Il metano è oggi uno degli esempi più concreti di come l’ambizione climatica possa tradursi in azione pratica, mettendo insieme scienza, sicurezza energetica e responsabilità industriale. Ridurre le emissioni di metano non significa sostituire la riduzione della CO₂: la stabilità del clima nel lungo periodo dipende ancora da una profonda decarbonizzazione. Ma il metano è un gas serra molto potente e con una permanenza in atmosfera relativamente breve. Per questo intervenire oggi sulle sue emissioni può contribuire a rallentare il riscaldamento già in questo decennio, affiancando il percorso più strutturale di riduzione dell’anidride carbonica.
Questo aspetto conta soprattutto per le comunità che sono già esposte agli impatti della crisi climatica. Per chi affronta ondate di calore, siccità, eventi meteorologici estremi, perdita di mezzi di sussistenza o maggiore insicurezza alimentare, rallentare il riscaldamento nel breve periodo non è un beneficio astratto, ma una riduzione concreta del rischio. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il metano è responsabile di circa il 30% del riscaldamento globale attuale. Ridurlo è quindi una delle leve più urgenti e dirette a disposizione per rallentare il ritmo del riscaldamento.
Nel settore energetico, il metano è anche una leva particolarmente pratica. Nel 2025, le attività legate ai combustibili fossili hanno emesso oltre 150 milioni di tonnellate di metano a livello globale. La stessa IEA stima che oltre il 75% del metano fossile potrebbe essere abbattuto con tecnologie già disponibili, e che circa 40 milioni di tonnellate potrebbero essere evitate a costo netto nullo. Molte emissioni derivano da perdite, scarsa manutenzione, rilascio intenzionale di gas in atmosfera - il cosiddetto venting, o sfiato - oppure dalla combustione di gas non utilizzato, cioè il flaring, o combustione in torcia. In molti casi, quindi, non serve attendere tecnologie future: serve usare meglio strumenti già disponibili, dal monitoraggio diretto degli impianti ai dati raccolti da aerei e satelliti.
È in questo contesto che si inserisce la EU Methane Regulation, il Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. Entrato in vigore nel 2024, il Regolamento introduce un quadro vincolante per ridurre le emissioni di metano nei settori petrolio, gas naturale e carbone. Il suo obiettivo è trasformare un problema storicamente misurato in modo insufficiente in un sistema solido di misurazione, rendicontazione e responsabilità.
La logica è semplice: rendere visibili le emissioni, verificare i dati e collegare l’informazione all’azione. Per farlo, il Regolamento introduce obblighi di monitoraggio, reporting e verifica (MRV), programmi di individuazione e riparazione delle perdite (LDAR), limiti al venting e al flaring, regole per il carbone e per alcuni asset abbandonati. Si estende inoltre alle emissioni associate ai combustibili fossili importati nell’Unione Europea, con requisiti graduali destinati a diventare più stringenti nel tempo.
Questo passaggio è particolarmente importante per l’Europa, che dipende fortemente dalle importazioni di combustibili fossili. Per le importazioni, il Regolamento prevede un approccio per fasi: prima, informazioni sulle catene di approvvigionamento e sui dati disponibili; poi, requisiti MRV; quindi reporting dell’intensità di metano e, in una fase successiva, valori massimi di intensità di metano per i nuovi contratti. L’obiettivo è garantire che l’accesso al mercato europeo si basi su performance emissive trasparenti, comparabili e verificabili.
Questa comparabilità, però, è possibile solo se i dati di partenza sono solidi. MRV non significa produrre report fine a sé stessi: significa costruire una base informativa credibile e comparabile, che permetta di intervenire sulle emissioni. Le emissioni di metano possono variare molto tra Paesi, operatori e siti, e le stime generiche spesso non riescono a descrivere ciò che accade realmente sul campo. Servono dati più granulari e verificabili, capaci di collegare le emissioni osservate a decisioni concrete: dove intervenire, quali perdite riparare e come valutare la performance.
Il valore di questi dati va oltre la conformità regolatoria. La sicurezza energetica non riguarda soltanto i volumi disponibili, ma anche la qualità dell’informazione: sapere da dove arriva l’energia, secondo quali standard viene prodotta, quali emissioni sono associate alla fornitura e quanto sono affidabili i dati disponibili. In questo senso, il Regolamento è al tempo stesso una misura ambientale e uno strumento di governance delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento. Rendere comparabile la performance emissiva aiuta istituzioni, acquirenti e mercati a distinguere operatori più trasparenti e meglio gestiti da filiere più opache e a più alto rischio.
C’è anche una dimensione di approvvigionamento che merita attenzione: il metano perso è gas perso. Perdite, venting e flaring non di emergenza rappresentano energia che è già stata prodotta ma non raggiunge il mercato. Secondo l’IEA, ridurre le emissioni di metano dalle attività oil and gas potrebbe rendere disponibili quasi 100 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, con ulteriori 100 miliardi di metri cubi recuperabili eliminando il flaring non di emergenza. Nel breve periodo, circa 15 miliardi di metri cubi potrebbero sostenere la resilienza dei mercati del gas in tempi relativamente rapidi. Ridurre il metano, quindi, può aiutare a recuperare gas che oggi viene perso o sprecato.
Come per ogni quadro regolatorio di questa portata, le sfide attuative sono prevedibili. Le catene globali del gas sono complesse; i contratti possono coinvolgere più produttori e intermediari; la capacità tecnica e regolatoria può variare molto tra Paesi produttori. Proprio per questo il Regolamento è stato disegnato con una tempistica graduale e percorsi di conformità adattabili. In alcune catene di approvvigionamento sarà possibile una tracciabilità più diretta; in altre, soprattutto nei mercati più complessi, potranno avere un ruolo importante schemi di certificazione, verifiche proporzionate e sistemi di reporting destinati a rafforzarsi nel tempo.
Sui costi, le evidenze disponibili sono rassicuranti. Un’analisi di Carbon Limits commissionata da Environmental Defense Fund Europe stima che la piena conformità ai requisiti MRV rappresenterebbe circa lo 0,03–0,6% del valore della produzione, anche con ipotesi conservative. Rystad Energy stima invece che i costi di misurazione del metano siano intorno a 0,01–0,02 dollari per MMBtu, una quota molto piccola del costo complessivo del gas consegnato, che include produzione, liquefazione, trasporto e rigassificazione. Si tratta di costi reali, ma marginali rispetto al valore e alla complessità delle forniture energetiche.
La fase decisiva è ora l’attuazione. Un regolamento di questo tipo funziona solo se le regole sono chiare, applicate in modo coerente e sostenute da capacità tecnica. Questo significa orientamenti pratici, coordinamento tra Stati membri, autorità competenti in grado di valutare i dati e dialogo costruttivo con operatori e Paesi fornitori. Significa anche stabilità regolatoria. I continui tentativi di ritardare o indebolire l’applicazione delle regole prolungano l’incertezza e indeboliscono la credibilità dell’Unione europea nei confronti dei partner internazionali. I mercati possono adattarsi a requisiti chiari e prevedibili; faticano quando il segnale politico continua a cambiare.
L’applicazione delle regole fa parte di questa stabilità. Le sanzioni sono necessarie per rendere credibili gli obblighi. Il Regolamento richiede che siano effettive, proporzionate e dissuasive, senza mettere a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti. Senza un’applicazione credibile delle regole, il Regolamento rischia di premiare l’inazione e penalizzare gli operatori già impegnati nella riduzione delle emissioni.
La EU Methane Regulation non risolverà da sola il problema globale del metano, ma può definire un benchmark importante oltre l’Europa, rendendo le emissioni visibili, comparabili e più difficili da ignorare in uno dei più grandi mercati energetici del mondo. È anche questa la direzione in cui si stanno muovendo i mercati globali: verso dati migliori, verifiche più solide e una differenziazione più chiara tra fornitori. In un momento in cui a cittadini e imprese viene chiesto di risparmiare energia, perdite evitabili, venting e flaring sono uno spreco non necessario. Trasformando la trasparenza in migliore supervisione e forniture più responsabili, il Regolamento può contribuire a ridurre le emissioni, premiare gli operatori più performanti e portare su scala una delle azioni climatiche più rapide disponibili.

















