Con il malcelato intento di illuderci che le risorse del Next Generation EU sarebbero state disponibili già nel corso dell’esercizio 2020 (così eludendo le pressanti esigenze di copertura delle spese sanitarie che invocavano l’omonimo MES), le bozze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano hanno iniziato a circolare ben prima che l’accordo interistituzionale europeo tra Consiglio, Commissione e Parlamento fosse perfezionato.

Il PNRR approvato il 12 gennaio 2021 dal Governo Conte è dunque rimasto impermeabile alle evoluzioni del più grande strumento introdotto dall’Unione europea, il Next Generation appunto, e del suo dispositivo per la ripresa e resilienza, il Recovery Plan. Evoluzione che non era incentrata sulle dotazioni finanziarie, sostanzialmente cristallizzate sin dall’accordo di luglio 2020, quanto piuttosto sul perimetro di intervento del dispositivo, i suoi target, la governance, il sistema di monitoraggio e le condizionalità.

L’attuale PNRR, oltre a mancare di una strategia complessiva, come già sottolineato su questa rivista da Annalisa Corrado, Francesco Ferrante e Giacomo Pellini e in altre sedi dal sottoscritto,  è dunque un risultato superato dalle successive posizioni assunte dall’Unione europea, da ultimo con l’approvazione del progetto di regolamento avvenuta al Parlamento europeo il 10 febbraio scorso e dalle linee guida della Commissione pubblicate il 22 gennaio, che ne hanno anticipato fedelmente i contenuti.

La caduta del governo che ha licenziato la bozza del piano non ci permette dunque di sapere quale sarebbe stata la sorte del documento all’appuntamento di aprile, quando cioè il PNRR italiano sarà sottoposto alla valutazione della Commissione e all’occhio attento e non certo benevolo di taluni degli altri stati membri (che possono di fatto ritardarne l’approvazione).

L’unica cosa certa è che il piano varato dichiara di aver collocato risorse per oltre 65 miliardi su politiche e specifici progetti già in essere. Considerando che la componente a fondo perduto del Recovery Plan destinata all’Italia è di 68,9 miliardi di euro ciò significa che la restante parte degli interventi programmati nel piano stesso sarebbero stati finanziati sostanzialmente a debito.

La speranza è che il nuovo governo guidato da Mario Draghi procederà alla riscrittura del suddetto piano, anzi, auspicabilmente alla ridefinizione non solo delle missioni (ora chiaramente identificabili nei sei pilastri indicati nel Regolamento e descritti nelle linee guida) ma anche della definizione delle priorità (una follia aver previsto 16 component, 48 linee di intervento e una moltitudine di progetti tra loro non coordinati e probabilmente non coordinabili).

Così come andrà creato ex novo il pilastro dedicato alle giovani e future generazioni (nel Piano relegato a obiettivo orizzontale), allo stesso modo andrà messa mano al Pilastro “transizione ecologica” all’interno del quale la produzione e il consumo energetico e la tutela del capitale naturale svolgono un ruolo primario e sul quale convergeranno ingenti risorse del piano.

Sul primo aspetto - produzione e consumo energetico - le linee guida precisano che “gli Stati membri sono invitati a specificare l’impatto delle riforme e degli investimenti sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la quota di energia rinnovabile, l'efficienza energetica, l'integrazione del sistema energetico, nuove tecnologie di energia pulita e sull'interconnessione elettrica”. Sul secondo aspetto - tutela del capitale naturale – invece, “gli Stati membri sono invitati a spiegare come il piano contribuirà a raggiungere gli obiettivi ambientali fissati a livello UE, compreso l'uso delle tecnologie digitali più avanzate per raggiungere questi obiettivi. Questo include: l'uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine, la transizione verso un'economia circolare, la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, la prevenzione dell’inquinamento e la protezione e il ripristino di ecosistemi sani, comprese le foreste, le zone umide, le torbiere e le aree costiere, nonché la piantumazione di alberi e l'inverdimento delle aree urbane”.

Gli spunti per definire la migliore strategia possibile in questi ambiti non mancano, sia a livello internazionale che più strettamente europeo. Sul versante internazionale i driver principali sono dettati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare dal Goal 7 “energia pulita e accessibile” che delinea le azioni per assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili e sostenibili e relativamente all’Italia, chiama all’immediata attuazione della strategia Energetica Nazionale (SEN) e della riforma degli incentivi per le rinnovabili in prossimità della grid parity (Rapporto ASviS 2020). Risorse economiche del PNRR dovranno quindi essere destinate al perseguimento del target 7.2 che prevede entro il 2030 di “aumentare notevolmente la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale” e del 7.3 che prevede di “raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica”.

In ambito europeo, invece, il 2021 segna il passaggio dal 2020 Climate and Energy Package al 2030 Climate and Energy Framework, con uno slancio marcato da parte della Istituzioni Europee, che ha stabilito di ridurre del 55% (anziché del 40%) le emissioni di gas serra al 2030. L’indirizzo dato della Presidente von der Leyen del 12 dicembre 2020 è di rendere l’azione di neutralità climatica non solo possibile nell’anno 2050 ma anche sistemica rispetto all’economia e alla società europea.  Nel sistema di governance europea, gli Stati membri che hanno presentato i loro progetti di piani entro la fine del 2018 e i piani definitivi entro la fine del 2019, sono tenuti a adottare piani nazionali integrati per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030. L’Italia ha notificato alla Commissione il suo Piano per il Clima e l’Energia il 31 dicembre 2019. La valutazione della Commissione è stata che, benché le politiche programmate fossero sufficientemente in linea con i target stabiliti, sul piano della ricerca, innovazione e competitività, il nostro paese non ha chiarito gli obiettivi nazionali e i target di spesa, né sviluppato le strategie per la competitività.

Come sottolineato dalla Commissione Europea nella Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021: “la sostenibilità̀ competitiva e la resilienza sono due facce della stessa medaglia, come messo in evidenza dalla crisi della COVID-19”.  I piani per la ripresa e la resilienza dovranno quindi rispecchiare le sfide specifiche per paese ed essere allineati alle priorità̀ dell'UE. Ciò si traduce nel portare al 30% l'integrazione delle questioni climatiche sia per il quadro finanziario pluriennale che per Next Generation EU, e, come noto, in ciascun PNRR si dovrà̀ includere almeno un 37 % di spesa per il clima.  

In considerazione di quanto sopra, solo con una buona pianificazione e una particolare attenzione al rispetto di target e indicatori che lo stesso regolamento del Recovery Plan in via di adozione declina nei suoi allegati, sarà dunque possibile affrontare con serenità tutte le sfide che attendono l’attuazione del PNRR e nel concreto le reali chances di ripresa e resilienza del nostro paese.

L’analisi del contesto nel quale calare la futura strategia del PNRR deve tuttavia abbracciare tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile, a partire proprio dall’ultimo dei pilastri del Recovery Plan, quello destinato alle giovani e future generazioni. Del resto, secondo l’European Innovation scoreboard 2020 l'Italia ottiene punteggi elevati nelle PMI che innovano internamente, applicazioni di design, PMI con innovazioni di prodotto o di processo e PMI con innovazioni di marketing o organizzative, eppure continua a essere classificata come un Moderato Innovatore. Le risorse umane, le risorse finanziare e supporto, e i collegamenti sono le dimensioni dell'innovazione più deboli sulle quali concentrare altre risorse del PNRR. Gli indicatori con un punteggio basso includono la popolazione con istruzione terziaria, le spese in conto capitale di rischio, PMI innovative che collaborano con altre e penetrazione della banda larga.

In conclusione, se il PNRR del Governo Conte ha rappresentato una raccolta di progetti e iniziative, la sua riscrittura dovrebbe partire da una ambiziosa ma altrettanto realistica visione di quello che dovrà essere il nostro paese alla fine di questa decade, tra grande innovazione e mirati investimenti.