La nuova Strategia nazionale per l’economia circolare – che sarà adottata entro giugno 2022 - intende definire i nuovi strumenti amministrativi e fiscali per potenziare il mercato delle materie prime seconde, la responsabilità estesa del produttore e del consumatore, una roadmap di azioni e di target misurabili da qui al 2040 e supportare il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

In questo quadro si inserisce la dodicesima edizione dell’Italia del Riciclo, realizzata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con Fise Unicircular, che presenta come ogni anno l’aggiornamento relativo all’andamento di tutte le filiere del riciclo, attivamente coinvolte nella redazione del Rapporto. L’edizione 2021 dedica, inoltre, un approfondimento al settore del tessile, curato da Ecocerved. Il tessile è tra i settori più importanti della manifattura italiana, insieme alla meccanica e all’alimentare, ma con una serie di aspetti critici in tema di sostenibilità. Il Piano d’azione europeo 2020 sull’economia circolare lo ha individuato, non a caso, tra i settori prioritari annunciando, tra le altre cose, la pubblicazione di una Strategia sui tessili entro il 2021. Non bisogna poi dimenticare che dal 1° gennaio 2022 è in vigore l’obbligo di raccolta differenziata di questa frazione di rifiuti.

Passando ai risultati conseguiti nelle diverse filiere nazionali, i dati dell’ultimo decennio confermano che, per il riciclo dei rifiuti speciali, l’Italia è al primo posto rispetto agli altri principali Paesi e alla media UE 27 (raggiunge nel 2018 il 68% dei rifiuti speciali riciclati contro una media europea del 44%) mentre si posiziona al secondo posto per il riciclo dei rifiuti urbani, dopo la Germania, raggiungendo nel 2020 un tasso del 48%, in linea con media UE.

Nel 2020, l’anno più grave della pandemia da Covid 19, il riciclo si è mantenuto stabile con leggere flessioni solo in alcune filiere.

Per gli imballaggi, per esempio, le misure di restrizione e la perdita di fiducia dei consumatori hanno determinato un calo pronunciato della domanda interna nel primo semestre 2020, con un forte impatto anche sul comparto degli imballaggi immessi al consumo. Dall’analisi dei dati 2020 risulta una decrescita del -4,6% dell’immesso al consumo rispetto al 2019. L’immesso al consumo complessivo si attesta così poco sotto alle 13,1 milioni di tonnellate di imballaggi, con sofferenza per le filiere più orientate ai circuiti business to business, penalizzati dalla situazione congiunturale.

Nonostante la crisi però il riciclo degli imballaggi nel 2020 si è mantenuto a un buon livello, con circa 9,6 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio avviati a riciclo (stabile rispetto al 2019). Il tasso di riciclo sale al 73% dell’immesso al consumo, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, determinato principalmente dal calo degli imballaggi immessi sul mercato. Il tasso di riciclo registrato è superiore ai target di legge previsti per il 2030.

Il riciclo dei rifiuti di imballaggio in Italia e futuri target di riciclo per il 2025 e 2030 (tonnellate e %) – 2016/2020

 

Fonte: CONAI

La frazione organica che, da sempre rappresenta la porzione principale dei rifiuti urbani avviati a recupero, al contrario degli imballaggi, proprio nel 2020 un calo dell’,1,7% rispetto il 2019 a causa della pandemia.

Viceversa, la gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) non ha risentito eccessivamente della crisi. Secondo l’ultima rilevazione ufficiale EUROSTAT il tasso nazionale di raccolta dei RAEE (domestici e non domestici) è pari al 38,4% dell’immesso al consumo medio del triennio precedente, molto lontano dall’obiettivo del 65% previsto per il 2019. In termini di raccolta pro-capite l’Italia presenta una performance di 6,14 chilogrammi ad abitante. Considerando i volumi totali raccolti nel 2020 rispetto al 2019, si è registrato un incremento complessivo di +6%.

Una filiera che, al contrario, ha ridotto i quantitativi riciclati è, invece, quella degli pneumatici. Secondo i dati forniti dai due principali Consorzi di filiera (ECOPNEUS e ECOTYRE) nel 2020 sono state avviate a recupero di materia 82.400 tonnellate di PFU, in forte calo rispetto al 2019 a causa delle ripercussioni economiche legate alla pandemia e al conseguente rallentamento della domanda di gomma vulcanizzata granulare.

Altre filiere, penalizzate dalla crisi generata dal diffondersi della pandemia sono state quelle delle pile e accumulatori, degli oli minerali usati e degli oli e grassi animali e vegetali.

Relativamente alle pile e accumulatori, nel 2020 sono state immesse al consumo 340.600 tonnellate (-1% rispetto al 2019). Nel corso del 2020 sono state raccolte 11.100 tonnellate di pile e accumulatori portatili esausti, in crescita di circa l’1% rispetto al 2019. Per la raccolta di accumulatori industriali e per veicoli si registra nel 2020 un decremento rispetto al 2019, arrivando nel 2020 a 156.000 tonnellate (-12%).

Gli oli minerali usati immessi al consumo nel 2020 hanno subito un forte calo a causa della pandemia arrivando a 369.000 tonnellate (-10% rispetto al 2019). Si sono ridotti notevolmente anche i quantitativi di olio usato raccolto e avviato al riciclo: il 2020 segna una raccolta di 171.000 tonnellate, -11% rispetto al 2019, arrivando al 46% dell’immesso al consumo con una diminuzione di 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente.

Nel 2020 in Italia sono state prodotte 290.000 tonnellate di oli vegetali esausti, ma il quantitativo di oli vegetali esausti raccolti e avviati al riciclo si è ridotto a causa della pandemia, passando dalle 83.000 tonnellate del 2019 alle 73.000 del 2020 (-12%).Al netto dell’andamento della gestione nelle singole filiere, il riciclo dei rifiuti può essere uno dei protagonisti della ripresa del Paese. Bisogna considerare, infatti, che la ripresa economica mondiale, incrementando la domanda di materie prime e i relativi prezzi, ha generato anche accenni di crisi nella filiera di approvvigionamento, di conseguenza, quindi, la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio diventano attività strategiche per incrementare la resilienza economica del nostro Paese.

Il nuovo quadro europeo che promuove una trasformazione verso l’economia circolare nonché la sfida climatica rappresentano anche un’ottima opportunità per un ulteriore sviluppo del settore del riciclo dei rifiuti in Italia che avrà bisogno del sostegno pubblico, anche parziale, per alcune attività innovative del riciclo. Questo almeno nella fase iniziale di sviluppo dell’applicazione dell’innovazione come nel caso del recupero chimico della quota di plastiche miste non riciclabili, per il riciclo delle schede elettroniche, per la gestione del car fluff.

Servono procedure rapide e certe di autorizzazione per i rinnovi, gli ampliamenti e per i nuovi impianti di riciclo: le procedure End of Waste (EoW) restano, in troppi casi, molto lunghe e inutilmente complicate. Servono più efficaci semplificazioni sia per i decreti ministeriali EoW sia per le autorizzazioni regionali caso per caso.

Aumentando le quantità riciclate occorre, infine, avere un corrispondente aumento della domanda di impiego dei materiali generati col riciclo, potenziando i criteri minimi ambientali (CAM), cioè quei requisiti ambientali per l’acquisto di beni o servizi migliori dal punto di vista ambientale. Oltre a queste, andrebbero fissate anche le quote da riciclo nel Green Public Procurement (GPP), cioè gli acquisti verdi della Pubblica amministrazione, aumentando quelle obbligatorie di utilizzo di materiali riciclati presenti in alcuni prodotti ed estendendo l’IVA agevolata sui materiali riciclati.