%, le emissioni fuggitive con il 6,4% e il metano non combusto nel settore energetico con il 6%. Nel 2024 le emissioni del settore rifiuti sono superiori ai livelli del 1990 (+5,4%), sebbene la tendenza risulti chiaramente decrescente a partire dal 2005.            (-18,1%). L’agricoltura ha ridotto le emissioni del 21,2% dal 1990, mentre le emissioni fuggitive sono diminuite del 72,8%.

La principale sorgente del settore agricolo è la fermentazione enterica, ovvero i processi digestivi degli animali da allevamento, con il 69,6% delle emissioni di metano del settore nel 2024. Seguono la gestione delle deiezioni animali con il 21,1% e la coltivazione del riso con il 9,2%. La combustione di residui agricoli in campo aperto costituisce una quota marginale (0,05%).

Nel settore rifiuti, la sorgente dominante è lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che rappresenta l‘84,5% delle emissioni di metano del settore. Il trattamento delle acque reflue contribuisce con il 14,5%. Le restanti due sorgenti — trattamento biologico dei rifiuti solidi e incenerimento/combustione in campo aperto — coprono complessivamente circa l’1%.

Per quanto riguarda le emissioni fuggitive, la quota dominante di metano è attribuibile alla filiera del gas naturale (produzione, trasporto e distribuzione), che nel 2024 rappresenta l‘80,2% del comparto fuggitive — quota in calo rispetto al 92,5% del 1990.

Ordinando in senso decrescente le emissioni di metano del 2024 per sorgente, emerge che il 96,4% delle emissioni totali proviene da sette sorgenti chiave, responsabili di 41,5 MtCO2eq sul totale di 43 Mt CO₂eq. Le emissioni di queste sorgenti si sono ridotte del 21% rispetto al 1990, mentre le sorgenti minori — responsabili del restante 3,6% — mostrano una riduzione del 39,8%.

Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è la prima sorgente chiave con il 35,9% delle emissioni totali di metano, seguita dalla fermentazione enterica con il 31,4%. Le prime due sorgenti sono responsabili di circa due terzi delle emissioni nazionali di metano.

Emissioni di metano per sorgente negli anni 1990, 2005 e 2024 (ordine decrescente dei valori 2024).

N.B. Le etichette nere indicano la quota percentuale 2024; le etichette rosse indicano la variazione percentuale dal 1990 al 2024.

Fonte: ISPRA

Il settore rifiuti contribuisce con due sorgenti chiave — smaltimento dei rifiuti solidi e trattamento delle acque reflue — per il 42% delle emissioni totali di metano. Il settore agricolo conta tre sorgenti chiave — fermentazione enterica, gestione delle deiezioni e coltivazione del riso — con il 45,1%.

Il settore energetico include una sorgente per le emissioni fuggitive (filiera del gas naturale) e una per la combustione (settore residenziale), che contribuiscono rispettivamente al 5,2% e al 4,2% delle emissioni totali di metano.

Le emissioni fuggitive nel 2024 rappresentano l’1,2% delle emissioni nazionali di gas serra e sono costituite per il 62,3% da metano. La filiera del gas naturale copre l‘80,2% delle emissioni fuggitive di metano nel 2024 e il 5,2% delle emissioni nazionali di metano. Nel 2024 le emissioni fuggitive di metano dalla filiera del gas naturale rappresentano quindi lo 0,6% delle emissioni nazionali di gas ad effetto serra.

Dal 1990 a oggi si è registrata una riduzione significativa delle emissioni fuggitive totali              (-72,8%) e in particolare dalla filiera del gas naturale (-76,4%): nel 1990 quest’ultima sorgente pesava per il 17,1% delle emissioni nazionali di metano e per il 92,5% di quelle fuggitive.

Emissioni di metano da sorgenti fuggitive (Mt CO₂eq)

Fonte: ISPRA

Il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione del gas naturale costituiscono le principali sorgenti di emissioni fuggitive, con la distribuzione nel ruolo dominante.

La riduzione delle emissioni fuggitive dalla filiera del gas naturale è principalmente dovuta a numerosi interventi di ammodernamento della rete di trasporto e distribuzione. Fin dagli anni ’90 i materiali della rete di distribuzione ad elevato fattore di emissione (ghisa grigia con giunti in canapa e piombo) sono stati sostituiti con materiali a minori perdite. È inoltre cresciuta la rete in acciaio con protezione catodica, per prevenire la corrosione delle condotte. Tali interventi hanno determinato la riduzione delle emissioni di metano dalla filiera del gas naturale dal 1990 al 2024, nonostante un incremento del gas trasportato del 33,7% e distribuito del 35,1% nello stesso periodo. Il gas distribuito soddisfa la domanda del settore civile e della piccola industria, mentre le grandi utenze industriali sono servite direttamente dalla rete di trasporto.

Emissioni di CH₄ nelle sorgenti della filiera del gas naturale, gas immesso in rete (trasporto) e distribuito

Fonte: ISPRA

Le due principali sorgenti — trasporto-stoccaggio e distribuzione — registrano riduzioni delle emissioni dal 1990 al 2024 rispettivamente del 66,1% e del 74,2%. Nella sorgente trasporto-stoccaggio sono incluse le perdite per trasporto, stoccaggio e rigassificazione del gas naturale liquefatto. I fattori di emissione per unità di gas movimentato mostrano una diminuzione continua (-74,6% per il trasporto e -80,9% per la distribuzione), a conferma del miglioramento delle prestazioni della rete.

Il fattore di emissione del trasporto-stoccaggio è di circa un ordine di grandezza inferiore rispetto a quello della distribuzione. Ciò dimostra che la configurazione della rete per soddisfare la domanda di gas naturale è un fattore cruciale per la riduzione delle emissioni fuggitive. La rilevanza delle emissioni dalla distribuzione (80,9% del totale della filiera del gas naturale) rende questa sorgente il principale obiettivo per interventi di abbattimento.

Le emissioni di metano non combusto derivanti dalla combustione nel settore energetico, pari a 2,6 MtCO2eq, rappresentano il 6,4% delle emissioni nazionali totali. Il settore residenziale è la sorgente principale: la sua quota è cresciuta dal 44,1% del 1990 al 70,5% del 2024 sul totale delle emissioni di metano da combustione. Le emissioni di gas serra nel settore residenziale sono prodotte dall’energia utilizzata direttamente negli edifici, principalmente per il riscaldamento con l’utilizzo di biomassa.

  Emissioni di metano da sorgenti di combustione energetica (Mt CO₂eq)

Fonte: ISPRA

Andamento delle emissioni di metano nel settore residenziale

Fonte: ISPRA

Le emissioni di metano nel settore residenziale sono aumentate dal 1990 al 2024 del 47,2%, a fronte di una riduzione del 31,6% delle emissioni totali di gas serra nello stesso settore. Questo disaccoppiamento è riconducibile alla crescente quota di energia da biomasse rispetto agli altri combustibili: i consumi energetici del settore oscillano attorno alla media senza una tendenza definita, mentre la quota da biomasse è passata da una media di circa il 14% negli anni ’90 a oltre il 25% negli ultimi cinque anni, riferendosi essenzialmente al consumo di legna e pellet per riscaldamento.

La quota delle emissioni di metano da biomasse è sempre stata preponderante ed è ulteriormente aumentata, passando dal 91% del 1990 a circa il 97% del 2024. Gli altri combustibili contribuiscono con quote sempre più ridotte. Il fattore di emissione di metano per le biomasse sull’intera serie storica analizzata è 320 kg/TJ, valore nettamente superiore a quello dei combustibili fossili.

Il confronto delle emissioni di metano dalle principali sorgenti emissive fornisce elementi utili per la valutazione dell’efficacia di interventi mirati alla riduzione delle emissioni nazionali di questo gas serra. Le emissioni di metano dalla filiera del gas naturale risultano quasi 7 volte inferiori a quelle della principale sorgente del settore rifiuti, lo smaltimento di rifiuti solidi. In particolare, nel 2024 lo smaltimento di circa 6,6 Mt di rifiuti solidi in discariche gestite, ha prodotto emissioni di metano 6,13 volte maggiori di quelle registrate per la filiera del gas naturale, equivalenti allo smaltimento di poco più di 1 Mt di rifiuti solidi in discarica. Analogamente per il settore agricoltura, nel 2024 più di 5,3 milioni di bovini (da latte e non) hanno emesso, per fermentazione enterica, 13,5 Mt CO2eq di metano. Pertanto, le emissioni dalla filiera del gas naturale sono circa 6 volte inferiori alle emissioni della principale sorgente dell’agricoltura, equivalenti alle emissioni da fermentazione enterica di circa 878.000 bovini (cioè circa il 16% dei capi). Questi numeri mostrano che riduzioni di pochi punti percentuali delle principali sorgenti hanno effetti molto maggiori in termini assoluti, rispetto a interventi drastici su settori minoritari. A tali valutazioni devono necessariamente affiancarsi considerazioni circa l’effettiva potenzialità di riduzione delle emissioni e i relativi costi-benefici dei diversi interventi.