Lo scorso dicembre la Regione Emilia-Romagna ha firmato il Patto per il Lavoro e per il Clima insieme a 55 realtà fra cui associazioni imprenditoriali, sindacati, enti locali, università. Si tratta di un documento politico-amministrativo che racchiude il nostro posizionamento strategico per il futuro: non in una prospettiva di mandato ma in una traiettoria che ha come riferimento l’Agenda 2030 dell’ONU. Il metodo utilizzato non è secondario: siamo riusciti a mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori della vita economica e sociale del territorio, provenienti da culture spesso in conflitto industriale, sociale e ambientale– e facendo in modo che si riconoscessero nei rispettivi ruoli, accettando di contribuire al raggiungimento di un obiettivo comune. E l’obiettivo è racchiuso nel titolo del documento: un patto che tenga insieme Lavoro e Clima

Si può creare lavoro dando una risposta all’ambiente? Noi crediamo di sì ed è questa la sfida del futuro che abbiamo codificato nel Patto. Perché “ambiente” senza “lavoro” non regge. Se non c’è una tenuta sociale la sostenibilità ambientale resta pura ideologia. Ma al tempo stesso abbiamo bisogno di cambiare modello di sviluppo, perché quello che ha dominato fino ad oggi ha portato stravolgimenti nel Pianeta fino a mettere in pericolo la stessa esistenza umana. La sfida di questa regione, dunque, è una scommessa strategica netta: puntare su investimenti pazienti per avviare da subito il cambiamento sostenibile. Da questo punto di vista dobbiamo registrare la grande novità dell’Europa, che in pochi mesi, complice anche la pandemia, è passata dal fiscal compact al Next Generation EU. Chi avrebbe mai pensato a un’Europa che diventa keynesiana? Una vera rivoluzione culturale, inedita, nel segno della sostenibilità sociale e ambientale. Le risorse europee quindi –quelle del Recovery Fund ma anche quelle del sessennio 2021-2027 che stiamo discutendo a Bruxelles– non saranno per tutti ma seguiranno le direttrici del Green Deal europeo e il nostro Patto per il Lavoro e per il Clima è pienamente in continuità con quelle politiche.

Il Patto prevede 3 direttrici di investimento. Innanzitutto il digitale, inteso non solo come infrastruttura per il trasferimento dati, ma anche robotica, sensori, intelligenza artificiale, 5G, ICT e in generale nuove tecnologie. A Bologna, ad esempio, sta nascendo il Tecnopolo dei Big Data –operazione governata insieme a 4 ministeri - al cui interno proprio in questi giorni stanno montando il supercomputer del Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine, e altri due supercomputer, fra i più potenti al mondo, arriveranno nei prossimi mesi per gli studi sul clima e l’elaborazione dati a supporto di centri di ricerca, imprese, enti locali. Ma la tecnologia va governata, altrimenti polarizza rischiando di creare da un lato pochi ottimati e dall’altro una bolla di lavoro povero e imprese che vanno fuori mercato.

L’altro elemento portante della nostra strategia è la sostenibilità. Dobbiamo riuscire a gestire il cambiamento green delle filiere guidando la transizione delle manifatture. Pensiamo solo a cosa significhi passare da un motore termico a uno elettrico. Se non governiamo questo passaggio rischiamo di perdere imprese e lavoro, con tensioni sociali inimmaginabili. È questa la vera scommessa: solo chi sta dentro al cambiamento può reggere, mentre chi ne resta fuori rischia di diventare contoterzista subordinato e povero.

Quando parliamo di sostenibilità non possiamo ovviamente prescindere dal tema energetico: nella storia del cambiamento l’energia ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Oggi dobbiamo governare la transizione verso fonti rinnovabili e idrogeno e progettare di conseguenza nuovi luoghi e spazi, una nuova mobilità, nuovi processi produttivi. Ne stiamo parlando nel percorso partecipato sul prossimo Piano Energetico Regionale in corso, insieme a temi come gli ecobonus 110%, fondamentali per l’efficientamento energetico e la sicurezza, o la riqualificazione urbana. Nel Patto abbiamo indicato fra gli obiettivi il 100% di energie rinnovabili entro il 2035 e la neutralità carbonica prima del 2050. Per fare questo andremo a rinforzare il fondo energia e agli investimenti in ambito produttivo affiancheremo quelli sulla ricerca. Il Porto di Ravenna, ad esempio, diventerà un hub dell’energia green e dell’economia circolare che farà investimenti e innovazione. Vogliamo esplorare tutte le possibili risorse: fotovoltaico, idroelettrico, eolico, biomasse, geotermia e guardiamo con attenzione alla captazione di CO2 per generare idrogeno blu, oltre all’elettrolisi per l’idrogeno verde. Insieme ai grandi driver nazionali abbiamo iniziato poi ad affrontare il tema delle reti, perché saranno necessari grandi investimenti nelle infrastrutture, comprese le colonnine di ricarica.

Ma la componente fondamentale nella strategia del Patto per il Lavoro e per il Clima, trasversale agli obiettivi indicati, è un grande new deal dei saperi. Per fare qualsiasi cambiamento abbiamo bisogno del più grande investimento su conoscenze e competenze. Puntiamo ad attrarre talenti, anche con l’istituzione di scuole internazionali, e a trattenere i nostri cervelli. Investiremo nella formazione continua per riqualificare chi lavora e vogliamo indirizzare i giovani verso la cultura tecnica e scientifica. Questo non vuol dire rinunciare all’umanesimo, che è una piattaforma fondamentale per la formazione del pensiero critico, ma dobbiamo far sapere alle famiglie che l’ultimo miglio da percorrere per trovare lavoro è quello degli istituti tecnici, professionali, lauree professionalizzanti, ITS e IeFT, che incrementeremo, e dell’apprendistato, che rilanceremo per generare buona occupazione. Per accorciare il mismatch fra domanda e offerta, che dopo il Covid rischia di allargarsi, è necessario un patto con il sistema delle imprese. Abbiamo già iniziato ad investire anche per creare passerelle fra università e scuole tecniche che ci permettano di non perdere nessuno, ma di indirizzare ogni giovane secondo le sue capacità. In breve: abbiamo bisogno di creare lavoro dignitoso. È finito il tempo dei tirocini infiniti a 500 euro al mese. Dobbiamo investire sul futuro creando stabilità. In questo modo daremo anche una risposta alla crisi demografica che non dà prospettive al Paese.