1.    Quali sono le prospettive del settore eolico nel nostro Paese e quali le cause del periodo di rallentamento che si è verificato dopo il 2013?

Lo sviluppo del settore eolico in Italia ha registrato un trend di crescita del 3%-4% nell’ultimo triennio, ancorché accompagnato da una generale riduzione delle ore annue di produzione. In particolare, fino al 2012 la crescita della filiera eolica ha ricoperto un ruolo importante, con valori medi di installazione nell’ordine di 1.000/1.200 MW/anno. Tuttavia, a partire dal 2013 la crescita delle installazioni è diminuita in maniera significativa, a causa di vari fattori, quali la crisi economica, le numerose incertezze normative e le continue modifiche ai sistemi di incentivazione. L’innovazione tecnologica applicata sia agli impianti esistenti che alle nuove installazioni rappresenta oggi uno dei principali driver in grado di offrire una nuova prospettiva al settore eolico nel nostro Paese. Secondo alcuni studi, i progetti eolici necessari a traguardare i target al 2030 genereranno delle ricadute occupazionali fino a 28.900 unità tra occupati permanenti e temporanei. In vista degli sfidanti obiettivi europei al 2030, questa fonte, insieme al fotovoltaico, è chiamata a ricoprire un ruolo primario nel mercato elettrico, sia attraverso lo sviluppo di nuove installazioni sul territorio nazionale sia attraverso il repowering, ovvero il rinnovamento del parco esistente e quindi il prolungamento del suo ciclo di vita.

2.    Quali sono invece i benefici del repowering rispetto ai progetti green-field?

Il repowering degli impianti eolici consente un incremento della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, ottimizzando le risorse locali e la gestione dei servizi, con rilevanti benefici ambientali ed economici. Ad esempio, la sostituzione di vecchi aerogeneratori con altri di ultima generazione garantisce maggiore efficienza nella captazione dell’energia, flessibilità delle prestazioni e un incremento fino a oltre 3 volte della producibilità a parità di suolo occupato. Le nuove tecnologie migliorano il dispacciamento dell’energia prodotta e permettono una migliore interfaccia degli impianti con la rete elettrica. Il repowering comporta ampi benefici ambientali, consentendo una significativa diminuzione del numero di aerogeneratori installati e l’utilizzazione ottimale di siti già infrastrutturati e di comprovata ventosità.

3.    La Commissione europea ha indicato come soluzione la creazione di uno sportello unico nazionale che permetta di coordinare l’intero processo di permessi per generazione, distribuzione, trasmissione e repowering di FER e la semplificazione della procedura, definendo un intervallo di tempo preciso e certo per la durata dell’iter autorizzativo e un sistema di notifica semplice per i piccoli impianti con capacità sotto i 50 kW già connessi alla rete. Come si traslano queste soluzioni nel panorama italiano?

Sono soluzioni che si pongono in maniera coerente con le necessità che emergono dall’esame del nostro panorama, e coincidono con le proposte avanzate da Elettricità Futura nei tavoli di confronto. Gli ostacoli della burocrazia e le tempistiche ben più lunghe di quelle previste dalle norme, sono da sempre stati evidenziati dall’Associazione, che anche in un recente evento organizzato con altre Associazioni di categoria ha ribadito l’importanza di garantire ragionevoli tempistiche dell’iter autorizzativo, unitamente al coinvolgimento del territorio. Nel nostro Paese, riuscire ad autorizzare in tempi ragionevoli i progetti relativi a nuovi impianti così come quelli relativi ai repowering di quelli esistenti permetterebbe di sfruttare al meglio le potenzialità dei siti. Inoltre, risultano centrali il rapporto e il dialogo con le comunità locali, per consentire loro di apprezzare gli interventi proposti e le ricadute favorevoli per il territorio. Proprio in quest’ottica è emersa l’esigenza di una cabina di regia che permetta di sbloccare le pratiche relative ad impianti di grandi dimensioni, semplificando o concertando in tempi rapidi la risoluzione autorizzativa.

4.    Il nuovo Decreto FER permette di avviare in maniera programmatica queste procedure di ammodernamento, soprattutto del repowering, anche a fronte dell’aumento del target di penetrazione delle rinnovabili al 32%?

Il Decreto FER rappresenta un primo passo che va nella giusta direzione per il raggiungimento del target europeo del 32% di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al totale dei Consumi Finali Lordi e l’Associazione auspica la sua pronta adozione per poter far ripartire, a più di due anni dall’ultimo provvedimento di supporto, le iniziative nel settore elettrico, non solo in termini di nuove installazioni, ma anche di repowering dell’esistente. Sarà inoltre importante che anche il Piano Clima ed Energia, per il quale ci auguriamo allo stesso modo che il Governo renda presto disponibile una bozza coinvolgendo le Associazioni in un confronto fattivo, preveda obiettivi ambiziosi in questo senso. Venendo nello specifico ai contenuti della bozza del nuovo Decreto FER riteniamo necessarie alcune misure correttive. Il volume totale e le modalità di allocazione dei contingenti, ad esempio, meriterebbero di essere rivisti. Analizzando infatti il sistema proposto nel suo complesso, guardando anche oltre i confini dell’eolico e del suo ammodernamento, riteniamo che la potenza complessivamente allocata non sia coerente con i target previsti al 2030. Sarebbe inoltre opportuno prevedere, nel breve periodo, contingenti separati per singola tecnologia, accompagnati nel medio periodo da contingenti allocati con aste tecnologicamente neutre, sulla falsariga di quanto avviene in altri paesi UE. In tal modo sarebbe possibile riavviare il ciclo di investimenti nel settore, garantendo lo sviluppo delle filiere industriali di ciascuna tecnologia e assicurando al sistema elettrico adeguati livelli di differenziazione nella produzione. Tema peraltro reso molto critico dai vincoli introdotti dal DM che escludono larga parte del settore idroelettrico dal meccanismo di incentivazione e lasciano, speriamo solo temporaneamente, fuori dai giochi la geotermia e le bioenergie. Altro discorso che meriterebbe maggiore attenzione è la promozione degli impianti di piccole dimensioni, ad esempio con correttivi alle soglie di accesso alla tariffa omnicomprensiva e al valore delle tariffe.

In tema di repowering, che a nostro avviso costituisce uno strumento fondamentale per traguardare gli obiettivi al 2030, riteniamo che sarebbero necessarie misure più incisive che garantiscano il necessario level playing field rispetto alle installazioni green field. Nell’ambito dei cluster individuati, dovrebbero essere previsti specifici contingenti dedicati a questa categoria di interventi. Inoltre, dovrebbero essere introdotte semplificazioni per la realizzazione degli interventi.

5.    In seguito alle diverse occasioni di confronto tra Istituzioni, Associazioni, aziende e il territorio organizzate da Elettricità Futura, risulta ancora attuale la Carta del Rinnovamento eolico sostenibile firmata da operatori, Legambiente ed ANCI?

La Carta del Rinnovamento eolico sostenibile, sebbene sia stata firmata nel 2015 da aziende e associazioni di settore, riguarda ancora temi e proposte della massima attualità. Sostenere in particolare l'economia circolare nel settore delle rinnovabili, semplificare l’iter per rinnovare il parco eolico italiano, condividendo criteri e modalità di attuazione con tutti gli attori pubblici e privati coinvolti e facendo conoscere meglio quello che già facciamo a tutti i tavoli istituzionali, sono ancora delle azioni da promuovere, soprattutto in vista delle nuove indicazioni normative in fatto di clima ed energia.