ACQUA & AMBIENTE | 71 ARTICOLI
È ormai acquisita la consapevolezza che i fenomeni legati ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale, nonché le previsioni circa il loro andamento futuro, non rimangano confinati alla dimensione produttiva e imprenditoriale, ma si propaghino al mercato finanziario per il tramite delle imprese e, in particolare, delle società emittenti.
Immaginate un adolescente brillante: eccelle a scuola, ha vinto competizioni studentesche nazionali, ma è al tempo stesso timido e modesto. Quando si parla dei suoi risultati, si imbarazza e tende a minimizzarli, evitando accuratamente di essere lui stesso a richiamarli.
Come ben sappiamo, negli ultimi anni il termine "sostenibilità" è diventato uno degli asset comunicativi più utilizzati (e abusati) dalle aziende. Questa grande esposizione ha generato un maggiore rischio di utilizzo scorretto del termine, nonché di diluizione del suo significato, anche a livello operativo.
Il 9 marzo 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, che modifica il Codice del Consumo al fine di recepire la Direttiva (UE) 2024/825.
Il Decreto Legislativo 30/2026 di recepimento nell’ordinamento italiano della Direttiva UE 2024/825, Empowering Consumers for the Green Transition, ridefinisce le regole della competizione industriale nel campo della sostenibilità. La normativa fissa standard chiari per la comunicazione e la rendicontazione aziendale, con l’obiettivo di proteggere i consumatori dalle pratiche commerciali ingannevoli
Il metano è oggi uno degli esempi più concreti di come l’ambizione climatica possa tradursi in azione pratica, mettendo insieme scienza, sicurezza energetica e responsabilità industriale. Ridurre le emissioni di metano non significa sostituire la riduzione della CO₂: la stabilità del clima nel lungo periodo dipende ancora da una profonda decarbonizzazione.
L’Italia è stata il maggior beneficiario delle risorse dedicate dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) al settore idrico negli ultimi dieci anni, con operazioni finanziate per oltre 4,3 miliardi di euro. Nel solo 2025 la BEI ha finanziato il settore idrico italiano per 837 milioni di euro, quasi il 20% dell’importo complessivamente dedicato all’idrico nell’anno (pari a circa 5 miliardi di euro a livello globale).
La gestione dei rifiuti industriali evolve verso modelli avanzati di economia circolare, sostenuta da un sistema impiantistico capillare, accordi con grandi gruppi industriali – da Lamborghini a Fincantieri – e acquisizioni mirate per recuperare anche i materiali più complessi. È la traiettoria seguita da Herambiente Servizi Industriali (HASI), società creata nel 2014 dal Gruppo Herambiente guidata da Federica Ravaioli, ingegnera ambientale e Direttrice Generale dal maggio 2024.
Il settore del riciclo plastico sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato, l’aumento della pressione competitiva internazionale, alimentata dall’ingresso di materiali vergini a basso costo provenienti da Paesi extra-UE, sta mettendo a dura prova la tenuta economica delle filiere europee. Dall’altro, l’evoluzione normativa – dalla Direttiva SUP (Single Use Plastics) al nuovo regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), fino alla discussa Plastic Tax – impone standard sempre più stringenti in termini di riciclabilità, contenuto minimo di riciclato e tracciabilità.
L’obiettivo prioritario in materia di rifiuti perseguito a livello europeo (e quindi nazionale) è quello di garantire l’uso efficiente delle risorse e la realizzazione dell’economia circolare. Tale obiettivo è stato perseguito con una serie di atti regolamentari e di indirizzo realizzati attraverso il cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”*, con il “Programma nazionale per la gestione dei rifiuti” e con la “Strategia nazionale per l’economia circolare”.