Perché pagare ancora in dollari il petrolio e il gas importati in Europa, quando l'euro è una valuta stabile, affidabile, globalmente riconosciuta e ampiamente accettata per i pagamenti internazionali? La Commissione europea ha posto il problema nel dicembre scorso, con l'intenzione di rafforzare e sostenere il ruolo internazionale dell'euro.

Verso un rafforzamento del ruolo internazionale dell'euro

Quest'anno si celebra il ventennale dalla nascita dell'euro: figlia del trattato di Maastricht del 1992, la moneta unica entrò ufficialmente in vigore il 1° gennaio del 1999 come unità di conto virtuale, per poi essere adottata, sotto forma di denaro, dal 1° gennaio del 2002.

Dopo vent'anni, oggi l'euro è la seconda valuta più utilizzata dopo il dollaro e rappresenta circa il 20% delle riserve delle banche centrali internazionali, un valore che supera la quota che l'eurozona rappresenta nel PIL mondiale. Nel 2017, il 35,7% delle operazioni internazionali è stato fatturato o regolato in euro, contro il 39,9% delle operazioni effettuate in dollari.

Divisione delle valute nei pagamenti globali (Currency composition of global payments)

Fonte: SWIFT

A fronte di questi dati, il 5 dicembre 2018, la Commissione UE ha pubblicato la Comunicazione Towards a stronger international role of the euro, che illustra gli argomenti a favore di un rafforzamento del ruolo internazionale dell'euro in settori chiave quali energia, materie prime, prodotti alimentari e trasporti. Un percorso intrapreso fin dal 2015 sulla scia della crisi economica e di cui questo documento rappresenta una continuazione. L'intento è avviare un programma generale per sviluppare ulteriormente il ruolo globale dell'euro e realizzare appieno il suo potenziale.

"Un uso più ampio dell'euro nell'economia globale - ha dichiarato Pierre Moscovici, Commissario UE per gli affari economici e monetari - proteggerebbe meglio i cittadini e le imprese europee dagli shock esterni e renderebbe più resiliente il sistema finanziario e monetario internazionale".

Euro vs dollaro nel settore energetico

Il settore energetico è uno dei primi per il quale è richiesto un cambiamento di rotta. L'Unione europea è, infatti, il maggiore importatore di petrolio e gas, con una bolletta media annua di 300 miliardi di euro. Ma solo circa il 20% di questo importo viene pagato in euro; il resto (l'85% circa) viene pagato in dollari statunitensi.

Stima della fattura europea per le importazioni (The estimated EU import bill)

Fonte: Dati DG Energia

È possibile un uso più ampio dell'euro per pagare la bolletta UE? La risposta viene dalla Raccomandazione sul ruolo internazionale dell'euro nel settore energetico, pubblicata dalla Commissione UE sempre il 5 dicembre 2018 e accompagnata da un documento di lavoro dei servizi della Commissione. In essi vengono, infatti, delineate le possibili iniziative da mettere in campo per sviluppare il potenziale della moneta unica europea nel settore dell'energia e i vantaggi che ne deriverebbero.

"Il ruolo dominante del dollaro - si legge nel documento di accompagnamento - ha importanti implicazioni per le imprese europee. In primo luogo, le transazioni energetiche le espongono a un rischio di cambio che devono gestire sul mercato finanziario. In secondo luogo, la predominanza di scambi commerciali basati sul dollaro USA significa che le recenti azioni unilaterali intraprese da giurisdizioni di paesi extra UE (...) possono ostacolare o almeno rendere più difficile il commercio di prodotti energetici. Pertanto, un ruolo crescente dell'euro sosterrà gli obiettivi della politica energetica dell'Unione europea, riducendo i costi delle transazioni e i rischi ad esse connessi, aumentando l'accesso a finanziamenti affidabili, rafforzando l'autonomia dell'UE e riducendo il rischio di interruzione dell'approvvigionamento energetico".

Bruxelles invita, perciò, i Paesi europei a promuovere un uso più ampio dell'euro negli accordi e nelle transazioni internazionali stipulati nel settore energetico.

In sostanza, l'indicazione agli Stati membri è "di privilegiare l'uso dell'euro nei settori strategici perché, nonostante la loro posizione come grandi acquirenti e maggiori produttori, le imprese europee commerciano in dollari statunitensi anche nelle transazioni che effettuano tra loro e questo espone il business a rischi valutari e politici, comprese le decisioni unilaterali che possono avere un effetto negativo sulle transazioni denominate in dollari".

L'esposizione al regime del dollaro pone incertezze, rischi e costi che possono essere mitigati ricorrendo all'euro, ad esempio, nei contratti di petrolio e gas. E la Commissione propone delle iniziative specifiche in merito, come l'introduzione di un contratto denominato in euro per il mercato fisico del petrolio greggio, stipulato utilizzando un approccio basato sulla produzione. Un tipo di contratto che potrebbe essere agganciato ai greggi provenienti dai giacimenti di produzione esistenti all'interno dello Spazio Economico Europeo (SEE).

La consultazione pubblica

Queste e altre iniziative sono state messe in consultazione il 14 febbraio scorso. Una consultazione rivolta agli Stati membri, a organismi centrali di stoccaggio e operatori economici obbligati, nonché a partecipanti ai mercati europei dell'energia, agenzie di rivelazione dei prezzi, borse merci, società europee che forniscono servizi finanziari, università, consulenti e industrie energivore.

Il sondaggio, che si chiude il 31 marzo 2019, mira a raccogliere le opinioni delle parti interessate sui modi migliori per attuare la Raccomandazione pubblicata nel dicembre scorso.

L'unico dubbio che sorge, è come questo processo di rafforzamento dell'euro possa essere sostenuto e incoraggiato in un momento in cui la politica dell'Eurozona si allontana sempre più dall'integrazione, dirigendosi verso urlati nazionalismi la cui vera consistenza si potrà soppesare solo nelle imminenti elezioni europee.