In seguito ai contraccolpi al settore petrolifero causati dalla pandemia, le attività di perforazione stanno finalmente giovando della ripresa della domanda di petrolio, sostenuta dal progresso delle campagne vaccinali e dai tagli all’offerta stabiliti da OPEC+. Nello scenario base di Rystad Energy, in cui si assume un prezzo del petrolio a 63 doll/bbl, è previsto che circa 54.000 pozzi vengano perforati nel 2021, un aumento del 12% rispetto ai livelli del 2020. 

Fig. 1 - Attività di perforazione a livello mondiale

Fonte: Rystad Energy WellCube

Ora che il prezzo del petrolio gravita ai livelli pre-Covid, abbiamo analizzato la sensitività delle attività di perforazione ai prezzi del greggio. La figura 1 mostra una proiezione delle attività di perforazione per il 2021 e 2022, in termini di pozzi perforati, assumendo un range di prezzi fissi che parte da un minimo di 40 doll/bbl e tocca un massimo di 80. La linea nera rappresenta lo scenario base di Rystad Energy.

In tale scenario base, Rystad Energy vede una crescita annuale delle attività di perforazione onshore del 12% nel 2021 e del 19% nel 2022. Tassi di crescita, però, insufficienti a garantire il raggiungimento dei livelli antecedenti la pandemia, che condurrebbero le attività del 2022 ad un livello inferiore del 12% rispetto al 2019. Ben diversa è la proiezione nel segmento offshore, dove si stima che le attività di perforazione cresceranno del 10% sia nel 2021 che nel 2022. Ciò porterebbe il numero dei pozzi perforati a 2.700, un aumento di quasi 500 pozzi rispetto al 2020.

Fig. 2 - Attività di perforazione per segmento di offerta e continenti

Fonte: Rystad Energy WellCube

Il segmento onshore è il più sensibile a shock di prezzo, specialmente per quanto riguarda le estrazioni di shale in Nord America, dove la disciplina di mercato fra gli operatori ha spinto molte attività al 2022 e oltre. Gli operatori si sono infatti dimostrati piuttosto conservativi nei loro budget di perforazione e completamento: si prevede che la spesa dei servizi nella regione crescerà da 50 miliardi di dollari nel 2020 a 54 miliardi di dollari nel 2021. Saranno le operazioni di stimolazione di pozzo a vedere la crescita maggiore in confronto agli altri segmenti: aumento giustificato dal fatto che molti pozzi siano stati perforati ma non completati. Se il prezzo del petrolio si stabilizzasse al di sopra di 60 doll./bbl per il resto dell’anno, allora gli operatori sarebbero incentivati ad incrementare le attività di shale nella seconda metà del 2021 e nel 2022.

Per quanto concerne le attività offshore, nel 2021 Europa ed Africa presentano la crescita più lenta di perforazioni deepwater (in acque profonde). L’Europa ha, infatti, assistito ad una forte ripresa delle attività nel 2020, in seguito alle sanzioni introdotte tra il 2017 e il 2019. Gran parte dell’aumento previsto di operazioni deepwater si registra in Sud e Nord America: sono Brasile, Guyana e Messico i principali fautori della crescita prevista. Per quanto riguarda gli interventi, l’Africa Occidentale e il Medio Oriente si potrebbero rivelare dei mercati strategici negli anni a venire, con un totale di circa 10.000 pozzi offshore attivi, ed un’età di pozzo media di rispettivamente 16 e 21 anni. Nelle altre regioni, invece, l’età media di pozzo si aggira fra i 10 e 15 anni.

Fig. 3- Tassi di crescita annuali della spesa per i servizi di pozzo

Fonte: Rystad Energy ServiceDemandeCube

La Fig.3 rappresenta i tassi di crescita annuali della spesa per i servizi di pozzo. Per ogni tipologia di servizio, le linee indicano i tassi di crescita a livello globale, mentre le linee tratteggiate indicano i tassi di crescita minimi e massimi dei diversi continenti. In tutti i casi, vi è una ripresa a ‘V’, con una crescita nel 2021 a seguito del crollo del 2020. Si noti, inoltre, come, nonostante persistano evidenti differenze regionali, la crescita di spesa per i servizi offshore si stabilizzi nel 2022.

I servizi onshore sono più esposti a variazioni di prezzo nel breve termine: assumendo un prezzo fisso di 50 doll. al barile, 3.000 pozzi sarebbero a rischio nel 2021 e nel 2022. I pozzi a rischio diventerebbero 11.000, se il prezzo al barile salisse a 70 doll. Di questi, la maggior parte appartiene allo shale del Nord America, mentre circa un terzo proviene dall’Asia.

Nel 2020, la produzione petrolifera è scesa dell’8%, ma ci aspettiamo una ripresa completa entro il 2022. A differenza degli anni precedenti, dove lo shale del Nord America ha contribuito per la maggior parte alla crescita della produzione, d’ora in avanti, secondo le nostre previsioni, a guidare la crescita saranno invece il Medio Oriente, con piattaforme onshore e offshore, e il Sud America, con piattaforme offshore in acque profonde. Per assistere ad un ritorno dei precedenti livelli di produzione, sarà necessario associare alle nuove perforazioni operazioni di manutenzione e valorizzazione dei pozzi esistenti. Si profila questa la strategia vincente per i fornitori di servizi di pozzo negli anni a venire.

Domanda globale di petrolio

Fonte: Rystad Energy OMCube

Questa previsione è in linea con la nostra analisi della domanda di prodotti petroliferi, rappresentata nella Figura 4, che nel suo scenario base (“Mean case”) prevede il ritorno dei consumi ai livelli pre-pandemia solo nella seconda metà del 2022. Dopo il crollo della domanda a 89,6 milioni di barili al giorno nel 2020 dai 99.6 milioni registrati nel 2019, Rystad Energy stima la domanda di petrolio a 99.4 milioni di barili giornalieri nel 2022. La ripresa sarà garantita dal ritorno della domanda nel settore trasporti, inevitabilmente e maggiormente colpito dai lockdown. Sarà il mercato asiatico, trainato dalla Cina, il maggior promotore della crescita della domanda fra il 2020 e il 2025, mentre i tradizionali grandi consumatori di petrolio, Stati Uniti ed Europa, ne vedranno un graduale declino, causato dalla transizione verso risorse più pulite e dalla rapida introduzione di nuove tecnologie (veicoli elettrici) in settori chiave del consumo.