Che fare in caso di taglio delle forniture dalla Russia? Ormai la possibilità che, a un certo punto dell’inverno, le importazioni di gas dalla Russia verso l’Europa si interrompano o si riducano sensibilmente non è più una remota eventualità. È un rischio concreto. Il governo ha messo in campo tutti gli strumenti disponibili nel breve termine per aumentare l’offerta: la ricerca di nuovi contratti di fornitura via tubo o Gnl, l’avvio delle procedure per l’installazione di due unità di rigassificazione galleggianti, la ripresa dello sfruttamento delle risorse nazionali. Sfortunatamente, nessuna di queste soluzioni appare percorribile nell’immediato, salvo – entro certi limiti – l’aumento dell’import da fornitori non russi. Anche il riempimento degli stoccaggi sembra procedere a rilento, e comunque a prezzi senza precedenti, anche per le modalità e i tempi con cui Snam e il Gse sono stati chiamati in causa. Quello che finora è mancato è un aperto coinvolgimento della domanda.

Intendiamoci: una parte dei consumatori, specie quelli industriali, è fortemente sensibile ai prezzi e quindi ha già provveduto a moderare la richiesta di gas. Per esempio, nel mese di maggio l’industria ha utilizzato 1,1 miliardi di metri cubi, circa il 10 per cento in meno rispetto al 2021. La stessa dinamica non si vede, però, nei consumi civili (che ovviamente dipendono anche dalle temperature) e termoelettrici. Il problema è che ai piccoli consumatori il segnale di prezzo del gas e dell’energia elettrica arriva poco e male. Vi è quindi il serio rischio che, nel corso dell’inverno, si debba intervenire con decisioni di razionamento amministrativo.

Come potrebbe avvenire, e cosa dovrebbe implicare, tale procedimento? L’ultimo aggiornamento del piano per l’emergenza gas risale al 2019. Esso prevede tre livelli di crisi: il preallarme (attualmente in vigore), l’allarme e l’emergenza. Mentre il preallarme e l’allarme si affidano essenzialmente a obblighi informativi e a strumenti di mercato (quali l’aumento delle importazioni e la riduzione della domanda da clienti interrompibili), l’emergenza prevede invece il ricorso a misure estreme. Queste includono la riduzione obbligatoria dei prelievi da parte di clienti industriali (anche al di là dei volumi interrompibili), l’obbligo di utilizzare combustibili alternativi per la generazione elettrica, la definizione di soglie di temperatura invernale inferiori e il ricorso agli stoccaggi strategici. Inoltre, è possibile l’interruzione delle forniture ai clienti non tutelati – una previsione, questa, che evidentemente residua dal periodo in cui i clienti “tutelati” erano in realtà “vincolati”. Poiché non c’è alcuna evidenza che i consumatori in regime di tutela siano più vulnerabili di quelli sul libero mercato, e poiché c’è un chiaro obiettivo politico e regolatorio di riduzione del perimetro della tutela fino al suo completo superamento, è chiaro che quest’ultima indicazione va interpretata nel senso di mantenere maggiori garanzie per i clienti aventi diritto alla tutela (cioè, essenzialmente, le famiglie).

Nel settore termoelettrico, i mesi invernali sono normalmente caratterizzati da uno scarso apporto delle fonti rinnovabili. Inoltre, la scarsa idraulicità di questi mesi mette in dubbio anche il contributo dell’idroelettrico. Di conseguenza, lo sforzo di riduzione della domanda di gas dovrà inevitabilmente tradursi in un maggiore ricorso ad altri fossili (carbone e perfino combustibili liquidi, se e dove possibile). Ma, anche qui, è essenziale intervenire per contenere la domanda, sia con misure volontarie o incentivi economici, sia con provvedimenti amministrativi. Sebbene le norme prevedano una gerarchia di interventi che lascia le famiglie all’ultimo posto (esclusi gli ospedali e altre strutture critiche per la sicurezza nazionale) è importante tenere in debito conto le esigenze delle imprese. Disalimentare le imprese potrebbe avere impatti economici comparabili a quelli dei lockdown del 2020, in un momento in cui la crescita è fragile e non è ancora stato interamente ricuperato il terreno perso a causa del Covid-19.

Proprio per la difficoltà di questi interventi e delle relative scelte, è urgente sensibilizzare la popolazione fin da subito, promuovendo forme di risparmio volontario e, all’occorrenza, imponendole. È in questa direzione che si stanno muovendo le istituzioni europee e gli altri Stati membri. Per esempio, la Commissione sta per varare una comunicazione dedicata proprio all’urgenza di ridurre i consumi per accelerare il riempimento degli stoccaggi. Paesi come la Germania e la Francia stanno trasmettendo ai cittadini un forte senso di allarme. L’Ungheria ha addirittura imposto un divieto di esportazione di prodotti energetici: sebbene questo sia il tipo di azione che genera più danni che benefici, lascia comprendere quanto il rischio di un lungo inverno freddo sia considerato.

Anche l’Italia dovrebbe muoversi. L’Enea ha appena pubblicato un utile vademecum con indicazioni di vita quotidiana per ridurre la domanda di energia nel settore residenziale ma serve di più. Il governo non ritiene necessario elevare il livello di allerta eppure è improrogabile una campagna di comunicazione di massa per spiegare alle persone quanto sia delicata la situazione e quanto anche i piccoli gesti possano contribuire ad alleviarla. Tra l’altro, in un contesto di mercato tanto teso, anche modeste riduzioni del carico domandato alla rete elettrica potrebbero avere significativi impatti sul prezzo dell’energia, a parità di livelli del TTF.

Insomma: la situazione è complessa e le incertezze enormi. È possibile che l’inverno passi serenamente, al netto dei costi inevitabilmente record del gas e dell’energia elettrica. Ma c’è una probabilità tutt’altro che trascurabile che le cose non vadano così: è necessario comprare una sorta di polizza assicurativa, e l’unica polizza ora disponibile consiste nel ridurre i consumi oggi e per i prossimi sei mesi, con l’obiettivo di fare tante piccole rinunce per evitare, o mitigare, mosse più traumatiche. Il caos politico conseguente alle dimissioni del premier Mario Draghi complica ulteriormente il quadro, ma a maggior ragione bisogna mettersi al riparo prima che sia troppo tardi.