Il 2 e 3 settembre 2025 i leader russi e cinesi hanno annunciato un memorandum d’intesa (MoU) legalmente vincolante per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 (PoS2) – un progetto che prevede il transito di 50 mld di mc/a di gas dalla Russia alla Cina attraverso la Mongolia. In quell’occasione hanno anche concordato modesti aumenti dei flussi attraverso i tubi già esistenti, ovvero il Power of Siberia (PoS1) e Far East. Sebbene la cerimonia abbia avuto una valenza politica  molto forte, i termini commerciali chiave di questo progetto – in particolare la formula dei prezzi, la decisione finale di investimento (FID) e gli accordi di acquisto e vendita – non sono chiari.

Vale la pena ricordare che un MoU preserva l’opzione geopolitica e avvia i lavori preparatori, ma non garantisce che PoS2 diventi operativo in tempi tali da modificare in modo sostanziale gli equilibri globali del gas nel 2030. Tuttavia l’evento dà modo di ragionare su alcuni aspetti importanti.

Ad oggi, la Russia sta espandendo sistematicamente la propria infrastruttura di esportazione gas verso la Cina attraverso tre rotte principali, segnando una svolta strategica a lungo termine verso Est. Il gasdotto Power of Siberia 1 (PoS1), già operativo, con una capacità di 38 mld mc/a (che dovrebbe aumentare fino a 44 mld mc/a), funge da corridoio fondamentale. Quest’ultimo sarà integrato dal gasdotto Far East, attualmente con una capacità di 10 mld mc/a espandibile a 12 mld mc/a con entrata in esercizio, prevista per il 2027. E poi l'ambizioso progetto Power of Siberia 2 (PoS2), con una capacità prevista di 50 mld mc/a, rappresenta il più grande vettore di crescita potenziale.

Principali gasdotti Russia-Cina

Fonte: ICIS

PoS1 è lo storico progetto che ha trasformato decenni di discussioni politiche in un corridoio di approvvigionamento funzionante. Gazprom ha firmato l’accordo di acquisto e vendita con la China National Petroleum Corporation (CNPC) nel 2014, ma l’entrata in funzione avviene verso la fine del 2019 per poi raggiungere gradualmente i volumi contrattualizzati negli anni successivi. Una crescita costante ma graduale che dimostra quanto lunghi siano i tempi di realizzazione necessari per questi mega progetti di gasdotti transfrontalieri e come la sola volontà politica non sia sufficiente per superare gli ostacoli di natura tecnica ingegneristica, nonché quelli finanziari. Gli stessi vincoli che caratterizzeranno PoS2, che deve oltretutto affrontare una maggiore complessità da un punto di vista tecnico-logistico e commerciale, tra cui le sfide per lo sviluppo dei giacimenti settentrionali di Yamal, il lungo transito via terra attraverso la Mongolia e un ingente investimento monetario.

Gasdotti russi verso la Cina

Fonte: Gazprom

Se lato Russia, il progetto è visto come una grossa opportunità per sfruttare le risorse interne di gas e rivenderle ai mercati dell’est – vista l’impossibilità di guardare ad ovest -, lato Cina, vi è il serio rischio che una così ingente quantità di gas sul mercato possa determinare un eccesso di offerta fra il 2026-2030, soprattutto visto lo scenario di domanda che si prospetta per Pechino.

ICIS stima che gli acquirenti cinesi abbiano già firmato contratti a lungo termine per un totale di 56 Mtpa di GNL nel periodo 2021-23, gran parte dei quali dovrebbero essere consegnati nel periodo 2026-2028, creando un cluster di consegne concentrate nel tempo. Si tratta però di contratti FOB che prevedono clausole di flessibilità, che consentono agli acquirenti cinesi la possibilità di rinviare, reindirizzare o rivendere i carichi nel caso in cui le condizioni del mercato interno si indeboliscano.

Anche nel caso di PoS2, Pechino e le aziende cinesi possono decidere di ridurre l’esposizione al alle clausole take-or-pay, laddove i prezzi spot e la politica interna giustifichino tali scelte, inserendo opzioni di fornitura a basso rischio che potrebbero pesare sulla redditività del progetto.

Una tale cautela nasce anche dal fatto che la domanda di gas cinese ha subito un calo rispetto alle previsioni degli scorsi anni, a causa di cambiamenti strutturali nel mix energetico del paese che hanno limitato l’interesse per un’unica fonte di approvvigionamento.

Il settore edilizio, storicamente uno dei principali motori della produzione industriale e del consumo energetico, dal 2021 si è indebolito, rappresentando un freno alla crescita della domanda gas soprattutto in quei comparti, come il cemento, particolarmente gas intensive consumption. La produzione di vetro piano e acciaio grezzo – entrambi settori chiave per il consumo di gas e centrali nelle politiche di switch dal carbone al gas – è diminuita rispettivamente del 4,1% e del 9,2% su base annua nel 2025. Un calo a cui non ha sopperito nemmeno la rapida espansione di settori emergenti come quello dei veicoli elettrici e della robotica industriale, il cui fabbisogno è soddisfatto principalmente dall'elettricità (prodotta da altre fonti) piuttosto che dal gas. In questo modo la crescita della domanda di gas è stimata più contenuta rispetto agli scenari elaborati negli anni scorsi.

Generazione elettrica cinese per fonte

Fonte: ICIS, NBS

A frenare il fabbisogno di gas, sta concorrendo tra l’altro, anche la rapida espansione delle fonti energetiche alternative. La Cina rimane il più grande produttore mondiale di energia pulita: negli ultimi cinque anni l’output di energia eolica e solare è quasi triplicato, passando da circa 730 TWh nel 2020 a oltre 1.820 TWh nel 2024. Anche la produzione nucleare è cresciuta costantemente, con diversi reattori in fase di costruzione. ICIS prevede che queste tre fonti combinate raggiungeranno circa 5.600 TWh entro il 2035, quasi il triplo del livello del 2024. Tale espansione eroderà la competitività del gas, in un contesto che vede la Cina impegnarsi a raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030.

In conclusione, ICIS ritiene che l’aumento dell’offerta derivante dai progetti di espansione  di PoS1 e del gasdotto Far East registrerà un’accelerazione dopo il 2027. Questo volume complessivo, pari a circa 5,7 mld mc/a o a 80 carichi standard di GNL all’anno, fornirà alla Cina una quantità stabile di gas via gasdotto, contribuendo al miglioramento della sua sicurezza energetica. Al contrario, le prospettive di PoS2 rimangono altamente incerte: l’assenza di un accordo definitivo d’acquisto  e di una decisione finale di investimento creano un rischio significativo per quanto riguarda le tempistiche, ed è improbabile che i flussi di gas possano partire prima del 2033.

Scenario GNL Cina e offerta gas Russia

Fonte: ICIS

Per questo ICIS esclude che il progetto PoS2 procederà rapidamente, almeno nel breve termine. Tuttavia, se dovesse essere realizzato, il mercato cinese del GNL ne risentirebbe profondamente. A pieno regime, i 50 mld mc/a del PoS2 potrebbero sostituire fino al 30% circa delle importazioni di GNL previste dalla Cina entro la metà degli anni ‘30, pari a circa 36 mld mc/anno. Il che creerebbe in una prima fase, fino al 2030, una situazione di eccesso di offerta, che potrebbe ridursi dopo il 2030. Questo cambiamento non solo diversificherebbe il mix delle importazioni cinesi, ma riequilibrerebbe anche il commercio globale di GNL, attenuando la prevista tensione del mercato a metà degli anni ‘30 ed esercitando una pressione al ribasso sui prezzi dei contratti a lungo termine.

La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di RiEnergia. La versione inglese di questo articolo è disponibile qui