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MERCATO ELETTRICO | 81 ARTICOLI

Il momento ideale per digitalizzare l’energia

In Italia contribuiscono attualmente alla produzione elettrica circa 850.000 impianti a fonte rinnovabile. Tra dieci anni saranno più di due milioni. Il 22% dell’intera produzione nazionale di energia elettrica proviene da impianti connessi alle reti di distribuzione. Tra dieci anni salirà al 40%. La diffusione dei sistemi di accumulo distribuiti, in abbinamento ad impianti a fonti rinnovabili non programmabili o aggregati in storage park, ridurrà, senza però eliminarla, la non programmabilità del sistema elettrico. Inoltre, se non adeguatamente governato, il contemporaneo rilascio di una parte cospicua dell’energia immagazzinata in una miriade di accumuli distribuiti potrebbe provocare un burn-out della rete.

Come hanno reagito i sistemi elettrici europei al lockdown?

Tra le diverse e variegate ripercussioni che il lockdown da poco concluso ha avuto sulla vita sociale ed economica dei maggiori paesi europei, vi sono senz’altro le ricadute sui rispettivi sistemi elettrici. Il tentativo di analisi cominciato la scorsa settimana sul blog della Rivista Energia si pone come scopo proprio quello di verificare gli effetti di breve periodo dello shock di domanda inferto dal lockdown sul funzionamento dei sistemi elettrici e dei mercati all’ingrosso. Siamo di fronte a uno stress test reale e quindi a un caso più unico che raro in economia.

Italia: nel sistema elettrico post-Covid più spazio per le rinnovabili

Il crollo della domanda elettrica connesso al lockdown italiano ha innescato un effetto domino che si è trasferito lungo il sistema: aumento della penetrazione delle rinnovabili, depressione dei prezzi, incremento dell’approvvigionamento di servizi di dispacciamento (non solo dagli impianti convenzionali). Di fatto, un’anticipazione di molti degli elementi che caratterizzano un sistema decarbonizzato.

Coronavirus: la Germania fa il pieno di rinnovabili ma non esulta

Ad aprile la crisi generata dalla diffusione del coronavirus ha sottoposto i sistemi elettrici di tutti i paesi europei a uno stress test non preventivato, fornendo interessante materiale di approfondimento per gli analisti. Il caso della Germania, in particolare, ha destato interesse per via della sua peculiarità. Se da un lato, infatti, il blocco di gran parte delle attività produttive ha determinato un calo della domanda di energia elettrica, e con essa un significativo calo delle emissioni di CO2, dall’altro, nello stesso arco di tempo l’avvicendarsi di giornate soleggiate e ventose ha determinato una marcata produzione di energia rinnovabile.

UK: l’elettricità alle prese con prezzi negativi e tariffe flessibili

Durante il lockdown imposto per contenere la diffusione della pandemia, il sistema elettrico britannico è stato interessato da una drastica riduzione dei consumi e da un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili che ha determinato prezzi negativi e posto l’accento sull’importanza di tariffe flessibili. Lato domanda, il fatto che una grossa porzione della popolazione sia dovuta rimanere a casa senza recarsi al lavoro ha determinato un aumento dei consumi domestici, anche se quest’ultimo è stato più che compensato dalla riduzione della domanda da parte di industria e servizi.

Il settore elettrico francese al tempo del Covid

L'epidemia da coronavirus e le conseguenti misure di contenimento hanno avuto un impatto significativo su tutti i sistemi elettrici europei, con un calo dei consumi e un crollo dei prezzi sul mercato all'ingrosso nel breve termine e tante incognite future. In Francia, alla riduzione dei ricavi per i produttori di elettricità si è aggiunto un nuovo braccio di ferro tra EDF e i suoi competitor. Sebbene gli arbitrati non siano ancora conclusi sembra ormai palese che la crisi assesterà un duro colpo al processo di liberalizzazione del settore elettrico attualmente allo studio che prevede la riforma dello statuto di EDF e l’accesso a prezzi regolamentati all’elettricità generata dalle centrali nucleari.

Storage elettrochimico: non possiamo più aspettare

Stiamo vivendo giorni difficili, un periodo di crisi sanitaria ed economica probabilmente senza precedenti che sta mettendo a dura prova gli equilibri economici e sociali a livello globale, anche per l’adozione di misure di contrasto alla diffusione della pandemia da Covid-19 che sta determinando pesanti effetti sul nostro tessuto industriale. Prima dell’emergenza molti Paesi avevano già intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile, convinti della necessità di salvaguardare il nostro Pianeta.

I sistemi di accumulo di energia: stato dell’arte e prospettive industriali

Rilevanti aspettative sono poste sullo sviluppo dei sistemi di accumulo di energia soprattutto nella direzione di offrire una valida soluzione alle problematiche tecnologiche connesse all’integrazione di quantità crescenti di energia da fonti rinnovabili variabili, nonché per la diffusione su larga scala della mobilità elettrica.

Le tecnologie di accumulo per le reti elettriche

L’energia elettrica è un vettore energetico che viene accumulato con difficoltà, specialmente se il tempo che intercorre tra l’accumulo e l’uso dell’energia diventa lungo. I sistemi di accumulo dell’energia elettrica sono suddivisi in base alla loro capacità di assicurare relativamente grandi potenze in breve tempo, o di assicurare la fornitura di energia per tempi più lunghi. Nelle applicazioni dei sistemi di accumulo alle reti elettriche, le diverse scale temporali e taglie richieste dai servizi di rete hanno portato allo sviluppo di diverse tecnologie, presentate nel seguito in base al tipo di servizio offerto.

Nessuno sconto sulle bollette: e adesso?

L’emergenza Covid-19 detta le regole della nuova quotidianità per il nostro Paese: è per far fronte a quella che ha recentemente assunto i caratteri di una pandemia globale che il Governo italiano ha varato nei giorni scorsi il decreto-legge c. d. “Cura Italia” (DL n. 18 del 17 marzo 2020). In particolare, l’articolato è primariamente volto a disegnare un insieme coeso e coerente di misure di sostegno a famiglie ed imprese, al fine di mitigare gli effetti economici dell’emergenza. Sono infatti molti i nuclei familiari e gli operatori di mercato costretti a pagare il prezzo altissimo in termini di (in-)sostenibilità socio-economica, oltre che sanitaria, della crisi.

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