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ACQUA & AMBIENTE | 68 ARTICOLI

Raccolta e riciclo della plastica: motore di crescita e innovazione per il Paese

La raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, oltre a permettere in Italia lo sviluppo di competenze tecnologiche tra le più avanzate in Europa, ha determinato una forte spinta all’innovazione, consentendo all’industria italiana di competere nel mercato globale con prodotti e materie prime seconde derivanti dalla trasformazione dei polimeri.

La plastica è un materiale versatile, che per le sue proprietà in termini di resistenza, trasparenza, leggerezza ed infrangibilità è tra i principali responsabili dell’accelerazione tecnologica del Novecento ed è alla base dello sviluppo di tutti i principali settori moderni, dall’elettronica al biomedicale, dalla robotica alla telecomunicazioni.

Bioshopper: la posizione di Coop

Un intento nobile e condiviso, ma una normativa non chiara e tale da creare confusione. E’ la posizione espressa da Coop in merito alle nuove disposizioni entrate in vigore lo scorso 1 gennaio sui sacchetti biodegradabili e compostabili da utilizzare nei reparti ortofrutta.

Materia solo apparentemente banale che ha generato non poche polemiche, soprattutto in virtù del costo scaricato per legge sul consumatore finale, e comunque materia di non poco conto se si considerano i numeri di utilizzo di questa tipologia di sacchetti.

La rinascita della filiera italiana della bioplastica

Intervista a Marco Versari (Presidente AssoBioPlastiche)

La nuova legge sui sacchetti biodegradabili e sulle buste della spesa in plastica ha scatenato una campagna mediatica improntata sulla disinformazione e sulla dietrologia. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

Prima di tutto bisogna fare un passo indietro. Già dal 2012 l’Italia ha avuto una legge sulle buste della spesa riutilizzabili e biodegradabili che obbligava gli esercenti ad esplicitare il costo dei sacchetti e ad abbandonare le tradizionali buste in polietilene in favore di materiali biodegradabili.

Mobility Package: poco premiata la neutralità tecnologica

La riduzione della CO2 nei trasporti è un obiettivo ambientale legato alla lotta ai cambiamenti climatici ed è cosa ben differente da quello della qualità dell’aria, che riguarda invece particolari tipi di inquinanti dannosi per l’uomo. Il primo è un obiettivo di lungo periodo che va affrontato con azioni coordinate a livello globale, mentre per il secondo servono risposte immediate a livello locale.

I motori di domani si sfidano su efficienza e sostenibilità

Nella fase di transizione che sta attraversando il sistema dei trasporti a livello mondiale il tradizionale motore a combustione interna compare spesso nel ruolo di imputato per le sue emissioni di sostanze tossiche e di gas ad effetto serra. Questo atteggiamento di diffidenza, particolarmente accentuato circa i motori diesel, ha raggiunto il suo apice negli ultimi tre anni a seguito dello scandalo cosiddetto “Dieselgate”. In realtà, varie ragioni hanno contribuito a minarne la fama, incentivando la ricerca di soluzioni alternative per una propulsione sostenibile.

La COP 23 e gli scenari AIE: l’idea e la realtà

Le COP sul clima si dividono in due categorie: quelle che danno origine a un nuovo corso di azioni - idealmente a una nuova traiettoria delle emissioni, o anche a nuove regole del gioco - e quelle che limano aspetti operativi dell’accordo, di maggiore o di minore importanza. Esempi della prima categoria sono Kyoto 1997 e Parigi 2015, forse anche Marrakech 2001, e in negativo Copenaghen 2009. Nel secondo insieme rientrano tutte le altre, e quindi anche la COP 23 da poco conclusa.

Le energie rinnovabili all’insegna della circolarità

Come leggere i flussi energetici in termini di economia circolare? Da un lato abbiamo i combustibili fossili che rappresentano il paradigma del modello lineare usa e getta. Il loro impiego, infatti, genera emissioni che, oltre alle conseguenze locali, sono direttamente responsabili della principale emergenza ambientale planetaria, quella del cambiamento climatico. Anche il nucleare presenta notevoli criticità nella chiusura dei cicli, come ci ricordano i problemi legati allo smantellamento delle centrali e al confinamento per decine di migliaia di anni delle scorie radioattive.

L’approccio circolare di HERA

Ripensare radicalmente i processi di produzione industriale e contribuire ad un cambio di mentalità che porti a vedere nei rifiuti nuove risorse continuamente riutilizzabili. Sono questi i presupposti fondamentali su cui si basa la transizione verso un modello di economia circolare, fondamentale per “estendere” la vita di materie prime e risorse naturali attraverso il riciclo, il riuso, una maggiore durata dei prodotti (per il tramite di una progettazione più efficace che ne favorisca la riparabilità) e grazie alla condivisione.

Una legge a favore dell’economia circolare: il caso francese

Il 17 agosto 2015, con l’approvazione della “legge sulla transizione energetica per la crescita verde” (LTECV), la Francia ha segnato una svolta storica nelle politiche a sostegno dell’economia circolare.  A distanza di due anni dalla sua approvazione, l’Agenzia francese per l’ambiente e l’Energia (ADEME) stima che i lavoratori impiegati in questa forma di economia siano circa 800.000. L’accelerazione transalpina, oltre a garantire giuridicamente e politicamente il passaggio verso un nuovo modello nazionale di economia, va di pari passo con l’elaborazione del pacchetto “economia circolare” tuttora in discussione presso le sedi dell’Unione Europea.

Qualità dell’aria nelle città: come intervenire?

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città continua a fare vittime, e non poche, nonostante i miglioramenti registrati in molte aree del mondo, a cominciare dall’Europa. Numeri che portano a considerare questo fenomeno una vera e propria pandemia, come è stata chiamata nella ricerca della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presentata da meno di un mese “La sfida della qualità dell’aria”. Nel mondo ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico e 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa i tre inquinanti a maggiore criticità – particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono – annualmente sono responsabili di oltre mezzo milione di decessi prematuri, più di 20 volte il numero delle vittime di incidenti stradali.

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