L’inquinamento atmosferico, delle acque e dei territori provocato dalle attività umane è causa di un notevole peggioramento della qualità della vita nei nostri centri urbani ed è al contempo uno dei principali fattori scatenanti del cambiamento climatico. Il Governo italiano, sin dal suo insediamento, ha considerato la tutela della qualità della vita come punto di riferimento imprescindibile per la programmazione delle politiche pubbliche. In questo contesto, la definizione di un’agenda chiara e concreta per la riconversione ecologica delle attività produttive e del consumo di energia a fini domestici riveste un ruolo centrale all’interno di un approccio integrato e multidisciplinare alla promozione del benessere.

È proprio in virtù di questo approccio che la Presidenza del Consiglio ha voluto istituire alle sue dirette dipendenze la Cabina di Regia “Benessere Italia”, presieduta dalla professoressa Filomena Maggino, con il compito di coordinare e valutare le politiche pubbliche intraprese dai Ministeri in un’ottica di valorizzazione del benessere. Con particolare riferimento ad una riforma complessiva della fiscalità ambientale, il lavoro della Cabina di Regia si innesta all’interno di un percorso avviatosi con la firma del protocollo d’intesa siglato lo scorso 4 giugno a Torino durante il Clean Air Dialogue e sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministri dell’Ambiente, dell’Economia, dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Trasporti, delle Politiche Agricole e della Salute.

Il Piano d’azione siglato a Torino ha una durata prevista di due anni e una sfera d’azione che include ambiti quali: la razionalizzazione dei sussidi ambientalmente dannosi; l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e la limitazione della combustione dei residui vegetali; l’introduzione di criteri ambientali per una mobilità sostenibile; misure per la riduzione delle emissioni inquinanti derivanti da stufe e impianti termici a biomassa; infine, in generale, il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2025, con particolare riferimento alla chiusura o la trasformazione delle centrali termoelettriche che ricadono nelle zone oggetto di procedura di infrazione.

Una riforma complessiva della fiscalità ambientale è cruciale rispetto a tutti gli ambiti di intervento previsti dal protocollo d’intesa di Torino. Per questa ragione, su impulso del Viceministro dell’Economia Laura Castelli, è stato istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze un tavolo tecnico volto ad individuare proposte operative di breve, medio e lungo periodo per una revisione organica dei sussidi ambientalmente dannosi. Al tavolo partecipano, oltre alla Cabina di Regia “Benessere Italia”, rappresentanti di tutti i Ministeri coinvolti e si aggiungono contributi tecnici da parte di ENEA, ISPRA e ISTAT.

La prima fase del lavoro ha riguardato in particolar modo l’aggiornamento agli ultimi dati disponibili del Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi redatto dal Ministero dell’Ambiente. Grazie al contributo della Ragioneria Generale dello Stato, poi, è stato possibile individuare, a partire da un totale di 76 misure attualmente in vigore, gli interventi di più immediata fattibilità tecnica. In seguito a questa prima fase, la Presidenza del Consiglio e i Ministeri competenti valuteranno gli interventi selezionati dal punto di vista delle priorità politiche, già a partire dall’elaborazione della prossima Legge di Bilancio.

Si tratta di un’agenda strategica di lungo periodo, con un orizzonte di 10/15 anni, che vede il Governo impegnato a lavorare in sinergia con le realtà produttive per individuare collegialmente un percorso di sostituzione delle vecchie tecnologie clima-alteranti con processi produttivi sostenibili. In un’ottica multidisciplinare e sistemica, come quella che caratterizza la Cabina di Regia “Benessere Italia”, sarebbe infatti miope procedere con un’eliminazione drastica dell’attuale sistema di sussidi: i risultanti incrementi dei prezzi delle fonti energetiche verrebbero scaricati sui consumatori finali e un’eliminazione troppo rapida degli incentivi esistenti renderebbe impossibile un reale processo di riconversione economica e produttiva da parte delle aziende.

Tra gli obiettivi di primo piano di questa riforma della fiscalità ambientale vi è la creazione di componenti della fiscalità generale che tengano conto dell’impatto ambientale, del territorio inquinato e degli investimenti di riconversione ecologica delle aziende, secondo il principio “chi inquina paga”. Lo scopo di questa riforma “verde” della fiscalità ambientale, fortemente voluta dal Viceministro Castelli, è quello di stabilire un incentivo per le realtà produttive maggiormente impegnate nella riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, che sia reso sostenibile tramite l’eliminazione di sussidi ritenuti dannosi per l’ambiente non soltanto dalle autorità nazionali, ma anche dalle principali istituzioni economiche internazionali come OCSE, FMI e Banca Mondiale.

Giacomo Bracci (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Presidente), Filomena Maggino (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Presidente)