Alla COP30 del 7 novembre, il Brasile ha annunciato il Belem 4X Pledge sui combustibili sostenibili, un impegno volto a quadruplicare la produzione e l’uso di “combustibili sostenibili” entro il 2035. L’Italia è stata tra i promotori, insieme ad altri paesi tra cui Giappone e India. Al 14 novembre, altri 19 Stati hanno aderito all’iniziativa, come Canada, Messico e Paesi Bassi. I combustibili citati nell’accordo includono idrogeno, biogas, biocarburanti ed e-fuel. Il Pledge cita un nuovo rapporto dell'Agenzia internazionale per l’energia (AIE) che prevede il quadruplicare dell’uso di questi combustibili entro il 2035, compreso un raddoppio della produzione di biocarburanti.

Sebbene la volontà degli Stati sia quella di abbandonare i combustibili fossili, devono assicurarsi allo stesso tempo che i loro piani non provochino effetti indesiderati, come un aumento della deforestazione sia a livello nazionale che internazionale. Il raddoppio della produzione avrebbe implicazioni significative per la Terra, soprattutto in assenza di misure di salvaguardia volte a impedire l’espansione su larga scala dei terreni dedicati ai biocarburanti, che rischiano di causare la perdita di ecosistemi.

Già oggi, almeno 40 milioni di ettari di terreno coltivabile sono utilizzati a livello globale per la coltivazione di materie prime per biocarburanti, una superficie pari a quella del Paraguay. E il suolo è già sotto pressione per fornire più cibo e legname a una popolazione che crescerà fino a raggiungere i 10 miliardi entro il 2050. Al ritmo attuale di espansione dei terreni coltivabili, tra il 2020 e il 2050 un’area grande quasi quanto l'India verrebbe convertita alla produzione alimentare. L’aumento degli obblighi in materia di biocarburanti, anche per settori “hard to abate” come l’aviazione e il trasporto marittimo, creerebbe una pressione significativa per la conversione dei terreni.

Uno studio di WRI dimostra come l’espansione dei terreni destinati alla produzione di biocarburanti rischia di causare gravi ripercussioni negative sulla sicurezza alimentare, sulla natura e sul clima, in quanto entra “in competizione” con la produzione alimentare e gli ecosistemi.  

I prodotti agricoli sono materie prime nei mercati globali e le politiche che aumentano la domanda di questi prodotti ne faranno aumentare i prezzi e probabilmente porteranno all’espansione di nuovi terreni coltivabili. Il che potrebbe avere un impatto negativo sul clima, sulla sicurezza alimentare e sulla natura. Inoltre, molti modelli e sistemi di conteggio del carbonio sottostimano il peso del carbonio dei biocarburanti o lo ignorano completamente.

Queste sono le ragioni per cui sia il terreno che i tipi di biomassa utilizzati per i carburanti sono importanti. Il Pledge afferma che gli sforzi per aumentare l’utilizzo di combustibili devono essere ambientalmente e socialmente responsabili. Tuttavia, il documento non include quelle avvertenze fondamentali contenute nel rapporto dell’AIE ovvero che l’espansione dei biocarburanti non deve aumentare ulteriormente lo sfruttamento di terreni coltivabili e la biomassa derivante da rifiuti e residui offre un percorso potenzialmente più sostenibile, sebbene le quantità siano limitate, rendendo difficile la scalabilità. Le politiche nazionali dovrebbero tenere conto di queste importanti sfumature.

Tutti i paesi dovrebbero sviluppare una strategia per utilizzare al meglio le proprie terre al fine di aumentare la prosperità e soddisfare il crescente fabbisogno alimentare della popolazione, raggiungendo allo stesso tempo gli obiettivi climatici e ambientali. Tali strategie dovrebbero essere in linea con gli impegni nazionali per arrestare la deforestazione e preservare gli ecosistemi. Qualsiasi mandato che intensifichi la pressione sul territorio rischia di compromettere tali impegni.  Sono necessarie ulteriori ricerche a livello locale per costruire queste strategie.

La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione. La versione inglese di questo articolo è disponibile qui

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