La terribile, inimmaginata e inimmaginabile tragedia provocata dal dilagare dell’epidemia da coronavirus sta esercitando significativi impatti sull’andamento dell’economia italiana con la riduzione di innumerevoli consumi di beni e servizi. Tra questi, quelli energetici non fanno eccezione.

Del nuovo temibile virus, sconosciuto al nostro sistema immunitario e purtroppo anche alla scienza, dopo una serie di polmoniti anomale, si è iniziato a parlare in Cina a inizio gennaio e solo il 10/01 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ne dava notizia al mondo. A fine gennaio, il rischio di diffusione dell’epidemia passava da moderato ad alto e il 30 gennaio l’Oms dichiarava lo stato di “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”; il nostro Paese, unico in Europa, bloccava i voli da e per la Cina. Purtroppo, venerdì 21 febbraio, diversi casi di Covid-19 venivano registrati, intorno a Codogno nel Lodigiano, in soggetti non provenienti dalla Cina e nel fine settimana si contavano le prime vittime. Iniziava un susseguirsi di norme governative e misure speciali che portavano le regioni del Nord al rallentamento delle attività produttive, alla chiusura di scuole, negozi e musei. Iniziavano i primi assalti ai supermercati e la caccia alle mascherine subito introvabili.

Complice il giorno in più dell’anno bisestile, questo primo rallentamento ha avuto impatti modesti sui consumi energetici: a febbraio, la domanda elettrica rispetto allo stesso mese del 2019 è aumentata di circa l’1%; quella di gas naturale diminuita di 500 milioni di metri cubi, il 6,2% in meno: a spingere al ribasso sono stati i minori prelievi del settore civile (-10%) a cui avranno certamente concorso le chiusure anticipate imposte dall’emergenza, ma anche le temperature particolarmente miti. Per i consumi di carburante, invece, le limitazioni di febbraio non hanno avuto effetti, perché i limiti agli spostamenti hanno riguardato solo i comuni della zona rossa.

Nettamente diversa la situazione a marzo, con le nuove misure di prevenzione e contenimento decise dal Governo su tutto il territorio nazionale che hanno provocato impatti piuttosto significativi sui consumi energetici.

Il primo DPCM del 4 marzo, entrato in vigore il giorno dopo, ha previsto il divieto di eventi e raduni in mancanza di un metro di distanza tra i partecipanti e imposto la chiusura di scuole e università in tutta Italia. Quest'ultima misura ha determinato, come è facile immaginare, un aumento dei consumi domestici di energia elettrica, sia per poter seguire le lezioni da casa sia perché i giovani sono i maggiori utilizzatori di apparecchi elettronici. Così, nella prima settimana di marzo, i consumi elettrici rispetto all'analogo periodo del 2019, sono cresciuti del 4%.

Tuttavia, già a partire da lunedì 9 marzo si assiste ad una repentina caduta della domanda elettrica ed a un suo successivo crollo. Se infatti nella seconda settimana di marzo la flessione è stata del 5%, nella terza il calo è del 15% rispetto agli analoghi giorni di marzo 2019, un calo che ha trascinato al ribasso anche i prezzi già depressi della borsa elettrica. A nulla è valso il notevole aumento del traffico giornaliero internet che l’8 marzo è cresciuto di oltre il 25% rispetto alla media dei giorni preceenti, con punte ancora più elevate tanto da mettere a rischio la tenuta della rete e far scattare misure di sospensione dell’alta definizione in tutta l’Unione europea.

Alla base della riduzione della domanda ha contribuito la progressiva “ibernazione” del Paese. A seguito del DPCM, entrato in vigore domenica 8 marzo e dei successivi Decreti del 9 e dell’11 marzo, infatti, l’imposizione del distanziamento sociale e l’obbligo di rimanere presso le proprie abitazioni hanno contribuito alla riduzione dei consumi di alcune attività produttive, uffici ecc.

Un’ulteriore stretta, sperando davvero sia l’ultima, è attesa da mercoledì 25 con l’entrata in vigore dell’ennesimo DPMC, ribattezzato evocativamente “chiudi Italia”, secondo cui saranno solo 80 le attività a cui sarà concesso di continuare a produrre/operare, lasciando le altre ferme.

Anche nel gas naturale la flessione è stata significativa: a parità di giorni del calendario, fino al 21 marzo la contrazione è stata superiore al 20% (anche se tale valore non tiene conto degli effetti della temperatura). Come nel caso dell’energia elettrica, il prevedibile aumento dei consumi domestici non ha compensato quello della chiusura degli esercizi commerciali.

Per i consumi di carburante non abbiamo ancora dati, ma è facile immaginare che l’impatto sarà ancora maggiore: basti pensare che il traffico autostradale in soli sette giorni è crollato del 56%, arrivando domenica 15 marzo ad una flessione dell’-80%.

Nelle prossime settimane, con il fermo “totale”, le cose andranno ancora peggio. Purtroppo non sappiamo quando saremo liberati dal contagio e quanto rapida sarà la ripartenza. Gli esperti suggeriscono cautela e pazienza.

È lecito pensare che l’Italia si libererà dalla morsa pandemica prima di altri Paesi, ma perché le cose tornino davvero come prima (per quanto in molti si affannino a ripetere che il mondo non sarà più lo stesso), bisognerà aspettare anche gli altri. Il riferimento esemplare sarà il settore turistico.