La formazione dei docenti sul digitale e la ricaduta di quest’ultima su discenti di ogni età e in ogni ordine di scuola e nel mondo accademico italiani è una delle sfide correnti più determinanti nelle recenti scelte ministeriali da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) in connessione ampia e varia con altri settori.
Partiamo dall’attenzione del MIM nei confronti dell’Intelligenza Artificiale (IA), con l’emanazione nello scorso autunno delle “Linee Guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche”, un documento quasi unico nel suo genere, nel settore istruzione, a livello internazionale. Si tratta di indicazioni naturalmente, che lasciano aperte molte domande e che seppure a distanza di pochi mesi andrebbero già aggiornate, ma confermano una presa d’atto della necessità di fornire al personale docente e alle istituzioni educative dei punti di riferimento.
Inoltre, da oltre un anno scolastico è in corso e durerà fino al termine di quello corrente una sperimentazione che si sta svolgendo in 15 scuole italiane, in Calabria, Lazio, Lombardia e Toscana, dove proprio il MIM che le ha individuate, ha promosso l’uso dell’IA come assistente virtuale, in stretta collaborazione con l’istituto INVALSI – Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione – per monitorare l’impatto dell’IA nell’apprendimento e nell’insegnamento.
Se poi si dà uno sguardo all’offerta formativa presente sulla piattaforma Futura che fornisce corsi di aggiornamento per il personale docente per conto del MIM, attraverso percorsi online, in presenza, ibridi emerge quanto la formazione sul digitale e in particolare sull’uso a scuola e in ambito educativo dell’IA sia dominante. Ancora una volta la conferma di un settore come quello dell’istruzione che ha bisogno di attrezzarsi per un cambiamento costante di paradigmi e visioni.
Il mondo della scuola già da qualche decennio sta recependo, con passi lenti, talvolta a saltelli, il vento del cambiamento e la rilevanza della digitalizzazione. Per esempio, soltanto poco più di 10 anni fa, nel 2015, la Legge 107, detta della “Buona Scuola”, introdusse il Piano Nazionale per la Scuola Digitale – PNSD, una formazione a 360 gradi, che coinvolse docenti, dirigenti e personale amministrativo in percorsi di aggiornamento su metodi e risorse tutti basati sul digitale. Già qualche anno prima era stato introdotto il Registro Elettronico, che oggi è supportato da piattaforme e software sempre più all’avanguardia, grande cambiamento nella scuola italiana che vide chiudersi un’epoca, quella dell’uso cartaceo di documenti valutativi, di informazioni e condivisione con l’esterno, e ancora prima – a cavallo tra la prima e la seconda decade del XXI secolo – era arrivata la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM), anch’essa oggi presente sostanzialmente in ogni aula, strumento capace di portare in classe le connessioni, i supporti multimediali, insomma in grado di cambiare gli stili didattici.
Quanto la digitalizzazione abbia poi accelerato il passo, come è a tutti noto, è stato dovuto all’impatto della pandemia da COVID-19, quando dall’oggi al domani il mondo dell’istruzione, in Italia e ovunque, si è trovato ad affrontare necessità inimmaginabili soltanto pochi giorni prima e a dover mettere in campo saperi pregressi da combinare con urgenze del tutto sconosciute.
La pandemia aveva già accelerato le tendenze in corso nell’adozione delle tecnologie digitali nelle aule: strumenti come le piattaforme di videoconferenza sono diventati software per videolezioni, sistemi di gestione dell'apprendimento (LMS) e risorse digitali interattive essenziali per facilitare l’insegnamento e l’apprendimento durante i blocchi della didattica.
Ritornando al presente, si può con certezza affermare che la digitalizzazione e le novità che ha apportato nel mondo della didattica, a partire dalla scuola per estendersi al mondo accademico, sono oggi decisamente dominate dall’IA. Il recente report dell’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) e della Fondazione Agnelli (dicembre 2025) racconta lo stato dell’arte dell’ingresso dell’IA nel sistema scolastico italiano, evidenziando le caratteristiche di quest’ultimo che modellano le condizioni per l’adozione dell’intelligenza artificiale e ne definiscono le opportunità e i rischi.
Il rapporto testimonia che tra le 11.808 scuole primarie e secondarie italiane analizzate, sono stati recuperati 8.958 Piani Triennali dell'Offerta Formativa per il periodo 2022-25, e in 3.695 di essi compare un riferimento esplicito all'intelligenza artificiale – il 41,2% del campione disponibile. Non si tratta di adozione effettiva in aula, confermano i ricercatori, ma di un segnale strategico importante, infatti quasi una scuola su due ha formalizzato l'IA come priorità educativa, organizzativa o di innovazione.
Le reazioni del corpo docente in Italia sono molteplici e sono legate alle caratteristiche di un settore lavorativo, dove soprattutto nell’universo scolastico, sono una forza lavoro matura e fortemente femminilizzata. Secondo il report citato c’è minore fiducia nell’utilizzo dei nuovi strumenti digitali, accompagnata dalla necessità di rafforzare l’importanza di uno sviluppo e di un supporto professionale mirati. Come in altri paesi OCSE gli insegnanti italiani vedono gli strumenti di intelligenza artificiale come l’occasione di risparmiare tempo che potrebbe essere reindirizzato alla pianificazione, fornendo feedback e apprendimento professionale.
Sul piano formativo e sul fronte della capacità professionale, per dare risorse e risposte l'investimento PNRR 2.1 "Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale" è stato di circa 800 milioni di euro per un sistema nazionale di 20.000 corsi destinati a 650.000 tra docenti, dirigenti e personale amministrativo, tutti allineati al framework europeo DigCompEdu.
Altre piccole indagini condotte nel 2024–25 confermano che l'uso studentesco è più alto di quello docente: l'87% degli studenti di secondaria superiore e il 69% dei docenti coinvolti nel progetto "ImparIAmo a scuola con l'intelligenza artificiale" dichiarano di usare strumenti IA, soprattutto per scopi personali o supporto allo studio domestico.
Il quadro che emerge è quello descritto dal rapporto OCSE: alta sperimentazione informale, limitata integrazione curricolare, e forte domanda di apprendimento professionale strutturato, governance chiara e salvaguardie sull'equità.



















