Secondo i nuovi dati dell'Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), l'aumento dei prezzi del petrolio nel 2018 (media annua) ha avuto come effetto la crescita dei sussidi globali al consumo di combustibili fossili che sono tornati ai livelli del 2014, evidenziando così l’inefficacia delle riforme intraprese negli ultimi anni.

Il valore stimato dei sussidi è aumentato di un terzo lo scorso anno, arrivando a superare i 400 miliardi di dollari. Le stime relative a petrolio, gas ed energia elettrica generata da fonti fossili sono aumentate in modo significativo; ma sussidi elevati - più del doppio di quelli stimati per le energie rinnovabili – riducono la speranza di anticipare il picco delle emissioni globali.

I dati del 2018 confermano il petrolio come la fonte energetica maggiormente sussidiata, con una quota sul valore totale dei sussidi erogati nell’anno che supera il 40%. Solo nel 2016, l’elettricità gli aveva sottratto questo primato.

Valore dei sussidi al consumo per tipologia di fonte

Fonte: © OECD/IEA 2019 IEA Publishing. Licence: www.iea.org/t&c

Gli incentivi al consumo di combustibili fossili sono presenti in diversi paesi. Hanno l’effetto di contenere i prezzi per i consumatori finali, spesso con la finalità di perseguire obiettivi di natura sociale. I governi possono infatti avere buone ragioni per rendere l’energia più accessibile dal punto di vista economico, specie a favore di quella parte di popolazione più povera e vulnerabile. Tuttavia, molti sussidi non sono adeguatamente tarati, cosicché sono le fasce più ricche a godere dei maggiori benefici in quanto, come è logico attendersi, sono quelle che utilizzano maggiormente le fonti sovvenzionate. Giocoforza, politiche non mirate incoraggiano consumi superflui, contribuiscono all’aumento delle emissioni e penalizzano i bilanci pubblici.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi esempi di riforma del sistema di incentivazione, in quanto prezzi del petrolio più bassi di quelli antecedenti il 2014 hanno creato un'opportunità politica per i paesi importatori di petrolio e una necessità fiscale per gli esportatori. Le riforme sono state tipicamente incentrate sui prezzi di benzina e diesel e, in alcuni casi, anche su GPL, gas naturale e tariffe elettriche. I dati AIE mostrano chiaramente l'ampia varietà dei prezzi finali della benzina, con i prezzi più bassi che interessano i paesi che ne sovvenzionano il consumo.

Prezzi della benzina (doll./litro) nei principali paesi

Fonte: © OECD/IEA 2019 IEA Publishing. Licence: www.iea.org/t&c

La natura delle riforme avviate negli ultimi anni varia a seconda del settore considerato e del contesto nazionale ma si possono distinguere tre macro-categorie:

  • Completa liberalizzazione dei prezzi, in genere per i principali carburanti per il trasporto: è il caso di India, Messico, Tailandia e Tunisia.
  • Introduzione di un meccanismo di aggiustamento regolare e automatico dei prezzi sulla base delle quotazioni internazionali. La Cina, ad esempio, applica questo sistema ai prezzi del petrolio; meccanismi simili sono stati introdotti anche in Indonesia, Malesia, Giordania, Costa d'Avorio e Oman.
  • Un programma di riforme con prezzi regolati, spesso al fine di allinearli ai prezzi di mercato o a criteri di recupero dei costi. Questo è stato il tipo di riforma più comunemente adottato in Medio Oriente e Nord Africa: si sono infatti osservati aumenti dei prezzi di prodotti petroliferi, gas naturale, acqua e/o elettricità in Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti. Ci sono stati aumenti dei prezzi regolati dell'elettricità anche al di fuori di queste aree, come ad esempio in Indonesia.

Queste riforme sono state spesso accompagnate dall'introduzione di programmi di sostegno più mirati per le categorie sociali più vulnerabili. Inoltre, garantiscono notevoli risparmi finanziari ai governi interessati, risorse che possono essere destinate ad altri progetti o priorità politiche.

Tuttavia, con il prezzo del petrolio in aumento per gran parte del 2018, non sono mancate forti tensioni nei paesi in cui i consumatori erano stati da poco esposti all'aumento dei prezzi al dettaglio. In particolare laddove, contemporaneamente, le valute nazionali si stavano deprezzando rispetto al dollaro USA.

La pressione esercitata dai maggiori prezzi al dettaglio ha portato alcuni paesi a rivedere i sistemi di riforma adottati.

  • Alcuni paesi con prezzi completamente liberalizzati hanno cercato di attenuare gli effetti sui consumatori, ad esempio attraverso riduzioni di altre imposte e tasse (come in India) o attraverso interventi indiretti sui prezzi attraverso le compagnie petrolifere statali.
  • Gli aggiustamenti al rialzo dei prezzi sono stati posticipati in alcuni di quei paesi che si erano impegnati ad assumere come riferimento le quotazioni internazionali, pur mantenendo una certa discrezionalità amministrativa sul livello e sui tempi di eventuali cambiamenti (ad es. Indonesia, Malesia e Giordania).
  • Laddove i prezzi erano completamente regolati, il programma di riforme è stato in alcuni casi sospeso o “annacquato”.

Proteggere i consumatori dai movimenti di breve termine dei prezzi internazionali dei combustibili fossili ha però un costo sia fiscale che ambientale. E costituisce un freno al contenimento della domanda, e quindi all’equilibrio del mercato, che può derivare da prezzi più alti.

Fattori che influiscono sul valore dei sussidi alle fonti fossili (2015-18)

Fonte: © OECD/IEA 2019 IEA Publishing. Licence: www.iea.org/t&c

Le riforme dei prezzi intraprese negli ultimi tre anni hanno prodotto notevoli dividendi, stimati complessivamente in 36 miliardi di dollari. Una cifra che si spiega con l’alleggerimento della pressione sulle finanze pubbliche (si è ridotta la spesa pubblica per i sussidi) o con l’aumento delle entrate che ha interessato i paesi ricchi di risorse (che hanno recuperato più di quanto avevano in precedenza perso in ragione di un sistema che sottostimava i prezzi).

In questo stesso periodo, consistenti riduzioni dei sussidi al consumo di petrolio sono state osservate in molti paesi del Medio Oriente, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrain, nonché in Colombia e Pakistan. L'Ucraina è invece il paese che ha visto il maggior calo degli incentivi rivolti al gas naturale. Sussidi più bassi al consumo di elettricità generata da combustibili fossili sono stati invece riscontrati in Russia, Argentina, Indonesia, Pakistan, Turkmenistan e in alcune parti del Medio Oriente.

Tuttavia, queste riduzioni sono state compensate da altri due fattori: un divario crescente tra prezzi prevalenti e prezzi market-based in molti paesi (esacerbato in alcuni casi dal deprezzamento delle valute nazionali rispetto al dollaro); un aumento dei consumi di energia sussidiata.

Se si considerano gli incentivi al consumo di prodotti petroliferi, i maggiori aumenti hanno interessato Indonesia, Iran, Egitto e Venezuela. In quest'ultimo caso, il collasso della valuta nazionale ha fatto sì che le vendite di benzina e diesel (ove disponibili) fossero essenzialmente sganciate dal dollaro. In Iran si è osservato il maggiore aumento dei sussidi a favore del gas naturale e, insieme a Venezuela, Messico, Egitto e Cina, è tra i paesi in cui si è rilevato l'incremento più significativo degli incentivi all'elettricità generata da combustibili fossili.

La commistione tra interessi politici e riforme dei sistemi di incentivazione rimane forte, soprattutto quando i prezzi internazionali sono volatili. Ma l'eliminazione graduale dei sussidi per il consumo di combustibili fossili resta il pilastro di una sana e solida politica energetica. Soprattutto quando è parte di un più ampio pacchetto di misure di sostegno, la riforma dei prezzi risulta fondamentale per un mercato energetico che sia più robusto, sicuro e sostenibile nel lungo periodo. Se ben costruiti, questi strumenti possono incentivare l’industria e le famiglie a scegliere attrezzature, veicoli ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica. E gli investitori a scommettere sulle tecnologie energetiche, in particolare quelle sostenibili. Questo è il motivo per cui l'AIE continua a essere un forte sostenitore degli sforzi tesi ad eliminare gradualmente gli incentivi al consumo superfluo di combustibili fossili.

I dati relativi ai prezzi finali hanno come fonte IEA World Energy Prices Database, 2019. Per saperne di più sui sussidi energetici e sulla metodologia AIE, è disponibile la pagina web dedicata all’argomento