I crediti di CO₂ sono strumenti utilizzati nel contesto delle politiche ambientali.  Un credito rappresenta l’equivalente di una tonnellata di anidride carbonica (CO₂) o un suo equivalente di gas serra. Il fine di essi è la riduzione o la rimozione dall'ambiente dei suddetti climalteranti con l’ausilio di differenti progetti, di solito realizzati in Paesi in via di sviluppo. Questi progetti possono essere di tipo:

  • Naturale, come ad esempio la prevenzione degli habitat dalla deforestazione o il rimboschimento;
  • Tecnologico, come possono essere gli impianti di produzione per le fonti rinnovabili o meccanismi di cattura e stoccaggio della CO₂.

I crediti rientrano nel più ampio spettro dei Carbon Markets, al cui interno figurano anche meccanismi cogenti come gli ETS o le carbon tax.

I meccanismi che compongono i Carbon Markets

Fonte: Carbon Markets Outlook 2025 dell'Energy & Strategy Group"

Nello specifico dell’Unione Europea, l’EU-ETS si configura come un sistema obbligatorio che interessa i principali settori ad alta intensità di emissioni nell'UE, come energia, industria pesante, e aviazione. Similmente a ciò che avviene per i crediti, le aziende devono acquistare permessi di emissione (noti come EUA - European Union Allowances) per sopperire alle loro emissioni annuali.

Il meccanismo è quello del Cap-and-Trade, per cui vi è un limite prefissato alle emissioni totali per aziende e settori, il quale viene rivisto a ribasso annualmente e allocato tramite aste o assegnazioni gratuite (CAP). Le quote sono poi scambiabili, cosicché chi ne avesse necessità può sopperire alle maggiori emissioni acquistando permessi da coloro che invece ne hanno maturati in eccesso (Trade).

Mentre questi meccanismi sono di solito ben strutturati, in quanto esclusivamente cogenti, i crediti vedono una serie di caratteristiche a seconda di come e dove vengono utilizzati.

I crediti di CO₂ volontari provengono da progetti di compensazione che riducono o rimuovono CO₂, ma non sono regolati da leggi specifiche in un contesto di mercato obbligatorio come accade per l’ETS.

Le caratteristiche di questi possono essere:

  • Mercato non regolato da normative stringenti;
  • Certificazione: I crediti devono essere certificati da standard indipendenti, definiti Program Operator, come Gold Standard o Verified Carbon Standard (VCS), per garantire che siano stati effettivamente generati da progetti validi e verificabili;
  • Flessibilità: Le aziende e i singoli possono decidere liberamente di acquistare questi crediti per ridurre o rimuovere le loro emissioni;
  • Progetti: I progetti che generano crediti volontari possono includere, come detto, riforestazione, energie rinnovabili, miglioramenti nell’efficienza energetica, gestione dei rifiuti e cattura della CO₂. Ogni progetto deve essere verificato per garantire che le riduzioni siano reali, esse necessitano di essere aggiuntive, per cui non sarebbero avvenute senza i crediti, e permanenti cioè non possono essere riduzioni una tantum nel tempo.
  • Esempi di standard di certificazione:
    • Gold Standard: Certifica progetti che contribuiscono anche agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs);
    • VCS (Verified Carbon Standard): Il sistema più utilizzato per certificare i crediti volontari, gestito da Verra;
    • Ma ve ne sono altri come il CDM, l’American Carbon Registry e Climate Action Reserve.

I crediti di CO₂ in schemi cogenti sono analoghi ai crediti volontari, la differenza sta nel loro utilizzo in sistemi obbligatori di carbon pricing. In questi sistemi, le aziende hanno la facoltà di compensare una parte delle loro emissioni anche con crediti di CO₂, oltre ad acquistare permessi di emissione come visto nel caso dell’EU ETS.

Non tutti però questi meccanismi permettono tale attività, ogni schema prevede una percentuale massima di crediti utilizzabili. Ad esempio, l’Australia permette fino al 100% del loro utilizzo, diversamente da altri, come il meccanismo californiano, il quale prevede percentuali sensibilmente inferiori. Il meccanismo EU-ETS non prevede ad oggi l’utilizzo dei crediti CO₂, anche se nelle ultime settimane vi sono state delle aperture a riguardo. A partire dal 2036 è infatti in programma la possibilità di coprire una quota massima del 5% delle emissioni attraverso i crediti. Questo potrebbe essere affiancato ad un periodo pilota 2031-2035. È però presto per dare delle conclusioni a riguardo.

In questo caso le caratteristiche differenti dal volontario possono essere così racchiuse:

  • Mercato regolato: I crediti vengono utilizzati al fianco di un meccanismo obbligatorio, in cui le aziende sono obbligate a rispettare certi limiti di emissione stabiliti dalle autorità nazionali o sovrannazionali.
  • Obbligatorietà: Le aziende possono acquistare permessi di emissione o utilizzare crediti di CO₂ da progetti verificati per adempiere agli obblighi di emissione.

Utilizzo dei crediti di CO2 negli schemi cogenti

Fonte: Carbon Markets Outlook 2025 dell'Energy & Strategy Group"

I crediti si configurano oggi come uno degli strumenti utili alla decarbonizzazione e che possono beneficiare anche di quelli che definiamo co-benefits. I co-benefits sono quei risultati addizionali che i progetti volti alla genesi dei crediti possono produrre, come: quelli ambientali sulla biodiversità o sulla salute del suolo; quelli sociali a comunità rurali e in Paesi via di sviluppo o più propriamente economici. Sebbene sia necessario attenzionarli per evitare rischi di greenwashing o di doppio conteggio, rappresentano un asset fondamentale per le politiche di decarbonizzazione.