Le tensioni sul mercato del gas naturale hanno inizio nell’autunno 2021, in ragione di un importante aumento della domanda, in particolare del GNL, non accompagnato da sufficienti disponibilità e, come gli eventi successivi hanno reso evidente, anche in ragione del palesarsi delle prime tensioni geopolitiche. Successivamente all’imprevedibile inizio della guerra russo-ucraina, le tensioni si sono acuite e si sono progressivamente accompagnate ad una crescente consapevolezza del rischio volumi. A partire da metà giugno 2022, i tagli dei flussi di gas effettuati da Mosca verso diversi paesi europei tra cui l'Italia, uniti alla siccità e alle difficoltà che provoca anche sul funzionamento delle centrali termoelettriche, nonché al ridotto apporto dell’idro, hanno accentuato la crisi presente nel settore energetico facendo emergere l’esigenza di interventi immediati.

Per quanto lodevoli, gli sforzi messi in campo dal Governo per diversificare gli approvvigionamenti e rendere il paese meno esposto al deficit di gas russo non consentono per il prossimo inverno, apparentemente, la copertura di 15-20 miliardi di metri cubi mancanti. Ciò rende particolarmente sfidante l’obiettivo di riempimento degli stoccaggi al 90% per l’inizio dell’anno termico. Pur se assai onerosa, in questo contesto andrà verificata l’efficacia e l’impatto sui prezzi del recente DM Stoccaggio (e successivo DL Energia del 30 giugno 2022) che attribuisce a Snam, e poi GSE, il compito di acquirente residuale.

Una situazione così delineata comporta molteplici problemi per la filiera energetica, in particolare del gas, con conseguenti forti impatti sui clienti finali industriali e domestici. Con magnitudo esponenzialmente crescente nelle ultime settimane, la strozzatura del mercato è passata dapprima ad un sensibile aumento delle garanzie richieste ai venditori dai grossisti per arrivare, da ultimo, ad una estrema difficoltà di sottoscrivere contratti di fornitura della materia prima per il prossimo autunno-inverno. L’indisponibilità di materia prima riguarda la maggior parte dei venditori, a prescindere dalla loro dimensione, non facenti parte di gruppi verticalmente integrati con importatori. La motivazione di tale indisponibilità di contratti non sembrerebbe (solo) connessa a una componente finanziaria ma, atteso uno scenario di forte contrazione dei volumi, prevalentemente alla volontà degli importatori - tra cui le due principali aziende a partecipazione pubblica - di coprire in primis il proprio portafoglio.

La conseguenza di un mancato governo di questo severo razionamento è il rischio di una severa crisi sistemica di un numero importante di operatori della vendita, già oggi pesantemente gravati da obblighi normativi di rateizzazione delle bollette e da aumenti importanti delle garanzie prestate, senza aver potuto ricorrere a strumenti di supporto delle esigenze di liquidità messe in campo da SACE.

Cosa fare subito? Pur apprezzando il lavoro di ENEA pubblicato l’11 luglio 2022, si auspicherebbe maggiore coraggio con la previsione di azioni e comportamenti da indirizzare anche sui consumi energetici di questa rovente estate, invece di attendere il prossimo inverno; sarebbe altresì auspicabile l’allargamento della platea dal residenziale a settori come il commercio, il turismo, i trasporti dove le temperature spesso sono sui 20 gradi rispetto, ad esempio, ad un comunque gradevole valore di 25 gradi. Informare, orientare e decidere subito azioni per il contenimento dei consumi consentirebbe di superare agevolmente il target di ENEA di quasi 7 miliardi di mc di gas naturale di risparmi.

Inoltre, la decisione di affidare dapprima a Snam e poi al GSE il compito di soddisfare l’approvvigionamento di risorse per lo stoccaggio dovrebbe essere accompagnata dalla scelta di come poi verranno utilizzate queste risorse: siamo in una fase di emergenza sistemica che richiede visione e condivisione con gli operatori. La scelta più ragionevole pare essere quella di allocare prioritariamente detta risorsa ai fornitori in difficoltà di approvvigionamento.

Da ultimo, come si è più volte discusso da fine 2021, si reitera l’importanza che SACE possa sostenere le esigenze di liquidità degli operatori nel settore energetico, in particolare per la prestazione di garanzie sia verso i grossisti che verso SNAM, GME e TERNA.

In conclusione, non si capisce se il Governo, ovviamente consapevole dello scenario attuale e soprattutto del prossimo inverno, non ritenga necessario avviare da subito una sensibilizzazione articolata sul contenimento dei consumi diretta ai cittadini e alle imprese. Il ricorso unicamente alla decretazione d’urgenza, spesso con segnali tutt’altro che univoci, non aiuta sicuramente il mercato ed il sentiment degli operatori: non sapere cosa intendono fare Governo ed Autorità, per le rispettive competenze, per consentire una minima ed ordinata prevedibilità sulle regole di approvvigionamento, sulle garanzie, sui volumi in stoccaggio assicurati da Snam e GSE, sulla formula di prezzo per il mercato di tutela e, infine, sul mantenimento della previsione normativa della fine tutela gas al 31 dicembre 2022, pare incomprensibile a noi operatori italiani, figuriamoci a quelli esteri!